La macchina del tempo

scritto da Gianni Contarino

Capii che la bustina l’avevo dimenticata a casa del nonno quando, tornato da lui dopo un’ora, trovai sul tavolo della cucina la teiera rovesciata e vidi lui passare in corridoio facendo il moonwalk di Michael Jackson. L’aveva visto in TV il giorno prima. Di solito non ne portavo mai lì, ma dopo sarei andato direttamente all’osteria dell’Orso, che si trova a soli trecento metri, dove mi aspettava Marica per cena. Continua a leggere

Ultras

scritto da Luca Bernardini

Papà ho pensato ’n po’ ’sti ggiorni, visto che te nun me parli ce parlo io co’ mme ….
Ho pensato che bisogna proprio cambia’ que’e sedie azzurrine che ce so’ ’n cucina
co’ quer neon fanno ’na combinazione letale, pare ’na bettola, ’n quarche schifo de cantina
me so’ reso conto ch’a tristezza d’a vita mia potrebbe esse’ ’n parte dovuta anch’ a quello
… ’sta luce, ’ste sedie, ’ste sedie co’ ’sta luce! Quer neon che te s’enfila ner cervello.
So’ sempre state lì ’ste robbe, t’abbitui a tutto e mica ce fai caso
pure a vedette così me so’ abbituato.
Pensa’ ch’eri gajardo e tosto, co’ ddu spalle, co’ du cojoni!
Mo’ me sembri ’n pezzo de cacio senza maccheroni.
Ma chi te o fa fa’ de restà co’ ’sta faccia? Brutto sei, sei proprio bbrutto!
Magni co’ ’sta cannuccia de flebbo, caghi ner pannolone, pisci ’n ’sta sacca gialla.
Me pare troppo lungo questo lutto
questo resta’ ostinato mezzo a galla
senza affogare mai der tutto.

Se nun fosse pe’ ’r culo dell’infermiera cor cazzo che ce verrei
te uso come diversivo, ma io in realtà vengo pe’ lei.
’A verità è che me sento ’n debbito però
senza de te nun sarei l’omo che so’.
Preggi e difetti eh! Nun c’allargamo …
’a mela tanto vie’ bitorsoluta quant’ er ramo.

A’o stesso tempo me penso a tutte ’e cose che potrei fa’
’nvece de sta’ qua a parla’ da solo.
Co’ tutti li probblemi che c’ho pà
nun so quanto senso ha venitte a fa’ st’assolo.
Me manca li sordi, me manca ’na fregna
trovamme ’na casa che nun sembri ’na fogna
fare ’n fijo, ave’ ’na vita degna …

Te possino acciacca’
te e ’er tu programma de mmerda de morì a metà.
T’ho scritto ’na poesia, ’a voi ascorta’?
Er primo verso fa:
“A rosa c’ha ’ petali …
a rosa c’ha ’e spine
a rosa c’ha ’r gambo
a rosa c’ha ’e foglie
a rosa è ’n fiore
che quand’ ha da morì more
tutt’ a trattalla come se fosse chissacchè … ’nvece …
come ‘a vita quanno è l’ora de mettece ‘na croce.”

Ne fai 70 tra du’ ggiorni
pe’ mme se’ fermo a 68 …
che so’ du’ anni che nun torni.
Venimo coll’amici mia d’a curva e te famo ’n coro de compleanno così:
Devi morire! Devi morire!! Devi morire!!! Devi mori’!!!!
……
Te saluto ora, devo anna’ ar cantiere
se vedemo pe’ festeggiatte tra ’n mazzetto d’ore.
Oh me raccomanno! Nun scappa’…
Te porto ’n dorcetto simbolico … preferenze pa’?
… ’O so, ’o so … ’o so già …

Ascolta Ultras letta dall’autore

I bambini del patio

scritto da Ernesto Castro Herrera

Risponde alle domande in un forum. È un procedimento complicato e delicato, odioso e allo stesso tempo sublime, che lo fa soffrire nonostante risponda solamente a due o tre domande al giorno. Non si sente capace di abbandonarlo. Cos’altro potrebbe fare altrimenti? Fabiola gli porta la colazione molto presto, apre le tende, alita sui vetri, e la prima cosa che dice dopo «Che Maria una buona giornata ci dia» è «Le accendo il computer».
Quasi ogni giorno è tentato si lanciarle una fetta di pane addosso. Non lo fa perché lei è la sua unica compagnia in quella casa enorme. Continua a leggere

Fanta

scritto da Luca Bernardini

Scendi a prendere qualcosa da mangiare
alla rosticceria cinese sotto casa.
Sei davanti al frigo preso a contemplare
birre e lattine in posa.
Sei file di coca-cole: quelle da ingrassare
coca-cole senza questa o quella cosa.
Tre di sprites, due di fanta.

Le coca-cole sono sempre un po’ indietro
perché quello prima di te e quello prima di quello prima di te
hanno preso una coca e la fila va in arretro.
Alcuni fedeli prendono una sprite, ma stucca un po’
e non ti fa la lavanda gastrica alla gola
come invece fa la coca-cola.

