Y.

scritto da Linda Mongiovì

Nello specchio dell’universo parallelo
C’è un luogo
Dove tu ed io
Siamo altro.

Ma non qui.

Qui c’è solo
La pioggia
Le auto e il loro cauto incedere bagnato
E ad ogni moto un canto
Vibrato di divano.

Verrà un tempo per noi
E sarà tardi
Sul limitare del giorno
-un tempo in cui noi
Vorremo

Ma sarà tardi
Sul limitare
Del giorno.

E allora ci vestiremo d’atti mancati
E appenderemo il giorno nell’ingresso
Pronto per essere indossato ancora.

Ascolta Y. letta dall’autrice

Amore dispari

scritto da Vanni Santin

Salì a fatica sull’autobus, aggrappandosi ai maniglioni delle porte automatiche e facendo forza per riuscire a non buttare tutto il peso sulle gambe stanche. Salutò l’autista, timbrò il biglietto e si sedette sul sedile di plastica rosso, quello per anziani, invalidi e donne incinte. Continua a leggere

Era aperto

scritto da Linda Mongiovì

Nessuno ha mai pensato all’imbarazzo di un portone aperto?
Che trovi già aperto
E tu dovresti citofonare
Invece
È già aperto
E non sai
Se citofonare comunque
O entrare salire le scale
Presentarti alla porta
Con tutto il tuo disagio accumulato
Dal non aver suonato
Perché chi sta dentro non si aspetta
Che tu arrivi alla porta
Senza prima
Citofonare

Perché restiamo irrisolti
Davanti a una soluzione
Perché
Non sappiamo
Semplicemente entrare
E quindi
Ci complichiamo
E quindi
Citofoniamo?

Ascolta Era aperto letta dall’autrice

El Chicho Y María

scritto da Carolina Crespi

El Chicho está listo. Pronto. Le braccia lungo i fianchi, tese, le ali serrate, El Chicho è l’Halcón del Rio Piura. Al fischio lui vola, rapace; allo sparo lui vince. Infilo le mani sotto il culo, il cemento è duro, non ci sono i cuscini o i sedili di plastica. Le mani rastrellano con le unghie la superficie liscia e mi tengono sollevata; sono io la più alta sugli spalti del Palaideal. La gradinata è decorata con un festone di serpente verdeoro che si aggrappa al soffitto e riluce, il suo corpo d’aria gonfio, allungato e curvo, pende sulle nostre teste, sulla mia, su quelle delle madri e dei padri, sulle teste di noi spettatori affezionati al campionato nacional. Continua a leggere

Dinamica

scritto da Aurora Dell'Oro

«Lasciamo stare». Lo dice in piedi nel salotto del bilocale, un salotto che fa anche da cucina e infatti dietro di lei c’è il piano cottura, sopra il piano cottura c’è la finta cappa e qualche magnete di posti più o meno lontani, che hanno visitato. Irlanda, Norvegia, San Marino. Gli Stati Uniti. In vacanza sono stati bene, pensa, ma neanche così tanto, si contraddice. Ci si adeguava. Ci si metteva della fantasia. La novità del posto faceva il resto. Di sicuro c’era dello sforzo, un po’ di accondiscendenza e una sana dose di altruismo. Tutte cose nobili e pure, completamente inutili. È ancora dentro al cappotto, di un brutto color beige, però caldo. Gliel’ha regalato sua madre per gli inverni da fuorisede. Le mani, in tasca. Segue con le dita il profilo seghettato delle chiavi. Quando ha finito, appallottola uno scontrino. Dev’essere recente, la carta fragra. Continua a leggere

Io non so mai niente

scritto da Daniele Gnigne Vaienti

Io non lo so
io non so mai niente.
Crediamo di essere bianco e nero
sotto al sole forte
e forse siamo arcobaleno
nel nero della notte.
Non chiedere a me
io so sempre poco
gli sbagli per esempio
li so sempre e solo dopo.

Tu ricordami
ricordami che siamo fatti
di atomi, attimi e letti sfatti
in questo grande mondo
di piccoli uomini
siamo tutti fatti di difetti
siamo meravigliosi disastri perfetti.

Siamo baci restituiti
perché rubati a tradimento
siamo i vestiti
spogli di noi sul pavimento.

