Pali

by Joseph Aguilar

Lo vidi per la prima volta dalla finestra. C’era un palo nel vialetto, alto e lucente sotto il sole del mattino. Era comparso durante la notte. Le api del nostro distretto di ricerca erano già state fatte uscire. Gli sciami ruotavano tutto intorno alla casa e le api tintinnavano sulle finestre, tambureggiavano all’interno dei rivestimenti laterali e ribollivano nelle grondaie. Mia moglie Sandi stava dormendo in camera sua e lo stesso stavano facendo Syd e Jacob, il fratello di Sandi, che molto probabilmente era mezzo nudo sul divano giù da basso. Lui si occupava di potare gli alberi dove si erano formati gli alveari e aveva visto qualcuno cadere e morire al lavoro, quindi aveva mollato tutto per venire qui e passare del tempo con la sorella. Read More

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Inseguimento a piedi con richiesta di confessione

by Angelo Calvisi

Mi svegliai, mi guardai allo specchio, mi lavai, poi mi preparai il caffellatte e lo bevvi affacciato alla finestra della cucina. Cominciai ad osservare gli studenti all’ingresso del liceo scientifico intitolato a Giuseppe Cesare Abba che sorgeva proprio davanti al mio palazzo. Dalla finestra della cucina potevo controllare i movimenti di tutti, mi sembrava di conoscere gli studenti uno per uno. Erano in fibrillazione. C’era lo sciopero proclamato dal sindacato dei metalmeccanici a cui i ragazzi avevano deciso di aderire. Mi venne in mente che quando andavo a scuola il mio interesse principale era il cibo, ero infelice e grasso, amavo i salumi e i carboidrati e trascorrevo le giornate stravaccato sul letto. Chissà perché quei pensieri mentre all’ingresso del liceo scientifico il clima si stava surriscaldando. Read More

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Più tardi di quanto pensi

by Fritz Leiber

E questo è l’ultimo appuntamento estivo con la fantascienza, qui su inutile. Noi ci siamo divertiti a giocare il luogo comune che ci vuole spalmati in spiaggia a leggere cose leggere: speriamo anche voi!
Massimo De Santo, il nostro meraviglioso Cylon Prof, ci ha spiegato così la sua scelta del racconto:

Fritz Leiber usa la penna come un grande pittore usa il pennello. Piccoli tocchi delicati che si compongono in un grande affresco. Dopo esservi gustati questo breve racconto, nel quale le eterne domande “siamo soli nell’Universo?”, “ci sono altre intelligenze con le quali incontrarci?” trovano una risposta inaspettata, correte a leggere il suo capolavoro «Il Grande Tempo» e le spassose avventure di Fafhrd e del Gray Mouser.


Era ovvio che lo studio dell’Archeologo apparteneva ad un’era enormemente distante da oggi. Somiglianze familiari qua e là non facevano che acuire la sensazione di trovarsi in un luogo alieno. La luce del sole che filtrava attraverso le finestre sul soffitto balenava pallida e verdastra, amplificata dalla radiazione di un qualche materiale brillante che impregnava i muri e i pavimenti. Persino l’ampio scrittoio e il largo poggiapiedi emanavano un riverbero riposante. Sopra il primo erano sparpagliate tavolette di cera con il dorso di metallo, stilo, e un paio di grandi occhiali dalla forma insolita. Le librerie stracolme non erano particolarmente curiose, ma i libri erano rilegati in metallo e le iscrizioni sulle coste sarebbero apparse del tutto oscure al più erudito dei linguisti moderni. Read More

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Fai una domanda assurda

by Robert Sheckley

Terzo racconto di fantascienza selezionato dal nostro Cylon Prof, aka Massimo De Santo, colonna portante di Fantascientificast.

Ho sempre amato Robert Sheckley. Perché il suo scrivere è arguto e sorprendente, le sue storie folli e affascinanti. E perché ha esplorato con fine ironia un lato affascinante del nostro essere umani: l’impressione di avere a che fare con qualcosa che non capiamo, in questo universo.
In «Fai una domanda assurda», seguitelo in questa carrellata affascinante, quasi filosofica, sull’impossibilità di conoscere la vera natura delle cose.


Il Risponditore era stato costruito per durare finché fosse stato necessario, ovvero piuttosto a lungo, stando a come certe razze giudicano il tempo, o per poco, secondo altre. Ma per il Risponditore, era quanto bastava.

Quanto a dimensioni, il Risponditore era largo per alcuni e piccolo per altri. Poteva apparire complesso, sebbene alcuni trovassero che fosse davvero molto semplice.