Ma al mondo forse, che prendono la fanta
ci saranno due persone a dirla tanta.
Le fante stanno lì da anni a guardare le cole essere scelte e portate via
rimpiazzate da nuove lattine splendenti
bianche e rosse colori vincenti!
Le sprites pure vengono scelte con decisione
aristocratiche: verdi, argentee e blu, come le code di un pavone.

La fanta……la lattina è…..arancione
e anche la scritta non è armonica
non è aristocratica, né popolare, attenzione!
Non è spremuta, non è acqua tonica.
Se la bevi veloce non salgono abbastanza bollicine al naso
ha meno … non a caso la sua effervescenza non è altrettanta: è fanta.

L’ultima lattina di fanta nell’angolo del frigo, in fondo sì
io … mi sento così
in un mondo pullulante di cole e di sprites:
io sono la fanta sto fermo e aspetto, mai
nessuno mi sceglie e dissigilla la linguetta
per vedere se dentro ho qualcosa di buono
nessuno è neanche curioso di assaggiarmi o ha fretta
di capire chi sono, sciaguattarmi, scardinarmi l’aletta
farmi affezionarmi mentre mi sprigiono.

Eppure sono fatto anch’io dalla coca-cola company editore!
Perché faccio così schifo? Che interesse aveva il signore
Cola Coca – e company – a produrmi, quando
nessuno mi compra e lentamente sto scadendo.
Perché mi hanno messo in commercio se non c’è domanda?
Perché non hanno fatto solo le cole e le sprites che vendono a randa!
Il tempo passa e sgasa signore mio
fino all’ultima delle mie bollicine sale per nessuno ed io
sento salire il groppo di una scompagnata fine.
Se rinasco almeno mi imbastirebbe un market placement migliore?
E già che c’è, mi faccia di un altro colore.

Ascolta Fanta letta dall’autore

Facciamo che eravamo temporale

scritto da Ali Casadei

Facciamo, che io sono Buio
quello che cambia tutti colori
senza annientarli.
E facciamo che tu sei Lampo e Tuono,
insieme, ovviamente
che Lampoetuono è necessario
scorrano vicini, nelle stesse vene
per esempio le tue.
Io avrò il compito di riunire le nuvole:
cirri, cumuli, strati, nembi
ne farò un vestito speciale,
che si veda un po’ di buia coscia
ma poca, elegante.
Tu dovrai sciogliere i capelli
farli crescere ad abbracciare tutte le sfere del cielo
sistemarli in modo che portino l’odore,
quell’odore lì, di temporale.

Quando saremo pronti
(facciamo al mio ventisette)
ci faremo vento da salotti
uragano da bar intellettuali
trombe d’aria da sale d’attesa.
Fuori, aria ferma.
Dentro andremo
che correre la prateria è uno spreco
se non hai un divano dove riposare.

C’è una sola regola in questo gioco:
mantenere il contatto.
Che all’esser d’aria,
di niente,
di questioni di principio
io posso abituarmi molto in fretta:
è con il tocco che non mi perdo.
Mantieni il contatto
per non farmi dimenticare
di avere gambe e gabbia toracica
e pelle e piedi
sopratutto i piedi
attorcigliamoli stretti, sono i primi a farsi trasparenti
che sul solido proprio non vorrebbero essere.
Facciamo anche che non facciamo piovere.
O se proprio dobbiamo
(che non lo so se è valido, un temporale senza pioggia)
facciamo che rubiamo il senso del mondo
lo tiriamo fuori dalle viscere di ogni cosa
e lo fondiamo insieme,
in un magma gigante
poi lo portiamo in alto,
più in alto
e in alto ancora
lo facciamo sciogliere in gocce
e lo facciamo piovere.

Ci sarà un brevissimo momento
subito prima
in cui il mondo intero all’unisono
tirerà un respiro profondo
di leggerezza.

Poi tutti impazziranno,
tutti correranno
tutti a cercare il senso scomparso
senza accorgersi
che gli starà piovendo negli occhi.

Quando sarà piovuto tutto
tutto sarà tornato giù, al suo posto
potremmo accorgerci di esser stesi vicini
immobili
che tutto quel tempo, è stato solo un lampo
che non sei più solo tu
siamo noi, e il nostro stare fermi, stesi vicini.
Potresti sorridermi,
ad esempio potresti dirmi:
“Non è successo niente”.
Potrei sorriderti
che il Niente è
quasi sempre
la cosa migliore che possa capitare.

Ascolta Facciamo che eravamo temporale letta dall’autrice

Oleg

scritto da Gianvittorio Randaccio


Il treno è fermo e il signore coi capelli grigi parla col suo collega, che lo ascolta senza troppa voglia e guarda in continuazione il giornale che ha appoggiato sulle ginocchia, come a voler dire che se ci fosse un po’ di silenzio lui leggerebbe anche, invece di star lì ad ascoltarlo. Continua a leggere