Il mare d’inverno

scritto da Marina Vuotto

«Questa è la mia canzone preferita», mento.
E ho appena mentito di nuovo, perché quello che ho detto davvero è: «This is my favourite song», riferendomi alle prime note de Il mare d’inverno che riempiono questa macchina in affitto. La mia canzone preferita è un’altra, distante migliaia di chilometri e qualche decennio dall’Italia degli anni ‘80. Eppure adesso, mentre guidiamo verso un mare che non è il mio, parlando una lingua che non è la mia, prendere in prestito una canzone che non è davvero la mia preferita mi sembra il minore dei tradimenti. Continua a leggere

Una normalissima domenica in famiglia

scritto da Bianca Giacalone

Quando ce lo chiedono, rispondiamo che nostro padre lavorava coi tubi e sapeva stringerci forte e non aggiungiamo altro.
Aveva le mani grandi che riuscivano a tenere due mele per ognuna e a noi piaceva tanto quel trucco che cercavamo di farlo: le mele ci cadevano dalle mani e nostro padre diceva «Cazzo, sempre a sprecare cibo!» Anche se poi le mele si potevano lavare. Portava le unghie lunghe e, ogni volta che mangiava, i pezzi di cibo gli s’incastravano sotto e lui se le puliva infilandoci gli angoli della tovaglia e passandoli avanti e indietro, mentre mamma gli faceva il caffè. Continua a leggere

Ma se noi

scritto da Carlo Molinaro

Ma se noi
facciamo un giro con la Vespa
quando la scrocco a mio figlio
e facciamo i lavoretti
per pagare le bollette
e ti preparo colazione
con il burro di soia
e troviamo le cose per terra
e ci baciamo
e guardiamo accendersi il campanile
e ceniamo a un’ora qualsiasi
con mozzarella e pomodoro e basilico
ma se noi
parliamo di tutte le cose del mondo
e ci buttiamo sul letto
a un’ora qualsiasi
e facciamo l’amore
e andiamo la sera nei posti
dove si sente la musica gratis
e la poesia
e ci mandiamo gli esse emme esse
se appena un giorno restiamo lontani
e ci diciamo gli odori
e ci diciamo gli altri amori
ma se noi
la casa è piena di scatoloni
e lo yogurt del discount da un euro al chilo
a un’ora qualsiasi
facciamo l’amore
e ci addormentiamo nudi
e ci stupiamo che sia passato il tempo
ma pazienza lui passa
noi per mano
noi
tu
tu come puoi pensare
che ci manchi qualcosa?

Ascolta Ma sei noi dall’autore

Cose che fanno male

scritto da Anita Renchifiori

Well, I started out down a dirty road
Started out all alone
And the sun went down as I crossed the hill
And the town lit up, the world got still
I am learning to fly
But I ain’got wings
Coming down
Is the hardest thing

Learning to fly, Tom Petty and the Heartbreakers

L’orchidea comincia a fiorire. Me l’ha regalata la mia ragazza il giorno che mi ha lasciato. Ha steso le braccia verso di me e ha detto: «Questa è per te.» Ho preso il vaso con entrambe le mani e ho sentito le sue dita che si sfilavano. Avrei voluto trattenerla. Adesso, ogni volta che guardo l’orchidea, ho l’impressione che qualcosa mi sfugga.
Il cellulare nella mia tasca è squillato e ho risposto. Continua a leggere

Neve

scritto da Natalia Guerrieri

[Anticamera della morte, nascita: sesto e ultimo capitolo. Leggi gli altri]

Nel giro di qualche giorno, finirono di tagliare la legna e di portarla al coperto. Impilarono i pezzi in ordine di grandezza. Non ci sarebbe stato da preoccuparsi per la stufa per almeno tre o quattro mesi. Le temperature si abbassarono ancora. Chiara provò a convincere Rosa a portare dentro il cane, almeno la notte, ma non ci fu verso di convincerla. Allora costruì con delle assi di compensato una sorta di cuccia rudimentale in cui il cane entrava a malapena. La ricoprì con teli di plastica e la foderò con vecchi stracci. Rosa non approvava quell’operazione, scuoteva la testa vedendola armeggiare con chiodi e martello, ma lasciava fare. Chiara posizionò la cuccia vicino al muro della casa, nella zona che le parve più riparata. Il cane si divertiva a entrare e uscire senza una logica, lei sperò che gli scossoni provocati dai suoi movimenti non distruggessero subito la costruzione. Continua a leggere

