Questo mi fa molto piacere

scritto da Nicolò Porcelluzzi

Questo mi fa molto piacere è il titolo del racconto vincitore del concorso Fuorisededentrovenezia, e lo trovate qui sotto. Il fatto è che l’ho scritto io, ho vinto io i dollarz eccetera. Lo sto precisando perché lo scorso ottobre non l’avrei mai fatto: l’esperienza era stata fonte di buon guadagno sì, ma soprattutto di forte imbarazzo e disagio. Sarà che ora sono un inutile laureato triennale, sarà che il tempo sedimenta le minchiate, ma ho cambiato idea: è bello ricevere soldi per qualcosa di scritto, è giusto ricevere soldi per qualcosa di scritto.
Forse è un po’ troppo racconto-da-concorso, e forse c’è un groviglio di certe tematiche: però oh, è un racconto vincente!!1!!1!

Era il penultimo scambio del terzo set, quando sentì uno schiocco all’altezza della spalla. Cercando un gesto tecnico piuttosto spettacolare, aveva fatto uscire la palla dal campo, e la clavicola dalla sua sede naturale. Era doloroso. Comunque meno delle prese per il culo concretizzate – tutti i giorni – dal fratello laureando in medicina, Sebastiano, quando aveva saputo che Marco si sarebbe iscritto a Ca’ Foscari, per studiare la lingua dei segni.
La lingua dei segni italiana – che poi tutti chiamano LIS – è studiata a livello accademico solo dalla fine degli anni ’70, e dal 2002 è lingua di specializzazione a Venezia.
Martina invece era nata mentre buttavano giù il muro di Berlino, ma più che altro aveva degli enormi occhi verdi, delle dita sottili, e Marco non capiva bene perché pensando a lei gli balenavano in mente boschi di betulle.
Seba, davvero, non fa ridere cazzo.
Suo fratello trovava divertente l’esistenza di un indirizzo specialistico in lingua dei sordi.
Ehi! Anche le parolacce adesso, siamo grandi ormai! E le parolacce come si fanno? Come metti le mani per vaffanculo? E con le tipe si fa così?
Marco non vedeva quel gesto da almeno otto anni. Continua a leggere