Animali dell’impero

by Tomás Sánchez Bellocchio

Di mio padre sapevo soprattutto due cose. Che amava gli animali più di se stesso. E che vedeva il mondo attraverso di loro. Quando morì, non lasciò solo debiti da pagare, ma anche un mucchio di fogli disordinati, dedicati a me e a mia sorella. Passarono anni prima che li ricevessimo perché mamma pensava che fossimo troppo giovani. Negli ultimi tempi papà aveva perso la ragione, e almeno due terzi del contenuto non erano appropriati per ragazzi di tredici e quattordici anni. La realtà è che c’erano diverse parti in cui si riferiva a lei in modo crudele. Non fu così cinica da censurarle, tuttavia il giorno in cui ci consegnò quella bizzarra eredità ci ricordò lo stato in cui si trovava papà poco prima della fine. Read More

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Organizzazione di sopravvivenza

by Demond Blake

Nella fontana coi postumi della sbornia, mentre il sole è abbastanza alto da essere fastidioso ma non ancora caldo, mi stiracchio e penso a quando ti dicono che non dovresti donare il plasma se la sera prima hai bevuto. Se fosse davvero così, donazioni di plasma ce ne sarebbero davvero poche, credetemi. La maggior parte dei donatori sono persone del cui stile di vita quei rompicoglioni sono sicuro che non vogliano conoscere i dettagli. Io sono uno di quegli stronzi. Per lo meno questa settimana non ho tirato di coca, non che questo mi abbia mai impedito di andare a donare. Finché i valori di proteine e ferro nel sangue sono a posto, sembra che al centro donazioni se ne fottano. Cristo, quanto plasma di merda c’è in giro là fuori? Quanto del mio plasma di merda c’è in giro là fuori? Sono cose a cui probabilmente non dovrei pensare oggi. Read More

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10 carte

by Massimiliano Righetto

Se esce il Re di Denari me ne vado a casa: Fante di Spade. Meglio, non avevo nessuna voglia di tornare a casa. «Finiscila di girare le carte, mi fai paura» mi fa Bruno, poi attacca la tv «guarda che trasmissioni fanno» indicando l’angolo in alto verso il soffitto. Due persone distinte discutono una davanti all’altra di gatti e cani e di abitudini animalesche. Il conduttore sorride ora a una ora all’altra. «I gatti non mi piacciono» dice Bruno «sono individualisti e profittatori. Tu come la vedi?» Se esce il Re di Denari Bruno mi lascia in pace: Due di Coppe, solo Due di Coppe. Read More

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Ordinare cinese la vigilia di Natale

by Giuseppe Checchia e Francesco Poiana

Ordinare cinese, di Giuseppe Checchia e Francesco Poiana

Erano più o meno le sei di sera e io e Linda eravamo in salotto. Buddy sarebbe arrivato nel giro di un paio d’ore.
Linda aveva trascorso l’intera giornata a prepararsi per il grande evento. Aveva passato la cera sui pavimenti, acceso una moltitudine di candele profumate di cui io però non riuscivo a sentire l’odore, e perfino comprato un albero di Natale da mettere in salotto.
Il frigorifero era vuoto, ad esclusione di qualche scatola di nachos messicani ordinati chissà quando, riempii quindi un bicchiere dal rubinetto. Prima di bere guardai in controluce quell’acqua teoricamente potabile. La casa sarà stata pure nuova, ma le tubature erano vecchie.
Linda sbuffò.
«Che c’è?» chiesi. Read More

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Flora

by Elena Rui

A Riccardo, al suo diminutivo da bambino viziato, al suo giovanilismo ridicolo, ai suoi viaggi spirituali in terre lontane, descritti con umiltà esibita; alla sua retorica umanitaristica – smentita da uno smisurato egocentrismo – mi è capitato di augurare la morte. E mi sono persuasa, negli anni, che sia una prova irrefutabile che ci fu amore, che ce ne fu tanto e forte. Di quell’amore che non costruisce niente, perché l’amore non deve costruire e non possiede nessuna insita progettualità, neppure quando, per volontà o per capriccio del destino, si agglutina in un altro essere umano. Il nostro, per fortuna, non si agglutinò mai in nulla. Riccardo è diventato padre a un’età che oggi nessuno considera veneranda. Io niente, ventre secco, e forse anche questa è stata una fortuna: non ho la tempra accogliente della madre, non so offrire il mio corpo a tempo indeterminato, posso concederlo qualche ora a un uomo perché lo abiti e lo scuota, ma devo poter riprendermelo quando lo desidero, anche di punto in bianco, senza spiegazioni. Capitava spesso con Ricky, per una parola detta a sproposito o un gesto brusco – era la nostra specialità – e io mi alzavo e lo lasciavo disteso sul letto con il pene eretto, satiro frustrato e stizzito. Gli spigoli dell’uno combaciavano con le parti in carne viva dell’altro: due esseri nati per ferirsi. Read More

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Codice sconosciuto

by Federica Bordin

Effemeridi è la nuova rivista di inutile con la quale tenteremo di costruire, un pezzo dopo l’altro, un atlante dei primi anni 2000. In questa pagina ci sono tutte le informazioni pratiche per abbonarsi e i nomi di alcuni degli autori che ci hanno aiutato nell’impresa. Abbiamo pensato di farvi leggere un assaggio di quello che sarà Effemeridi, in modo che possiate capire se meritiamo la vostra fiducia: Codice sconosciuto è il numero zero, scritto da Federica Bordin. Potete anche scaricarlo, da questo link.

