Marianna Crasto

Nasce a Napoli nel 1984, già munita di occhiali. Si distingue nella lotta contro i portatori di lenti a contatto. Un giorno ha urlato al cielo “Se non posso fare la scrittrice allora non mi importa più di niente, farò un lavoro qualunque!” e infatti adesso fa un lavoro qualunque. Scrive cose belle come questa bio su Cose che non esistono.

Pavimenti

scritto da Marianna Crasto

Soglie, limiti e confini stanno più sotto i piedi che davanti agli occhi, penso. E nonostante sia vero che un cancello è inequivocabilmente un segnale di passaggio, così come una porta o una finestra, tuttavia il suolo dove poggia il tuo prossimo passo è cruciale, e ti sostiene: sei tutto dentro un posto, non sei costretto a vederlo da dietro a un vetro. Continua a leggere

Via San Rocco

scritto da Marianna Crasto

Non avevo nozioni di arte, non avevo nozioni di fisica, ero lunga un metro. I grandi si riposavano dopo pranzo e mi lasciavano sul letto in canottiera a doverli imitare. Il letto stava addossato con il lato lungo contro la parete, sovrastato dalla stampa di un dipinto di Braque. Era il letto di mia madre da ragazza. Non avevo nozioni di arte, non avevo nozioni di fisica: il quadro mi spaventava perché temevo sarebbe caduto staccandosi dai chiodi in alto, allontanandosi dalla parete per lanciarsi in avanti, come per un tuffo di testa. Allora aderivo al muro, mi sembrava una soluzione. Ero lunga un metro e rotolavo e aderivo e credevo di salvarmi. I quadri non cadono così ma cosa ne potevo sapere. Cadono proprio lisci lisci in verticale, aderenti ai muri, dove mi sentivo al sicuro. Ma nemmeno conoscevo le lettere che servivano a scrivere Braque.
All’improvviso in camera c’è anche mio fratello, va verso il letto. «Attento» gli dico. Ma sto zitta da molto a guardare il muro: lo raggiunge un versaccio rauco e s’è fatto già tardi, lui è già sul letto, seduto sulla mia testa. Infila una mano sotto il sedere, la passa sulla coperta per controllare se ha schiacciato qualcosa ma non trova niente. Torno a guardare fuori dalla finestra sperando che non mi faccia domande. Continua a leggere

L’area fieristica di Roma

scritto da Marianna Crasto

Occhi – Frankenstein 7


Nonna aveva occhi infossati come caverne, al riparo della sua orbita riposavano uomini preistorici dopo una giornata di caccia e un timido falò riusciva a proiettare ombre grandiose sulla roccia curva. Pitture rupestri di vene raccontavano storie di tribù e duelli. Quando la notte respirava tra gli alberi, gli uomini stavano con un orecchio nel vento e l’altro addormentato, le spalle protette fino al mattino dalla cavità oculare. Le iridi invece erano gelatinose e piccole, di un marrone ratto senza nessuno slancio, non succedeva mai niente lì attorno e non era rimasto vivo nessuno che potesse ricordare se fossero mai stati specchi d’acqua e, nel caso, cosa ci fosse stato nel fondo: soltanto, lei ti guardava nello spazio di una fessura tanto stretta che pensavi si sarebbe riattaccata al successivo battito di ciglia. Continua a leggere

Chi le cura le bouganville?

scritto da Marianna Crasto

Ecco le due cose che più mi piacciono al mondo: come fa l’amore e come chiude gli occhi ai morti.
È un peccato che quest’ultima faccenda l’abbia scoperta solo adesso. Anni insieme e il meglio doveva ancora arrivare.
«Credevo fosse un gesto consumato nel significato da serie tv poliziesche mandate in onda a rotazione» vorrei dirgli. Ma non mi esce, figuriamoci. Una sottile riflessione sulla produzione seriale contemporanea in un momento così. Posso solo stare ferma in un angolo a guardare la Madonna.
Muore così Ciro Aiello, agente immobiliare. Sotto un’edicola sacra contenente una Madonna in terracotta soffocata da corone di fiorelloni di plastica. Questo ragazzo sembra un bambolotto, rigido e snodato allo stesso tempo, seduto con la schiena diritta e le suole delle scarpe rivolte verso di noi. Continua a leggere

Guida alla morte per ragazze per bene

scritto da Marianna Crasto

Uno dei fondamenti educativi della mia infanzia è stato: trova un buon lavoro in modo da poter mandare all’aria il tuo matrimonio. Finché c’è stato tempo mia madre ha detto cose del genere, di solito mentre mi mostrava come depilarmi le gambe.
Potresti dover lasciare tuo marito e potresti essere senza lavoro, nell’arco della stessa settimana. Perché una donna può anche non lavorare nella nostra sporca società patriarcale, tesoro mio. Ma se non vuoi rimanere fottuta, trova un buon lavoro e forse è il caso che ti spieghi cosa sono i contributi.
Ecco mia madre.
Dopo avermi partorito mi ha allevata in modo da poter affrontare una molteplicità di situazioni: non Le Avversità, non Le Difficoltà, piuttosto Le Cose. Sono cioè potenzialmente capace di tutto, perché mia madre non mi ha insegnato nient’altro che essere pronta all’evenienza, cioè qualcosa che è insieme molto specifico e molto generico, qualcosa nell’affrontare la quale vale tutto e vale solo uno stratagemma specifico, contemporaneamente, in un clima di tracollo nervoso e grandissimo divertimento per grandi e piccini. Continua a leggere