Dio delle molotov

Non temo niente
non spero niente
ma sono uno schiavo
i muri parlano
le parole sono coltelli in bocca
le ferite sono feritoie
le fiamme cercano spazio sull’asfalto
si fanno largo
sembrano lanterne.

Ci sentiamo colpevoli
per le cose sbagliate
per aver lottato fino all’ultimo
neanche una volta
per tornare alla pena dei nostri doveri
a chinare di nuovo il capo.

È il bisogno di vivere
a spingerci fuori.

Questo è un lamento che si canta in coro
ma si balla da soli
appartiene a tutti
ma parla a ognuno.

Dio delle molotov
tigre di vetro
fucile alla gola
pericolo di morte
i giorni dell’ira sono lontani
hanno tolto i muri ai pittori.

Dio delle molotov
sognatore a Parigi
ubriaco a Bologna
senza un soldo lontano
la rivoluzione è l’inizio della vita
e nel vivere
molto spesso s’esaurisce.

Dio delle molotov
testa di cane
figura complessa
uomo che non cede
la città brucia da sola
avvolta in coperte di fortuna.

Quel che rende Dio un Dio
è credere nell’immortalità delle azioni
e nella mortalità dell’uomo
saper riconoscere la poesia negli altri
mettere in discussione la perfezione
eseguire vendette e miracoli.

Occorre contribuire
sporcarsi le mani
diventare fantasma al rumore sinistro delle sirene
le cose rimangono impresse
e come capita l’occasione regoliamo i conti.

Parla, parla, avanti parla
chi è stato?
Non so
non ricordo
non rispondo.

Non ha colore
la voce che ti chiama.

Dio delle molotov
fuoco negli occhi
soldato di strada
espulso dal cielo
le bottiglie volano come palle di neve
profumo di benzina
e poi la fuga.

Dio delle molotov
notte di sole
luce improvvisa
tensione alle stelle
non si lancia una bomba
portando guanti di seta.

Per i fratelli caduti
l’incendio è nella testa
pensarci sempre
non parlarne mai
ci scusiamo per il disturbo
ma questa è una rivolta.
Amen.

Ascolta Dio delle molotov letta dall’autore