Pappagalli

scritto da Davide Membrini

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Si svegliava alle 4:30.
Ero sotto le coperte e ascoltavo i passi di mio padre lungo il corridoio – caffè che borbotta, acqua che scroscia, porta che batte – quindi guardavo dalla finestra: era ancora scuro e avrebbe albeggiato tra ore. Papà usciva in retromarcia dal garage, e schiacciando l’acceleratore e ascoltando la radio scendeva ai mercati di Via Ostiense; alle 7:30 avrebbe scaricato le casse di frutta, alle 8:00 avrebbe sollevato la serranda del negozio e quando sarebbero arrivati i primi clienti – PESCHE 0,99 euro/kg; PERE 1,98 euro/kg; MANDARINI 2,00 euro/kg; MELE 1,49 euro/kg; LIMONI 2,70 euro/kg; MELONI 3,90 euro/kg – io avrei bagnato un biscotto nel latte. Continua a leggere

Il bianco del soffitto

scritto da Sara Mariotti

Quando Marta serve le colazioni nella piccola locanda in cui lavora come cameriera, l’odore del latte caldo le provoca i conati di vomito; con una secca contrazione dei muscoli faringei ha imparato a respingerli così in fretta dentro la pancia che non hanno neppure il tempo di manifestarsi in un ributtante gesto visibile all’esterno. Continua a leggere

L’aura

scritto da Luisa Carpinelli

L’aura si presentò un lunedì di gennaio ancora prima che facesse giorno.
Come un casco baluginante dello spessore di una decina di centimetri che avvolgeva la testa di ciascuno, l’aura cambiava colore ogni minuto. C’era chi diceva fosse per gli ormoni della carne, chi per il gas serra; qualcuno arrivò persino a sostenere che fossero i parabeni contenuti negli shampoo che avevano alterato il cuoio capelluto. Continua a leggere

La volpe

scritto da Antonella De Biasi

Le strade erano silenziose, le nuvole dei nostri respiri si condensavano nell’aria della sera, camminavamo fianco a fianco, sottobraccio. L’ho vista attraversare il vicolo e infilarsi in un bidone viola.

«L’hai vista?» ho bisbigliato con una voce così bassa che sembrava non mia.
«Chi?» Continua a leggere

Melinda

scritto da Carlotta Centonze

C’è un nuovo gioco tra noi bambini, e si chiama acchiappaculo. È come acchiapparella, ma con il culo. Piace ai maschi soprattutto, e li riconosci a seconda del carattere. Ogni tanto ti arrivano delle pacche secche, con la mano tesa, come uno schiaffone sonoro. Altre un pizzico, piccolo e fastidioso come un morso di serpente, oppure pieno, che affonda nella carne per tastarla. Continua a leggere

73

scritto da Massimiliano Righetto

Allora, non è niente di che, va detto. È un gioco, per passare il tempo. Un giorno è arrivato uno dalle Isole Fiji e mi aveva colpito, parlava un inglese che faticavo a digerire, aveva un viso sorridente e uno sguardo che andava oltre. Osservai il numero ed era il 73. Tutto qui. Decisi così che il 73 era il mio numero e da quel giorno il 73 era il mio numero. Non so se altri che fanno il mio lavoro abbiano dei numeri prediletti, molto probabile che esistano forme più nobili per combattere le nevrosi. Un giorno con il 73 arrivò una ragazza molto bella proveniente da Israele. Si muoveva e parlava cercando di aggrappare le parole una all’altra: i suoi occhi erano una calamita, verdi e affusolati, il destro era più socchiuso del sinistro, e aspirava continuamente dalle labbra strette e chiuse, producendo un sibilo come quello che fanno i bambini. Continua a leggere

Una magra consolazione

scritto da Elena Gottardello

In tutta onestà, ho capito che certe esperienze sono cose da tenere per sé. Non parlarne in giro, non fare domande. Non sai mai come vada a finire: tu chiedi chiarezza, e ti ritrovi che ne sai meno di prima. Ma molto meno, eh. Non ne vale la pena. In fondo, ve lo dico io, è questione di punti di vista che a volte, quando meno te l’aspetti, coincidono.
Per esempio, nel mio caso, meglio ritrovarsi a concludere che morte, Paradiso e Fede sono da prendere così: impacchettati col fiocco senza domande e commenti. Continua a leggere

Inverno nella grande città

scritto da Barbara Marunti

Quello fu l’anno in cui il signor Watanabe rivide l’inverno.

Era dalla fine della guerra che l’inverno non faceva la sua comparsa nella grande città: solo i vecchi ricordavano la neve, e nelle loro memorie non riuscivano a scioglierne il suono da quello degli aerei. Poi arrivò l’estate, e con l’estate le bombe, e con le bombe la pace. I morti vennero seppelliti e i grattacieli crebbero sulle macerie, ma i grattacieli si sono spinti tanto in alto, sostiene la signora Masuda, che la neve l’ha vista da ragazza, che il cielo si dev’essere offeso e la neve non è più caduta da allora. Continua a leggere

Antigravità

scritto da Tristan Marsili

L’avevano chiamata Gea Maddalena, come la terra e come sua nonna. Ma lei non era né come l’una, né come l’altra. A cinque anni fantasticava non tanto su cosa ci fosse al di là del mare, oltre i confini visibili della sua isola, ma su cosa ci fosse al di là del cielo, sopra di essa.
«Guarda dove cammini!», le ripeteva sua madre esasperata, mentre lei inciampava nell’ennesimo sasso e finiva nella polvere. Aveva sempre lo sguardo all’insù. Una volta era finita in un canale in secca, che per ripescarla avevano dovuto chiamare suo padre, lei aveva avuto paura ma non aveva pianto, anche se si era ferita e le era rimasta una cicatrice a forma di Orsa Maggiore – che se si spogliava si notava abbastanza – proprio quelle vaghe stelle che fissava di notte, visibili quando il giorno si toglie i vestiti, sempre lì un attimo sopra l’orizzonte. E anche se lei questo non lo sapeva, la notte, dalla sua finestra, quelle stelle le guardava brillare da sopra il giardino di casa. Una sera d’estate quelle stelle le aveva anche viste cadere e allora aveva detto alle sue sorelle: «Se loro vengono giù, forse noi possiamo salire su!». Continua a leggere

Acqua sulla luna

scritto da Luigi Antioco Tuveri

La signora Anita è grossa e tonda come una balena. Vive e lavora all’ultimo piano del palazzo. È una sarta: taglia la stoffa, confeziona abiti per le donne e cuce l’orlo ai pantaloni dei mariti. Stira. Rammenda. Ha sempre il centimetro al collo e due spilli in mano. Piega tutto per bene e ripone i vestiti nella carta velina che sa di lavanda. Lei invece odora di candeggina. Continua a leggere