Boomerang

by Ilaria Vajngerl

Il campo bagnava le scarpe a chi lo calpestava. Io e mio padre mettevamo gli stivali di gomma, quando tornavamo a casa dimenticavamo di toglierli, così il campo entrava in cucina a sporcare di terra il pavimento pulito. Mia madre prendeva la scopa e sbatteva le porte.

Nei reggiseni di mia madre ci stavano sei arance, tre da una parte e tre dall’altra, o  quattro paia di calzini di lana, due da una parte e due dall’altra. Le chiedevo, posso provare il tuo reggiseno? e lei mi rispondeva di sì, basta che poi lo rimetti nel cassetto. Read More

j j j

Noi che (d’inverno) ci diciamo tutto

by Marta Santomauro (parole) e Federica Iaccio (ago e filo)

Io e l’amica-mia eravamo un UNO, eravamo Noi.

Al ginnasio c’erano pure le amiche-altre, ma quelle poi se ne sono andate, che la vita si sa come fa, è matematica. Se sbagli un calcolo salta tutto.

1+1=UNO

Una volta eravamo un cinque.

UNO+1+1+1=5

Read More

j j j

Bianca

by Ilaria Tagliaferri

Nel dicembre 1996 Bianca aveva venti anni e partì per la Croazia, aggregandosi a un gruppo di ragazzi che non conosceva affatto. Lo scopo del viaggio era portare pacchi umanitari agli abitanti di Knin, una città sul fiume Cherca. Decise di partire all’improvviso, anche se da sempre temeva il pensiero di passare del tempo con degli sconosciuti. Glielo aveva proposto Serena, una ragazza che aveva conosciuto a lezione di letteratura italiana all’università. Serena portava gonne colorate, i capelli lunghi e opachi, era timida e gentile. Di solito Bianca era spaventata da quelli come lei, dagli alternativi. La innervosivano. Spavaldi, incazzati a qualsiasi ora del giorno, con gli occhi semichiusi per il sonno e il fumo, gli alternativi erano sicuri di sé, insofferenti a tutto. E colti. O almeno, ci tenevano a mostrarsi colti. Read More

j j j

La Volvo rossa

by Leonardo Mazzeo

Giorgio non aveva intenzione di sposare Federica. Si erano fidanzati ai tempi del liceo, la loro storia era andata avanti per anni. Poi venne il giorno del matrimonio.
Giorgio arrivò per primo, anticipò invitati e prete. Passeggiava esaminandosi il completo. La giacca gli stava un po’ larga, i pantaloni erano retti da una cinta di cuoio nero e cadevano con precisione sulle scarpe nere e lucide. Read More

j j j

Bruciature di sigaretta

by Barbara Bedin

Ci sono lavori che scegli, altri capitano.
In certi precipiti per caso, impari l’arte di rattoppare le ali mentre buchi l’atmosfera e, dopo, voli più leggero. Da qualcuno fuggi, o cerchi di fuggire, quando inizia a mangiarti dentro i sogni, mordendoti la dignità, un boccone per volta.
Alla domanda: Cosa vorresti fare?, Sofia non aveva mai saputo rispondere con decisione, la scelta cadeva con la casualità della pallina nella roulette e, quando si fermava, scopriva di aver puntato le fiches da un’altra parte. Aveva sempre saputo, invece, quello che non avrebbe voluto fare. Ragionava per sottrazioni, togliendo dall’universo delle possibilità le stelle che brillavano di meno. Read More

j j j

Distributore di benzina

by Elena R. Marino

È arrivato dal buio e la prima cosa che mi ha detto è stata: guido io. Sono riuscita a riassorbirmi veloce nell’abitacolo e a incapsularmi nella poltroncina del guidatore con le mani ben ferme sul volante. Ho acceso, si è illuminato il cruscotto e ho ingranato la marcia.
No, non è vero: invece le mani mi tremavano. Come all’esame di guida. Però sono rimasta attaccata al volante, mi reggevo così.
«Sali» gli ho detto.
Mi ha guardato strano, ma è salito. Read More

j j j

Destinatario non pervenuto

by Matilde Quarti

Ogni passo di Cosimo lascia sull’erba una chiazza scura, cammina guardandosi le punte dei piedi, come un pirata che misura le distanze alla ricerca di un tesoro nascosto. Lara lo segue poco da presso, con le braccia conserte e le guance tirate per il freddo. Hanno quattordici anni, in futuro Cosimo salirà a Milano per lavorare nella ditta di costruzioni di uno zio e Lara resterà in Toscana, a fare la maestra d’asilo. Ma si tratta di un’altra vita e adesso hanno solo quattordici anni e dei vestiti fuori della loro misura, troppo larghi lui, troppo stretti lei. Sembrano trovare un senso solo uno accanto all’altra, incompatibili con il resto del paesaggio. Read More

j j j

E venne il giorno degli uomini bob

by Alessandro Milanese

Dovete ricordare sempre che nel bob le ossa non si rompono.
No, no… si sbriciolano!

(Cool runnings: quattro sottozero)

Era da poco scoccata la mezzanotte del giorno del suo compleanno, quando cominciò il sogno.
Una meravigliosa città immaginaria con stupendi palazzi dell’800, portici perfetti e ciottolato ovunque. Vie strette e ripide illuminate a giorno da lampade grosse come automobili sospese in aria.
Ci era abituato. Sogni sfarzosi alla fine di giorni modesti. Ma questo, fin da subito, gli era sembrato diverso.
Camminando come in un videogioco sparatutto alla ricerca di bersagli aveva incontrato una vecchia fiamma, elegante in un tailleur nero, che mano nella mano del suo compagno sostava immobile nel bel mezzo di una piazza regale che ai quattro lati vantava altrettante chiese maestose. Read More

j j j

Laurel & Hardy, ovvero la sublime arte della solitudine

by Vincenzo Liguori

La solitudine cui Stan Laurel aspirava nell’ultimo periodo della sua vita era quanto di più vicino a una perfetta forma d’arte, mi disse il suo amico Oliver Hardy qualche anno prima di morire, quando io ero alla ricerca di notizie sul mondo dei vecchi attori americani e sugli aspetti sociologici della comicità per la mia tesi di dottorato. Read More

j j j

Martina e Martina

by Gianni Papa

Quando ricevetti la telefonata angosciata di Martina, ero nel bel mezzo di una discussione accesa con Martina, mia moglie. Lei era lì che mi lanciava pentole, gridando sempre più forte, come sanno gridare solo le donne, e l’omonima piangeva nel telefono. Una piangeva e l’altra gridava, con la lavastoviglie aperta e i proiettili a portata di mano.
Così come uno vince al Superenalotto per una coincidenza incredibile, o incontra a Timbuctù, nella stagione delle piogge, un compagno delle elementari di Caserta, così a me è capitato, e continua a capitare, di stringere rapporti – di qualunque tipo siano – solo con donne che si chiamano Martina. Rapporti in senso ampio ed elastico: bambine che si fermano per tirarmi la barba al parco, vecchiette che scambiano due parole sul tempo, rare ragazze che ci stanno, commercianti, commercialiste, avvocati, professoresse, suore. Read More

j j j