Il Risponditore sapeva di essere come doveva essere. Al di sopra e al di là di tutto, lui era Il Risponditore. Lui Sapeva.

Della razza che l’aveva costruito, meglio parlarne il meno possibile. Anche loro Sapevano, ma non dissero mai se trovassero quel sapere piacevole.

Costruirono il Risponditore come un servizio per le razze meno sofisticate, e se ne andarono via in un modo eccezionale. Dove andarono, lo sa solo il Risponditore.

Perché il Risponditore conosce tutto. Read More

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I doni dei Terrestri

by Frederic Brown

Un nuovo racconto di fantascienza selezionato dal grande Cylon Prof, aka Massimo De Santo.

Frederic Brown è stato un maestro del racconto “corto e potente come un colpo di Karate”, per dirla alla De Crescenzo. Tra l’altro, ha scritto la «Prolegomeni ad ogni futuro racconto che voglia dirsi di fantascienza», il glorioso Assurdo Universo (e se non l’avete letto, correte a procurarvene una copia!).
In questo «I doni dei Terrestri», ci mostra ancora una volta che la Legge di Murphy è una delle costanti dell’Universo…


Dhar Ry se ne stava seduto da solo nella sua stanza, meditando. Avvertì un’onda di pensiero provenire dall’esterno, l’equivalente di una bussata, e gettando un’occhiata alla porta, volle che si aprisse.

La porta si aprì. «Entra, amico mio» disse. Avrebbe potuto comunicare l’idea telepaticamente, ma con due sole persone presenti, parlare era più cortese.

Ejon Khee entrò. «Stanotte sei ancora sveglio così tardi, mia guida» disse.

«Sì, Khee. Il razzo dei terrestri dovrebbe atterrare tra un’ora, e voglio vederlo. Sì, so che atterrerà a mille miglia da qui, se i loro calcoli sono corretti. Oltre l’orizzonte. Anche se dovesse atterrare lontano due volte la distanza stimata, il lampo dell’esplosione atomica dovrebbe comunque essere visibile. E ho aspettato a lungo il primo contatto. Perché, anche se non ci sarà nessun terrestre a bordo, si tratta comunque del primo contatto – per loro. Certo, sono secoli ormai che la nostra squadra telepatica legge le loro menti, ma questo sarà il primo contatto fisico tra Marte e la Terra.» Read More

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Canzone in chiave minore

by Catherine Lucille Moore

Massimo De Santo, noto ai più come Cylon Prof, ha scelto questo racconto per noi, e ce lo presenta così:

C.L. Moore è una delle grandissime scrittrici che la fantascienza ci ha donato. Il personaggio di Northwest Smith è il prototipo dell’avventuriero spaziale alla Ian Solo che la Moore ha creato alcuni decenni prima della saga più famosa della SciFi.
In questa piccola gemma, pagina dopo pagina respiriamo l’atmosfera magica degli anni d’oro, quando tutto era possibile e meno cupo di oggi. Nello stesso tempo, la riflessione della Moore sul senso di un destino immutabile, lascia quel po’ di amaro in bocca tipico della fantascienza disincantata dei giorni nostri.


Sotto di lui, il pendio coperto di trifogli era tiepido per il sole. Northwest Smith spinse le spalle contro il terreno e chiuse gli occhi, respirò tanto a fondo che la fondina legata al petto si tese contro la cinghia mentre beveva l’odore di terra e trifoglio scaldati dal sole. Qui, nella conca tra le colline, all’ombra dei salici, sopra il cuscino di trifoglio e in grembo alla Terra, lasciò che l’aria gli uscisse in un lungo sospiro e passò un palmo attraverso l’erba in una carezza da innamorato. Read More

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Il prigioniero della torre

by Collettivo Nerdheim

Chiuse il libro di scatto. Tentò di lasciare un dito fra le pagine, tuttavia nella fretta non solo perse il segno, ma finì anche per tagliarsi con la carta. Come se non bastasse, non appena ebbe sollevato gli occhi, incrociò lo sguardo severo di tar Joliver.
«Che cosa ci fai qui, Percibalda?»
«Io stavo solo… avevo visto un… topo, dietro lo scaffale… temevo potesse rosicchiare i volumi, sì.»
«E questo topo lo cercavi in mezzo alle pagine di un libro proibito?» Il mastro bibliotecario indicò la copertina di un voluminoso tomo rilegato in pelle, sulla quale a caratteri d’argento era inciso il titolo Cronache degli Anni Oscuri, vol. XIV: la Guerra delle Ceneri.
«Ecco… io non sapevo». La fanciulla tremava come una foglia. La consapevolezza di essere agitata la faceva agitare ancora di più.
«Non sapevi cosa? Che su questo piano c’è scritto ‘libri proibiti’? Eppure mi pareva di averti insegnato a leggere. O forse vuoi dirmi che guardi solo le figure?» Read More

