Poesia visiva

scritto da Luigi Socci

adesso vi faccio vedere una cosa
adesso vi faccio vedere una rosa
adesso vi faccio vedere la spina
dorsale di quella rosa
perché vedere è un’azione
concreta che si fa una cosa

adesso vi faccio vedere un video
adesso vi faccio vedere i filmini
del viaggio di nozze scherzavo
adesso vi faccio vedere un audio

adesso vi faccio vedere gli occhi
eccoli
in previsione di un’anteprima
adesso vi faccio vedere in un modo
mai visto prima

adesso vi faccio vedere tutto
adesso vi faccio vedere ecco
dritto per dritto
franco e diretto
adesso vi faccio vedere
vietato ai diciotto
dovunque guardiate
così come viene viene
così imparate

da un punto di vista privilegiato
da un punta di fuga raccomandato

adesso vi faccio vedere come si fa
adesso ve faccio vedè ve faccio toccà

adesso vi faccio vedere
tutto il visibile e l’invedibile
adesso vi faccio vedere
e rivedere l’imprevedibile
adesso vi faccio vedere
quel che vi piace e appare
adesso vi faccio vedere
prego dalla regia mandate pure

per rimanere il meno
possibile nel vago
adesso vi faccio vedere
un semplice esempio così mi spiego

questa cosa vistosa
finalmente
adesso vi faccio vedere
questa famosa cosa
adesso vi faccio
vedere niente
perché lo dovete
vedere assolutamente

chi ha gli occhi ingannevoli creda
chi ha orecchie per intendere veda

toglietevi(mi) i(l) cappucci(o)
le bende
gli occhiali
scuri da non guardante
adesso ve ne faccio
vedere delle belle
ma da distante

adesso vi faccio
vedere addosso
vedere in faccia
vedere fisso

adesso

vi faccio vedere che vi sbagliate
adesso mi fate vedere
che non scherzate

adesso vi faccio
vedere per credere adesso
vi faccio vedere con mano

adesso vi faccio vedere
come muore un italiano

vedere un puntaspilli
trafitto di spaghetti
in divisa
d’ordinanza da san sebastiano
vedere con i polsi
segati dalle corde
del mandolino legato alla mano

adesso vi faccio vedere io
adesso vi faccio vedere me

adesso vi faccio vedere chiaro
adesso vi faccio vedere l’ora
adesso vi faccio vedere gli extra
adesso vi faccio vedere in chiaro

con una lente per ogni occhio
adesso vi ho fatto vedere troppo
con ogni occhio per ogni occhio
adesso vi faccio vedere doppio

Ascolta Poesia visiva letta dall’autore

Plastica

scritto da Chiara Nuvoli

Una delle mie storie familiari preferite è questa: mondiali di calcio, Italia ’90, non so che partita. I miei invitano degli amici a casa, per guardarla tutti insieme. Mia madre prepara cosette da smangiucchiare durante la partita. Gli amici arrivano, si aprono le birre, si inizia a chiacchierare e inizia anche la partita. Al decimo minuto mio padre mangia qualche nocciolina, al dodicesimo prende un panino prosciutto, lattuga e sottiletta. La parte divertente è che mia madre aveva messo dentro le sottilette senza sbucciarle, con tutto l’incarto; delle volte mi rammarico di essere nata troppo tardi e di non aver avuto la possibilità di vedere, anche solo dalla culla, questi panini prosciutto, lattuga, formaggio scadente e sottile strato di plastica.
Ci penso mentre sto stendendo i panni dopo il terzo risciacquo: erano nella lavatrice da due giorni, non mi andava di tirarli fuori. Quando finisco torno nella mia stanza e la chiamo. «Ciao mamma, ti ricordi di quella volta che hai fatto i panini con le sottilette e non hai tolto la plastica?». Lei ride. «Mi ricordo. Ma come ti è tornata in mente? Ora tirerai fuori pure quella della lampada». Continua a leggere

Le splendide creature della galassia

scritto da Sergio Sessini

Intorno a questo pianeta, che si chiama ZEW-L-804, orbitano due lune. Entrambe, stanotte, sono invisibili, transitano sull’emisfero opposto. È un evento raro.
Immersa nel Cellulex della mia navicella come in un liquido amniotico, so che la temperatura, sorvegliata da un sensibilissimo sistema di sensori superficiali, non cambia mai. Eppure sento freddo. Sarà il nero dello spazio, stanotte così intenso senza lune, che irradia un vuoto totale prima di fondersi col violetto profondo della bassa atmosfera, giù giù fino alla vallata coperta di lichenoidi gialli che crescono sul lato freddo di ogni roccia, opposto alla stella morente che ci fa da sole. Continua a leggere

