E venne il giorno degli uomini bob

by Alessandro Milanese

Dovete ricordare sempre che nel bob le ossa non si rompono.
No, no… si sbriciolano!

(Cool runnings: quattro sottozero)

Era da poco scoccata la mezzanotte del giorno del suo compleanno, quando cominciò il sogno.
Una meravigliosa città immaginaria con stupendi palazzi dell’800, portici perfetti e ciottolato ovunque. Vie strette e ripide illuminate a giorno da lampade grosse come automobili sospese in aria.
Ci era abituato. Sogni sfarzosi alla fine di giorni modesti. Ma questo, fin da subito, gli era sembrato diverso.
Camminando come in un videogioco sparatutto alla ricerca di bersagli aveva incontrato una vecchia fiamma, elegante in un tailleur nero, che mano nella mano del suo compagno sostava immobile nel bel mezzo di una piazza regale che ai quattro lati vantava altrettante chiese maestose. Read More

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Laurel & Hardy, ovvero la sublime arte della solitudine

by Vincenzo Liguori

La solitudine cui Stan Laurel aspirava nell’ultimo periodo della sua vita era quanto di più vicino a una perfetta forma d’arte, mi disse il suo amico Oliver Hardy qualche anno prima di morire, quando io ero alla ricerca di notizie sul mondo dei vecchi attori americani e sugli aspetti sociologici della comicità per la mia tesi di dottorato. Read More

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Martina e Martina

by Gianni Papa

Quando ricevetti la telefonata angosciata di Martina, ero nel bel mezzo di una discussione accesa con Martina, mia moglie. Lei era lì che mi lanciava pentole, gridando sempre più forte, come sanno gridare solo le donne, e l’omonima piangeva nel telefono. Una piangeva e l’altra gridava, con la lavastoviglie aperta e i proiettili a portata di mano.
Così come uno vince al Superenalotto per una coincidenza incredibile, o incontra a Timbuctù, nella stagione delle piogge, un compagno delle elementari di Caserta, così a me è capitato, e continua a capitare, di stringere rapporti – di qualunque tipo siano – solo con donne che si chiamano Martina. Rapporti in senso ampio ed elastico: bambine che si fermano per tirarmi la barba al parco, vecchiette che scambiano due parole sul tempo, rare ragazze che ci stanno, commercianti, commercialiste, avvocati, professoresse, suore. Read More

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Se mi lasci fare, vale

by Sara Mariotti

Mentre Julio Iglesias canta la valigia sul letto, quella di un lungo viaggio, nello zaino ho buttato qualche cianfrusaglia, un paio di cambi, il dentifricio e lo spazzolino da denti. Il mio piccolo bagaglio occupa una sedia, è floscio, ripiegato su sé stesso, sembra pronto per essere riempito, invece è pronto. Read More

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Cuba, qué linda

by Claudio Magliulo

Il pulmino degli italiani è in ritardo.
Non so esattamente di quanto, perché non ho un orologio da polso – nessuno ce l’ha, a parte il direttore-, ma penso che siano circa quaranta minuti, forse di più.
Dall’aeroporto di Holguín a qui ci vuole circa un’ora, ma dio sa cosa può capitare lungo la strada, con la confusione di questi giorni.
Fidel è morto. Read More

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Angolo retto

by Mimma Rapicano

Non avevo mai visto un uomo fissare per ore un punto imprecisato davanti a sé con la stessa intensità del vecchio nella casa di fronte.
Dalla mia stanza posso vedere la sua camera da letto dove trascorre la maggior parte della giornata. Read More

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Chi le cura le bouganville?

by Marianna Crasto

Ecco le due cose che più mi piacciono al mondo: come fa l’amore e come chiude gli occhi ai morti.
È un peccato che quest’ultima faccenda l’abbia scoperta solo adesso. Anni insieme e il meglio doveva ancora arrivare.
«Credevo fosse un gesto consumato nel significato da serie tv poliziesche mandate in onda a rotazione» vorrei dirgli. Ma non mi esce, figuriamoci. Una sottile riflessione sulla produzione seriale contemporanea in un momento così. Posso solo stare ferma in un angolo a guardare la Madonna.
Muore così Ciro Aiello, agente immobiliare. Sotto un’edicola sacra contenente una Madonna in terracotta soffocata da corone di fiorelloni di plastica. Questo ragazzo sembra un bambolotto, rigido e snodato allo stesso tempo, seduto con la schiena diritta e le suole delle scarpe rivolte verso di noi. Read More

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Canicola

by Bianca Bertazzi & Benedetta C. Vialli

Marco Eugenio ha tredici anni e parla poco. Quando è nato, in una città coperta di pioggia, i suoi genitori avevano in testa un altro nome, così Marco nacque come Eugenio, Eugenio Sirmioni. Dopo un paio di giorni, a furia di ripetere Eugenio tutto il tempo, sua madre si era scocciata, aveva disteso le gambe gonfie di stanchezza sul divano decidendo che Eugenio si sarebbe chiamato Marco, Marco Sirmioni. Read More

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Aria condizionata

by Carmine Bussone

La prova che tutto stesse andando uno schifo era il gusto di calcare che aveva il caffè. Ad ogni sorso, Luciana faceva una smorfia di contrizione e poi lo buttava giù, contro ogni istinto di sputarlo per terra.
Quando la vita sta andando a puttane, inizi ad assaporare nei dettagli tutti i sedimenti e le impurità che ne fanno parte. Che siano incrostate dentro la tua anima o nei tubi del tuo lavandino, la cosa fa poca differenza.
Roberta, la sera prima, l’aveva lasciata al telefono con “fammi fare qualche telefonata domattina, vedrai che qualcosa la troviamo”. Read More

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