Attraversare l’Acheronte

by Andrea Siviero

Adesso non è neppure sicuro di essere sveglio. È difficile, certe volte la veglia e il sogno finiscono per confondersi, e lui non capisce più quale lato sia la realtà. Comunque quella scena è la stessa del racconto di José Emilio Pacheco, questo gli è chiaro. Sono le cinque di una domenica pomeriggio ed è seduto al tavolo di un bar. Ha appena smesso di piovere, l’aria è ancora gravida di umidità e qualche raggio di sole attraversa le nuvole. Read More

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Tutto il tempo del mondo

by Miguel Ángel Torres Vitolas

Una mattina

Si svegliò. Guardò sconsolato la mattina gonfia nella stanza e l’imprecisione dei mobili chiari e cremosi. Il lenzuolo era caduto a terra, aggrovigliandosi con il copriletto. La prima cosa che vide alzandosi furono le sue gambe magre e pelose e le dita corte dei piedi, che mosse come in un assurdo spettacolo di marionette. La luce appariva fragile e indecisa attraverso le tende che aveva chiuso male, e che prontamente andò a spostare per aprire la finestra. Read More

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Microeconomia

by Andrea Verde

La Chiarina aveva già convinto suo papà a lasciare sempre sul bancone un piattino di patatine gratis per i clienti, come fanno nei locali di Rimini, aveva detto, per far venir sete e invogliare ad ordinare una coca invece che il caffè. Il bar Paradiso su corso XX Settembre non ha mai avuto così tanti tipi di patatine in vendita. C’è sempre stato un espositore di metallo tra il bancone e la porta a soffietto del ripostiglio, uno di quelli che i fabbricanti regalano ai gestori di bar, con la loro marca in cima e tanti gancetti. La Chiarina cambia la disposizione ogni giorno. Dice che bisogna mantenere vivo l’interesse del cliente e diversificare l’offerta. Read More

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I figli dei figli dei gatti di Hemingway

by Cristian Marmo

I figli dei figli dei gatti di Hemingway vivono nella casa-museo dello scrittore americano a Key West, in Florida. Ogni mattina un inserviente del comune porta loro crema di latte di capra, vongole veraci grandi come albicocche o battuta di vitello, a seconda del giorno e delle loro esigenze alimentari. Quando l’inserviente invita degli ospiti nel loro appartamento, cosa che gli sarebbe vietata, questi cominciano ad accarezzarli e a pronunciare loro parole al miele. Ma i figli dei figli dei gatti di Hemingway non amano questo tipo di vita agiata, né tantomeno tutte quelle smancerie che la gente comune dedica agli animali d’appartamento. Read More

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Mezzaluna fertile

by Marta Cai

Nell’estate del 1983 la mia unica gioia fu l’ascolto di A kiss in the dreamhouse. L’anno prima io e miei amici l’avevamo rinnegato, ci eravamo quasi offesi. Cos’era successo a Siouxsie? Cos’era quella roba quasi psichedelica, quasi pop? Cosa ne sarebbe stato del punk, del post-punk e della nostra stessa vita? Ma nell’estate del 1983 cambiai idea e quel disco mi fu compagno nella discesa agli inferi della mia consunzione d’amore. Read More

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Breve relazione a proposito dei tetti spioventi e di altre peculiarità botaniche della nostra regione

by Dario De Marco

Se una retta taglia altre due rette determinando dallo stesso lato angoli interni la cui somma è minore di quella di due angoli retti, prolungando indefinitamente le due rette, esse si incontreranno dalla parte dove la somma dei due angoli è minore di due angoli retti. (Euclide)

Cherteston (…) immagina che ai confini orientali del mondo vi sia un albero che è più e meno di un albero, e ai confini occidentali una torre, la cui sola architettura è malvagia. (Jorge Luis Borges)

 

Nella nostra terra i tetti delle case sono talmente spioventi da essere quasi verticali. Curiosa coincidenza, tanto nel nostro idioma quanto nel vostro il termine “spiovente” deriva da “pioggia”, ma è per fare fronte ad altro genere di precipitazione atmosferica che questi tetti sono nati: la soffice, incorporea, eppure massiccia, pericolosamente pesante, fantastica neve.
L’estensore del presente rapporto – e dio solo sa quanto mi costa dovermi esprimere in prima persona, essendo la modestia connaturata alla mia personale indole come alla nostra cultura di gente schiva – l’estensore ha avuto un privilegio raro: solcare i mari e calpestare terre lontane, possibilità negata alla maggior parte della gente nata qui. Read More

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La pausa pranzo

by Giorgio D.

È quasi ora di pranzo e io me ne sto nel retro dell’officina. Gabriele è andato a prendere i panini; aspetto che torni e intanto me ne sto tranquillo sullo sgabello. Sono lì che do un’occhiata al giornale ed ecco che vedo entrare in officina un tizio vestito da giocatore di basket. Indossa un paio di pantaloncini larghi, di colore viola, e una canotta grigia, larga anch’essa. Lo guardo distrattamente, giusto il tempo di accorgermi che in mano ha un pallone leggero, tipo Supertele, mezzo sgonfio e rovinato.
Dica pure, gli faccio. Read More

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Vite

by Francesco Bolognesi

Tutti i giorni, dopo scuola, io e mio fratello mangiavamo assieme. Mia madre non lavorava da un po’ quindi ci cucinava lei la pasta o quello che era. Di solito mentre pranzavamo si guardava la televisione, i cartoni animati perché piacciono a me. A volte, quando c’era anche nostro padre, ci toccava guardare il telegiornale. E a me fa schifo, mi rompo subito. Una volta mio fratello ha trovato una piccola vite nella pasta. Cioè si è messo in bocca due maccheroni e c’era questa piccola vite. Per fortuna non si è rotto nessun dente. La mamma ha detto che poteva essere della custodia del grana, ma noi le abbiamo detto che non c’era nessuna vite nella custodia del grana. Sembrava una di quelle piccole viti da occhiali, ma mia madre non porta gli occhiali, ed è stata lei a cucinare. Mio fratello ci è rimasto un po’ male, poi non ci ha più pensato. Read More

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La coppia

by Bianca Bertazzi

Sul treno fa un freddo cane. Andiamo velocissimi, tagliamo tutte le campagne arse dal sole, interi campi bruni di calore. Oltre il finestrino ogni tanto compaiono degli alberi, appaiono rapidi e sfumano improvvisamente il paesaggio. Vado verso il mare e mi sembra di scappare, chiudere gli occhi per sentire i miei passi veloci, mentre sono col cuore immobile su questo sedile. Mi pare di lasciare alle spalle qualcosa, abbandonarlo temporaneamente come si fa ogni giorno col proprio letto, col senso del ritorno sulle mani. Prima di partire compatto tutto dentro la valigia, schiaccio le mutande insieme alle magliette, le scarpe affianco ai trucchi, cerco la misura esatta di ogni cosa.
Da quando conosco Federico, partire ha la brevità di un attimo. Ci vediamo a metà strada, ci incontriamo con la fretta impressa negli occhi, in qualche piccolo albergo della Riviera ligure. Anche oggi faremo così, ruberemo il tempo che resta, lui con la sua camicia ordinaria, io con un paio di scarpe scomode e belle. Read More

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