Lui pensava sempre a lei

scritto da Ivan Talarico

Lui pensava sempre a lei.
Lei pensava ancora al suo unico vero amore.
Il suo unico vero amore pensava alla sua nuova storia.
La sua nuova storia pensava ai misteri del cosmo.
I misteri del cosmo, riuniti, pensavano alla solitudine
della polvere.
La solitudine della polvere pensava alla neve.
La neve pensava a una casa di proprietà.
La casa di proprietà pensava alla giovinezza.
La giovinezza pensava a suo figlio.
Suo figlio pensava al seno gonfio.
Il seno gonfio pensava ad altre mille bocche.
Altre mille bocche pensavano all’inutilità del mattino.
Il mattino sorgeva implacabile sui pensieri inutili.

Ascolta Lui pensava sempre a lei letta dall’autore

Pappagalli

scritto da Davide Membrini

1

Si svegliava alle 4:30.
Ero sotto le coperte e ascoltavo i passi di mio padre lungo il corridoio – caffè che borbotta, acqua che scroscia, porta che batte – quindi guardavo dalla finestra: era ancora scuro e avrebbe albeggiato tra ore. Papà usciva in retromarcia dal garage, e schiacciando l’acceleratore e ascoltando la radio scendeva ai mercati di Via Ostiense; alle 7:30 avrebbe scaricato le casse di frutta, alle 8:00 avrebbe sollevato la serranda del negozio e quando sarebbero arrivati i primi clienti – PESCHE 0,99 euro/kg; PERE 1,98 euro/kg; MANDARINI 2,00 euro/kg; MELE 1,49 euro/kg; LIMONI 2,70 euro/kg; MELONI 3,90 euro/kg – io avrei bagnato un biscotto nel latte. Continua a leggere

Il bianco del soffitto

scritto da Sara Mariotti

Quando Marta serve le colazioni nella piccola locanda in cui lavora come cameriera, l’odore del latte caldo le provoca i conati di vomito; con una secca contrazione dei muscoli faringei ha imparato a respingerli così in fretta dentro la pancia che non hanno neppure il tempo di manifestarsi in un ributtante gesto visibile all’esterno. Continua a leggere

Buone notizie

scritto da Ivan Talarico

Oggi la fine del mondo è più vicina,
come ogni giorno,
sempre un po’ di più.

Bisognerebbe dirlo
nelle scuole:
“Bambini,
un giorno il mondo finirà,
resteremo come
cattedrali di carne
ancorate al suolo
e il tempo non ci sarà più.
Quindi oggi uscite pure prima
e non fate i compiti,
preparatevi alla fine,
spensieratevi.”

E tu mi guardi male,
il mondo non finirà secondo te,
non durante la nostra vita,
almeno.

Ma a cosa ti serve
questa tua vita,
così necessaria quando manca
e che poi, quando c’è,
lasci appassire in un angolo
mentre ascolti
chi sembra abbia tante cose
da dirti,
da darti,
ma vuole solo arrogante il tuo tempo
e tu arrogata il tempo
gli dai?

È oltre il tempo
il tempo che ci rimane,
nelle dimenticanze,
nelle cose lontane.

Resta così poco
che la fine del mondo
è la notizia più bella
di quest’ultima vita.

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L’aura

scritto da Luisa Carpinelli

L’aura si presentò un lunedì di gennaio ancora prima che facesse giorno.
Come un casco baluginante dello spessore di una decina di centimetri che avvolgeva la testa di ciascuno, l’aura cambiava colore ogni minuto. C’era chi diceva fosse per gli ormoni della carne, chi per il gas serra; qualcuno arrivò persino a sostenere che fossero i parabeni contenuti negli shampoo che avevano alterato il cuoio capelluto. Continua a leggere

La volpe

scritto da Antonella De Biasi

Le strade erano silenziose, le nuvole dei nostri respiri si condensavano nell’aria della sera, camminavamo fianco a fianco, sottobraccio. L’ho vista attraversare il vicolo e infilarsi in un bidone viola.

«L’hai vista?» ho bisbigliato con una voce così bassa che sembrava non mia.
«Chi?» Continua a leggere

Melinda

scritto da Carlotta Centonze

C’è un nuovo gioco tra noi bambini, e si chiama acchiappaculo. È come acchiapparella, ma con il culo. Piace ai maschi soprattutto, e li riconosci a seconda del carattere. Ogni tanto ti arrivano delle pacche secche, con la mano tesa, come uno schiaffone sonoro. Altre un pizzico, piccolo e fastidioso come un morso di serpente, oppure pieno, che affonda nella carne per tastarla. Continua a leggere