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La sigaretta

by Elena Gottardello

Io non scrivo due righe da un sacco di tempo. Mai stata brava. Io manco me li ricordo, dei pensieri miei buttati giù, scritti. Una lettera al moroso militare, mi sa, e neanche era una gran lettera.
Il fatto è che urino di continuo, ho vuoti di memoria, tosse insistente, un’anca di plastica, la pressione alta, e così a spanne mi manca poco per un ictus.
E devo mettere giù chiara una cosa, prima. Mi spiego. Ieri mattina è venuta mia nipote Olga, le toccava il turno di riposo dopo due notti in pattuglia. È poliziotta, mia nipote. Ed è venuta a trovare me.
Mi ha fissato delle forcine sui capelli, appena dietro alle orecchie, mi ha allacciato quell’affare lungo e stretto, di metallo, quella che fissi la fibbia perché non cada la gonna, come si chiama, che non mi viene, vabbè.
Mi ha infilato il paltò, ho bisogno di aiuto per via della spalla, e mi ha legato un foulard, sul tetto tira aria. Perché quando Olga viene a Villa Oleandra mi porta di nascosto sulla terrazza del tetto. Sa far le cose, Olga. Mi porta su con l’ascensore, e mi passa da fumare. Una sigaretta sola, mica di più, fumata lenta e controvento. Olga fuma tre volte, controvento anche lei. Poi scendiamo perché sappiamo i controlli. L’addetta al pranzo comincia a girare con la minestra, e l’infermiere del mio piano, un siciliano che di nome fa Salvatore o Vito chiede: «Manca la vecchia Giusì con sua nipote, ma dove minchia vanno, ogni volta?» Read More

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Il ritorno

by Simone Tempia

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Questa storia inizia con il rumore del metallo che sfrega contro il metallo. Un suono acuto come quello dello sportellino di una cassetta delle lettere che si apre e si chiude. Poi c’è un altro suono, più basso: è il tonfo grasso di un portone di legno spinto con troppa forza. Poi è il turno del battere ritmico e ovattato dei passi sulle scale, un brillare di chiavi che si scontrano l’una con l’altra e alla fine l’indefinibile miscela di vetro, ferro e legno della porta di casa. Un attimo di silenzio.
«È arrivata una lettera».
Michela spunta dalla cucina. Ha in mano un asciugapiatti a righe rosse e gialle. Si appoggia con la spalla sullo stipite della porta e chiede:
«Una cosa grave?»
Matteo non la sente. È seduto e strappa con delicatezza la busta verde, ne estrae i fogli, li guarda. Se qualcuno lo vedesse ora penserebbe che sia finito dentro la busta appena aperta e che il corpo sia solamente un grande cartello con scritto “torno subito”.
Passa qualche secondo. Poi Matteo alza gli occhi. Fissa Michela.
«Rimandano papà a casa».
A questo punto, però, è necessaria una piccola spiegazione.
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Carne

by David Betancourt

Voglio precisare che non sono pazzo, solo che mi piace la carne, mi piace molto, e ancora di più quando è calda e in movimento, viva, mi capisce signore? Davanti alla carne non riesco a controllarmi. Per questo quel giorno, il giorno del mio compleanno, quando andai a vedere la nuova casa di papà, la sua compagna e la sua nuova bambina, che è molto carina, successe ciò che successe. Ho trentaquattro anni compiuti, signore. Ma non sono pazzo, glielo dico un’altra volta, non sono pazzo, come lei può ben vedere. Però, questo sì, riconosco che sono un po’ strano, questo dice la gente, gli sconosciuti di sempre dicono che sono un po’ strano, ma niente di più. Se vuole, signore, può chiedere alle persone che mi conoscono per come sono e le diranno, ne sono sicuro, che non sono pazzo né malato, solo che sono “diverso”. Le diranno che non capisco molte cose e che per questo non sono mai andato a scuola. Le diranno che non esco mai di casa. La gente le dirà quanto mi vuole bene, quanto sono dolce. Se vuole, chieda come sono ai ragazzi del camion della spazzatura che tutti i giorni vanno al negozio di papà e le diranno che sono buono, che mi vogliono bene, e che li faccio tanto ridere… Per questo, signore, non capisco perché mi volete rinchiudere. Read More

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