Se intavolare un discorso su Haneke con familiari, amici e conoscenti è ormai scientificamente provato essere la morte di ogni tipo di serata, o quantomeno la causa di uno di quei silenzi pesanti con gli occhi al fondo del bicchiere, figurarsi con che animo decido di parlarne nel numero zero di Effemeridi.
Il fatto è che Haneke spiega l’uomo all’uomo in un modo che non chiede pareri o particolari riflessioni: a guardarli bene, i suoi film sono molto semplici nel messaggio che vogliono mandare. Proprio per questo motivo arrivano allo stomaco così velocemente che manco ti rendi conto di cosa ti abbia colpito; hai solo un dolore sordo al petto e una gran voglia di stare in silenzio per un po’. Read More

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Il ragno

by Ilaria Vajngerl

Tre cose non sopportava di sua moglie: come gli trovasse sempre qualcosa da fare quando si stendeva sul divano a guardare il ciclismo, il bordo dei mutandoni che spuntava dai jeans quando si piegava, il neo che le era cresciuto vicino al seno e che con gli anni non smetteva di ingrandirsi.
All’inizio era un puntino piccolo, quando sua moglie metteva le camicette scollate gli occhi degli uomini si posavano a guardarlo. Era sistemato proprio là dove il petto cominciava a dividersi diventando più morbido, nel taglio tra i seni bianchi. Anche Edoardo l’aveva fissato a lungo quando sua moglie non era ancora sua moglie, ma soltanto Alice. Gli sembrava una briciola e aveva avuto voglia di levarla, premendoci sopra l’indice come faceva da bambino quando infilava le monete dentro la fessura del salvadanaio.
Quando si erano fidanzati le aveva regalato una catenina con un brillante sfacciato, così la gente guardava la pietra invece che esser rapita da ciò che era diventato suo e suo soltanto. Prima di essere sua moglie Alice era stata la sua fidanzata, uscivano tutte le sere, sceglievano un bar e stavano a baciarsi quando i camerieri badavano alle spine. Poi un giorno il padre di Alice le aveva comprato un appartamento, un attico grazioso di settanta metri quadri. Avevano portato un frigo, l’avevano riempito con la loro prima spesa (soprattutto affettati e budini al cioccolato) e avevano cominciato a convivere. Read More

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Il mio Frank

by Massimiliano Righetto

Prima di tutto bisogna dire che eravamo felici e che di solito questa cosa aiuta non poco. In quegli anni gestivo un cosiddetto “Frank”. Un Frank è un modo per definire quei chioschi ambulanti e stazionari allo stesso tempo, quelle piccole roulotte posizionate negli anfratti delle statali, dove si fanno saltare alla piastra salsicce, wurstel, si friggono patatine lordate di olio, si piastrano verdure, insomma quei paninari che rimangono aperti tutta la notte, dove si ritrovano i nottambuli del fine settimana. Read More

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Mia madre era una persona educata

by Carmine Bussone

Un incostante bisogno di tragedia. Desiderare che il destino prenda a schiaffi la mia vita con le sue mani pesanti e poi ritrovarsi a non riuscire a gestire la cosa. Il fatto di essere sempre stato protetto, corretto e tenuto lontano dalle difficoltà di qualunque genere, non mi ha mai aiutato. Mia madre, quando tentavo di tagliare una torta a tavola, mi toglieva il coltello dalle mani e lo faceva lei al mio posto.
Speravo con tutte le mie forze che quella giostra sulla quale ero seduto deragliasse dai suoi binari e mi facesse capire quanto fossi capace di far fronte alle difficoltà che mi si ponevano davanti. Puntualmente, però, come per ogni persona immeritevole, bastava un mal di denti improvviso o un rifiuto da parte di una donna a gettarmi nello sconforto.
Non ho saputo gestire neanche l’ennesimo silenzio di Laura. Quando stava rincasando, l’ho sentita parlare con la vicina che faceva battute sulla puzza di curry che si sente dalle sette di mattina sul pianerottolo. Rideva. Finché la porta non si è chiusa e tutto si è spento, come avrebbe fatto il più tragico degli interruttori.
Elena, invece, rideva tantissimo. Nonostante la sua solitudine, il suo aspetto trasandato e il suo naso grande su un volto poco aggraziato. Al lavoro la evitavano tutti tranne me. Read More

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