Oleg


Il treno è fermo e il signore coi capelli grigi parla col suo collega, che lo ascolta senza troppa voglia e guarda in continuazione il giornale che ha appoggiato sulle ginocchia, come a voler dire che se ci fosse un po’ di silenzio lui leggerebbe anche, invece di star lì ad ascoltarlo. Il signore coi capelli grigi sta dicendo che adora l’inverno ed esattamente lì, dove sono fermi adesso, dove c’è quella distesa di campi un po’ assurda, visto che arriva all’improvviso dopo tutta una serie di quei palazzoni tipici di periferia, che delle volte arrivano ad avere anche venti piani, ecco, dove c’è quest’apertura inaspettata e ariosa, che in primavera e in estate è di un verde che sembra di essere in una risaia, qualche anno fa, era febbraio, il ventotto, se lo ricorda bene perché è il giorno del suo compleanno, il treno si era fermato per un guasto e allora lui, senza sapere bene perché, era sceso e si era messo a fare un giro per i campi, che quel giorno erano bianchissimi, visto che aveva appena smesso di nevicare e c’era una luce bellissima, come solo in inverno può succedere.
Il signore coi capelli grigi pensava di essere solo, in mezzo ai campi, invece aveva incontrato un signore con un colbacco che portava a passeggio un cane e che a un certo punto gli aveva rivolto la parola in una lingua sconosciuta: sembrava volesse informazioni, ma non riusciva a farsi capire. Dopo un po’ di tentativi, il signore col cane aveva tirato fuori una bottiglia con su scritto vodka e ne aveva offerto un goccio al signore coi capelli grigi che, timidamente, aveva bevuto, ringraziando per quella strana proposta, mentre il cane gli annusava timidamente le scarpe. Avrebbe voluto fermarsi ancora, quell’incontro gli stava mettendo addosso un po’ di euforia, ma era dovuto tornare al treno, che poteva ripartire da un momento all’altro. Il signore col cane, salutandolo, gli aveva detto una cosa che assomigliava a dasvidania, ed era scomparso. Più tardi, quello stesso giorno, il signore coi capelli grigi aveva ripensato a quell’incontro e si era stupito di aver trovato un signore che doveva essere russo, con un cane anche lui russo, che aveva cercato di fare conversazione e gli aveva anche offerto da bere. Era un pensiero strano, ma sembrava quasi che il signore arrivasse direttamente dalla Russia e fosse un po’ spaesato, come in un sogno in cui uno esce di casa e pensa di essere a Milano e invece si ritrova in Siberia, in mezzo alla neve e al ghiaccio; magari al signore era successo il contrario: era a casa sua a Vladivostok, era uscito per comprare le sigarette, e si era trovato a Bruzzano, un quartiere di Milano, senza sapere perché, e voleva sapere come tornare indietro.
Quella sera, tornando a casa, il signore coi capelli grigi si era fermato di nuovo nei campi innevati, sperando di trovare il signore russo e di potergli dare una mano per poter tornare a Vladivostok, e anche per offrirgli della grappa, che aveva comprato apposta in pausa pranzo. E in effetti l’aveva incontrato ancora, avevano bevuto vodka e grappa, fatto giocare il cane e parlato un bel po’, senza capire niente, ma facendo dei gran sorrisi, come degli amici che non si vedono da tempo. Si erano salutati dicendosi ancora dasvidania e quando il signore coi capelli grigi era tornato a casa si era sentito una gran gioia dentro, ed era sicuro che il suo nuovo amico sarebbe tornato a Vladivostok senza problemi, perché lì sono abituati all’inverno e alla neve.
Poi il freddo era sparito in fretta, insieme a febbraio, e nei giorni successivi, nonostante si fosse fermato spesso nei campi di Bruzzano, il signore coi capelli grigi non aveva più visto nessuno, e tutte le volte se ne era tornato ramingo sul treno, con la sua bottiglia di grappa e una nostalgia che non riusciva a dire.
Il signore coi capelli grigi non si è mai dimenticato di quell’incontro, chissà perché, e, anzi, ha sempre sperato di rivedere l’uomo col colbacco. In questi giorni si è preparato, dice al collega, perché sente che succederà qualcosa. Siamo a febbraio d’altronde, c’è un freddo che pare di essere al Polo Nord ed è prevista neve, proprio come l’altra volta, e lui ultimamente sente un presentimento felice, di quelli che fanno sorridere, che gli dice di stare attento, che ci saranno sorprese nella neve, basta aspettare e avere fiducia. In questi anni ha anche imparato delle espressioni russe, per riuscire a fare un po’ di conversazione e capire un po’ di più quello che dice il suo amico russo. Ha anche immaginato il suo nome, e alla fine ha deciso che fino a quando non glielo chiederà direttamente il suo amico col colbacco si chiamerà Oleg, che gli sembra gli si adatti bene. E anzi, spera che anche questa volta l’incontro avvenga ancora il ventotto febbraio, il giorno del suo compleanno, perché gli piacerebbe proprio, come regalo, rivedere Oleg, e chiedergli se può andarci anche lui a Vladivostok, che Bruzzano, chissà perché, gli fa venire addosso un senso di estate infinita che lo deprime come non mai.