Ricordami che siamo fatti di attese
e inesattezze
circondati da uomini deboli
e superpotenze
siamo eroi
noi
che ostentiamo incertezze.

Io poi non lo so
io non so mai niente
però l’ho capito
che abbiamo una scadenza
che siamo distrazioni
collisioni
destinate all’assenza.

E non è una questione di fiducia
è che la carne è carne
e quando è viva
brucia.

E noi
siamo carni umide
e mani sudate
Mani che s’erano fatte ruvide
a furia di carezze non date.

Ecco
le mani
amiamoci le mani
se di più non siamo capaci
amiamoci domani
oggi lasciamo che resti un gioco
com’era fino a ieri
ma quando giochiamo
anche se vale poco
facciamo i seri.
Inventiamo le regole volta per volta
come si faceva da bambini
prima del sesso
dei pompini
e di tutte quelle regole
dei giochi dei grandi
che non siamo mai stati capaci d’imparare.

Se tracci una linea
a collegare
tutti i miei punti deboli
viene fuori il disegno del tuo sorriso.

Io non so mai niente
però lo so
che te ne andrai senza preavviso.

Adesso però baciami
lasciami sognare un altro po’
dopo vado a letto
prometto.

Ascolta Io non so mai niente letta dall’autore

Aliena

scritto da Irene Doda

Un ronzio e poi uno schiocco, una ventosa che si stacca da un vetro. Amelia apre prima la bocca e poi gli occhi. Ha le ciglia ancora appiccicate dal mascara. Vede una cimice aggrappata al lampadario. L’insetto è scuro, un grumo che si allarga sul paralume. Si arrampica lungo la superficie liscia, raggiunge la ghiera. Resta lì, in posizione verticale, con le zampe abbarbicate alla barra di metallo. Continua a leggere

La caccia

scritto da Francesca Cosmai

Ana cerca di parlare più forte che può per non far scomparire il rumore della sua voce in mezzo a quello del vento.
«È alle medie con me. Mi ha detto che viene sempre così nelle foto, come se si muovesse, sfocato. Da allora lo chiamo Lo Sfocato», abbozza una risata.
Nora davanti a lei si ferma, guarda indietro, fissando un punto lontano, e chiama «Debou! Debou, siamo qua.» Continua a leggere

Io sono cordite

scritto da Daniele Gnigne Vaienti

Dicevi sempre
che avevo fiato solo per ridere e bestemmiare.
Tanto bravo con le parole
Dicevi,
però al momento giusto non le sai usare.
Il fatto
è che ogni emozione è come cordite
che mi infiamma la gola
e di quello che provo non dico mai niente
neanche una parola.
Ti sei arrabbiata e mi hai aggredito
quella mattina che ti ho detto Ti amo
ma con la bocca ancora piena di dentifricio
proprio non l’hai capito
che il mio era solo uno stupido artificio
per riuscire a rendere leggere
parole che non avevo la forza di sostenere.
Anche il mio non insultarti quando litighiamo
non ha niente a che fare con l’essere buoni
è che le mie parole sono come lampi
che non hanno il coraggio
per diventare tuoni.
Della mia rabbia
vedi forse il pugno chiuso
però non lo senti il nervoso
la gastrite
non capisci che io in gola
ho cordite.
Le parole che non dico
poi mi esplodono in testa
e tu da fuori vedi solo quiete
ma ciò che provo è tempesta.

A volte vorrei parlare
ma non riesco a fare altrimenti
le parole prendon la rincorsa
e inciampano sui denti
vengo fuori tutte rotte
tutte storte
altre parole.
“Ti amo”
diventa “non andare via”,
“Mi stai facendo male”
diventa “cosa vuoi che sia”.
Le mie parole sono come passeggeri
fermi alla stazione dei pensieri
che guardano i loro treni partire
senza trovare il coraggio di salire.

Spesso parlo tanto
è vero
scegliendo parole a caso
ma con cura
tra le poche di cui non ho paura.

La verità è arrivata mite
poi si è accesa come un petardo,
la parola giusta per me non è ”cordite”
la parola giusta è ”codardo”.

Ascolta Io sono cordite letta dall’autore