Teo

by Roberta Garavaglia

Teo si posizionava sempre in difesa e quando chiamava un fallo si accasciava a terra e ci faceva perdere un sacco di tempo. Lo chiamavano Frigna e potete immaginare il perché. A me però veniva sempre voglia di mettermici vicino, di guardargli la nuca dove i capelli erano cortissimi. Read More

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L’amore ci distruggerà

by Alfonso Maria Petrosino

Farfalle nello stomaco
e nel cervello frane,
lunghissimi ed obliqui
rintocchi di campane,
eppure non ci sono campanili qui.
S’affanna il cuore e fa
esplodere lo sterno:
la sensazione effimera
del sentimento eterno. Read More

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Il pinguino di Trieste

by Francesco La Rocca

Nazarena Furlan amava i bagni d’aria, aveva iniziato poco più che maggiorenne, quando davanti la sua finestra c’era solo il mare. All’età di diciotto anni era andata controvoglia dal medico di famiglia, per la prima e unica volta nella sua vita, affranta da terribili problemi epidermici. La sua pelle era così sensibile da non poter sopportare il tocco delle lenzuola: né in lino né tantomeno di cotone. La ragazza lo aveva supplicato di trovare una soluzione per questa terribile condizione, che le rendeva la vita così solitaria. Read More

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Villini

by Simone Marcelli

In estate i due ulivi del giardino che trovavi bruttissimi sono morti. Si sono seccati quasi da un giorno all’altro e tu eri sicuro che qualcuno ci ha buttato una gran quantità di diserbante, perché due grossi ulivi non muoiono così. I tuoi genitori un giorno si svegliano e trovano questi due ulivi secchi, e tu pronto hai detto loro: deve essere qualche parassita della pianta! Se avessi reso manifesto il tuo vero sospetto, tua madre ti avrebbe dato la colpa: sapeva che quegli ulivi li trovavi davvero brutti e che in passato hai ucciso un’ortensia, che trovavi altrettanto brutta, con il detersivo. Read More

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Dai buchi, a intermittenza

by Simone Marcelli

Quando si fanno le prove di flauto tutti insieme in classe, Ludovico, fai finta di suonare: schiacci le dita sui buchi e muovi la testa per accompagnare il suono degli altri. Fai così anche al concerto di Natale e a quello alla casa di riposo. Il professore non se ne accorge, ma una volta al mese interroga gli studenti, cioè vi fa alzare in piedi uno per uno davanti a tutti e fa suonare a ciascuno un pezzo davanti alla classe. Tu fai degli acuti e tutti ridacchiano, ti tremano le dita sui buchi. Il professore ti dice non ci siamo, terribile, farai fare a tutti una figura di merda al concerto, tu dovresti chiedere scusa alla classe. Batte i piedi a terra e le mani alla lavagna e alza un polverone di gesso, si asciuga la saliva dalle labbra e poi passa oltre, e dice la stessa cosa anche ad altri, e fa le stesse cose dopo. Read More

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Ci vuole poco che diventa una linea

by Simone Marcelli

È un’Opel Astra grigia nella serpentina, motore spento, in fila con molte altre. Gli sportelli sono aperti e dentro ci entra l’aria calda dell’asfalto nero, steso da poco, l’aria calda delle ciminiere, dei traghetti già accesi, della lamiera bianca con le balene e le scritte blu. Molte gambe penzolano fuori dalle vetture, nude. C’è della gente che nell’attesa esce dalle auto e si stiracchia, con gli occhi stretti per il sole. Qualche schiamazzo dei parcheggiatori, l’odore del carburante e quello del tonno dei tramezzini del pranzo, in fila sulla banchina. Questo tramezzino sa di benzina, dici a tua madre. Due macchine più in là un’autoradio manda una canzone d’estate, o la telecronaca del calcio.
Le case basse di Olbia dopo poco non sono più scalcinate. Ci vuole poco che le case basse diventino la linea della banchina, e la terra in lontananza. Read More

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Mimì

by Andrea Donaera

Militant men in peaceful times attack themselves.

[Mayhem, The Vortex Void of Humanity]

1.

Mimì pensa che li ammazza tutti, se non se ne vanno, tutti, se non se ne vanno da lì, se non lo lasciano da solo in quella sala, li ammazza tutti, in quella sala, in quella sala dove è tutto umido, in quella sala, tutto umido, i vestiti, la pelle, i mobili pure, umidi, in quella sala, tutto umido, in quella sala dove c’erano stati momenti belli, solo momenti belli, serate di carte e vino, gli amici, i parenti, discorsi, progetti, risate, le donne di là a dormire, decine di serate, in quella sala, in quella sala che la si apriva solamente per le serate, quella sala, e ora, invece, ora, in quella sala, tutto umido, e una bara chiusa, sedie attorno, tutto umido, tutti sudano, tutte le donne sedute, tutte che si fanno aria con i ventagli, i maschi in piedi vanno e vengono, tutti sudano, le tazze di caffè, un odore insopportabile, in quella sala, Read More

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I pomodori di Mr. Sanderson

by Letizia Lipari

Badante suona male. Preferisco presentarmi così: «Piacere, mi chiamo Margherita e sono la governante italiana del signor Sanderson». In inglese suonerebbe più o meno: «Hi, I’m Margherita, the Italian housekeeper of Mr. Sanderson». I miei compiti come governante comprendono:

  • tenere pulita la casa
  • preparare i pasti
  • fare il bucato
  • tagliare le unghie dei piedi di Mr. Sanderson
  • potare i meli di Mr. Sanderson
  • accompagnare Mr. Sanderson all’officina a guardare riparare le macchine
  • leggere ad alta voce i sottotitoli dei film stranieri per Mr. Sanderson Read More
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Inverno senza neve

by Elisabetta Ceroni

«Certo che se nevicasse sarebbe tutto diverso.»
Alzo lo sguardo dal mio piatto di minestra, la mano ferma a mezz’aria con il cucchiaio che gocciola.
«Cosa dovrebbe esserci, di diverso? A parte il pullman che ci mette mezz’ora in più, come se adesso…»
Mia madre ricambia il mio sguardo e sbuffa, si alza da tavola e porta il suo piatto vuoto nel lavabo.
«Va beh, Pietro, certo che ragionare già così alla tua età, con questo cinismo!» esclama, tornando a sedersi. Allunga una mano verso il pane, ne strappa un pezzo. Read More

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Boomerang

by Ilaria Vajngerl

Il campo bagnava le scarpe a chi lo calpestava. Io e mio padre mettevamo gli stivali di gomma, quando tornavamo a casa dimenticavamo di toglierli, così il campo entrava in cucina a sporcare di terra il pavimento pulito. Mia madre prendeva la scopa e sbatteva le porte.

Nei reggiseni di mia madre ci stavano sei arance, tre da una parte e tre dall’altra, o  quattro paia di calzini di lana, due da una parte e due dall’altra. Le chiedevo, posso provare il tuo reggiseno? e lei mi rispondeva di sì, basta che poi lo rimetti nel cassetto. Read More

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