La metà di dicembre

scritto da Natalia Guerrieri

[Anticamera della morte, nascita: quinto capitolo. Leggi gli altri]

Quando arrivò in via Matteotti, Rosa aveva già preparato la cena. La salutò mettendole una mano sulla testa, come faceva sempre. A Chiara quel gesto piaceva, era inusuale e le ricordava l’infanzia.
Mentre mangiavano, Rosa disse che il giorno dopo avrebbero iniziato a tagliare la legna. Il furgone aveva scaricato in cortile rami molto grossi. Li avrebbero rimpiccioliti e poi portati dentro, nello stanzino che fungeva da ripostiglio, per impilarli. Continua a leggere

Due

scritto da Gioia Salvatori

Per tutte le volte che non ho capito
o che tu hai frainteso
che non ho guardato
che mi era sembrato
o parso, altresì, figurato,
per quando nel non incontrarti
il mio vuoto ha suonato,
per questa incertezza
e il suo essere cava in cui abbiamo cantato,
per lo stesso suo afflato
e ogni errore al suo interno,
per tutto il resto che non ci è stato dato.
Per aver riempito la noia
il selciato dei miei pomeriggi,
per quel che si legge nei libri
per tutti i litigi,
perché in questo tempo
che è stato riempito
per qualche minuto ho allontanato
i trapassi.
Per la leggerezza di quando ricordo i tuoi passi
per quello che è stato
benché fosse storto
per ogni contorto aggiustamento
tentato
che non ha risolto,
per ogni desiato sforzo
per aver provato
a stringere forte,
per la paura che fa
la morte
quando finiscono tutti gli incastri.
E per gli impiastri
che fanno gli umani
per aver conosciuto le mani
e intrecciato.
Per il numero due.
E per la vita che ci passa in mezzo.

Ascolta Due letta dall’autrice

Notte di terra

scritto da Natalia Guerrieri

[Anticamera della morte, nascita: quarto capitolo. Leggi gli altri]

La legna ardeva nella stufa e Chiara stringeva fra le dita gelate una tazza di tè caldo. Era tè scaduto, l’aveva trovato per caso in fondo a un ripiano della credenza. Rosa non beveva tè e nemmeno tisane, li considerava rimedi buoni giusto per il mal di pancia. Aveva comprato quelle bustine chissà quando, forse proprio in occasione di una convalescenza. Ma Chiara aveva voglia di tè caldo, cosa poteva farle di male, dopotutto. Rosa armeggiava fra le pentole della cucina. Il vicino le aveva portato un pezzo di manzo abbastanza grosso e alcune cartilagini. Continua a leggere

Domenica di sole fredda

scritto da Natalia Guerrieri

[Anticamera della morte, nascita: terzo capitolo. Leggi gli altri]

La mattina seguente in via Matteotti non c’era un’automobile, né un passante. Le domeniche, nella Bassa, riuscivano a apparire perfino più desolanti degli altri giorni.

Stavano sorbendo il caffè in silenzio, era ancora molto presto, quando qualcuno bussò alla porta. Rosa riceveva poche visite e quel giorno non aspettava nessuno. Borbottò qualcosa e Chiara si alzò per andare a aprire, premendosi il maglione sul mento. Continua a leggere

La parola

scritto da Gioia Salvatori

Non mi piace la psiche
Non mi piace nemmeno il corpo
Mi piace solo la parola
La tessitrice di incanti
L’illusione dei mondi
Che non fa vedere il male
L’orrido
Che cela gli imbrogli
Oppure li dichiara
Che è libera di mutare
E costruire ponti
E non risolvere enigmi
e comporre trabocchetti
E con questa gioia
Di ciò che non è perfetto
Perché al perfetto non anela
Né al concluso, né alla pace
(Medicina per rinunciatari)
Con questa gioia
Può viaggiare il mondo
E vive il lusso
Della solitudine
E la sua lama (ahimè)
parimenti
Ma è parola:
è figlia dei venti.

Ascolta La parola letta dall’autore