Arringa del biografo

scritto da Jan Henkel


José Beguiristain abbandonò la Quebrada a 17 anni, poco tempo dopo che nacqui io, il suo biografo. Da lì, il mio oscuro, eccelso protagonista partì per Buenos Aires, dove progettava di dedicarsi allo studio della chimica e al vizio della scrittura. Trascorsi pochi mesi, suo fratello Enrique gli spedì una lettera in cui chiedeva, tra le altre cose, dei suoi rapporti con i bonaerensi. «Mi troveranno vivace come una palude» rispose. «Ogni volta che prendo parola in aula, i miei compagni mi guardano perplessi oppure si mordono le labbra per reprimere un sorriso. In tali momenti, ricordo sempre quel famoso ritornello paterno: “meno male che sei tanto eloquente, José”. Nonostante tutto, non nutro alcun rancore contro la gente della nostra capitale: diversamente da noi, non provengono da una terra di sonnambuli.» Continua a leggere

99 elefanti

scritto da Andrea Doro

C’è un elefante in mezzo ad una stanza
e ci sta bene e reputando la cosa interessante
andò a chiamare un altro elefante

ci sono due elefanti in mezzo ad una stanza
che tendono un filo, una ragnatela
un reticolato, una tangente, una tangenziale,
una trattativa e reputando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante

ci sono tre elefanti in mezzo ad una stanza
che giocano a carte, che parlano di affari,
che si scambiano idee, che fumano un sigaro,
che bevono whiskey e reputando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante

ci sono quattro elefanti in mezzo ad una stanza
il primo è un elefante da guerra e l’ultimo ha un padrone
il primo si è colorato di verde per differenziarsi
e l’ultimo è tristemente convinto
di non essere abbastanza grigio
per avere il diritto a restare nella stanza
e aprono un dibattito e reputando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante

ci sono cinque elefanti in mezzo ad una stanza
e la stanza inizia a diventare stretta
almeno per gli occupanti umani che continuano
a sorseggiare il the come se niente fosse
gli elefanti trovando la cosa assolutamente interessante
andarono a chiamare un altro elefante

ci sono sei elefanti in mezzo ad una stanza
che iniziano a muoversi urtando contro tutto
facendo cadere i mobili e calpestando le persone
che continuano a fare finta di niente
gli elefanti un pochino infastiditi
da questa umana indifferenza andarono a chiamare
altri quattro dieci settantanove cazzo di elefanti

che saltano sul letto poi uno cade e rompe uno specchio
un altro sale sul tavolo e un altro caga sul divano,
in sette decidono di sfondare una parete
per far entrare altri elefanti nella stanza
fino a quando qualcuno esasperato si è messo
a sferrare pugni contro un elefante qualsiasi dicendogli
“basta, è colpa tua se vedo tutto grigio, cazzospostati!”

e gli elefanti allora dissero tutti insieme va bene,
non c’è motivo di arrabbiarsi, bastava dirlo prima

tutti gli umani chiusero gli occhi
l’attimo prima in cui sparirono
altri giurarono e spergiurarono
di non averli mai visti lì

e con la proboscide amore con la proboscide ti stringerò
e senza dire parole andremo poi a nasconderci
e non avrò paura se non sarò grigio come dici tu
ma voleremo in cielo in carne e avorio
non torneremo più

Ascolta 99 elefanti letta dall’autore

Gigette le marionette

scritto da Francesco Follieri


Ho sempre voluto fare l’attore, da che mi ricordo. Nonostante le difficoltà posso riconoscere a me stesso di esserci riuscito. Certo, non sono arrivato a Hollywood, ma ho avuto le mie soddisfazioni. Film di serie B, come li classifica la critica, e a me sta bene. Anzi, condivido il giudizio e l’assegnazione. Continua a leggere

Cannella

scritto da Elisa Ciofini


Teneva le mani incollate al volante. Incollate nel senso effettivo della parola. L’asfalto procedeva dritto per più o meno un paio di chilometri, poi, a destra, l’uscita per l’autostrada. A sinistra, poco prima, quella per il paese. E man mano che la conversazione andava avanti le sue dita si stringevano sempre più attorno allo sterzo. Se ne rese conto solo al metro numero 523. Continua a leggere

La macchina del tempo

scritto da Gianni Contarino

Capii che la bustina l’avevo dimenticata a casa del nonno quando, tornato da lui dopo un’ora, trovai sul tavolo della cucina la teiera rovesciata e vidi lui passare in corridoio facendo il moonwalk di Michael Jackson. L’aveva visto in TV il giorno prima. Di solito non ne portavo mai lì, ma dopo sarei andato direttamente all’osteria dell’Orso, che si trova a soli trecento metri, dove mi aspettava Marica per cena. Continua a leggere

Ultras

scritto da Luca Bernardini

Papà ho pensato ’n po’ ’sti ggiorni, visto che te nun me parli ce parlo io co’ mme ….
Ho pensato che bisogna proprio cambia’ que’e sedie azzurrine che ce so’ ’n cucina
co’ quer neon fanno ’na combinazione letale, pare ’na bettola, ’n quarche schifo de cantina
me so’ reso conto ch’a tristezza d’a vita mia potrebbe esse’ ’n parte dovuta anch’ a quello
… ’sta luce, ’ste sedie, ’ste sedie co’ ’sta luce! Quer neon che te s’enfila ner cervello.
So’ sempre state lì ’ste robbe, t’abbitui a tutto e mica ce fai caso
pure a vedette così me so’ abbituato.
Pensa’ ch’eri gajardo e tosto, co’ ddu spalle, co’ du cojoni!
Mo’ me sembri ’n pezzo de cacio senza maccheroni.
Ma chi te o fa fa’ de restà co’ ’sta faccia? Brutto sei, sei proprio bbrutto!
Magni co’ ’sta cannuccia de flebbo, caghi ner pannolone, pisci ’n ’sta sacca gialla.
Me pare troppo lungo questo lutto
questo resta’ ostinato mezzo a galla
senza affogare mai der tutto.

Se nun fosse pe’ ’r culo dell’infermiera cor cazzo che ce verrei
te uso come diversivo, ma io in realtà vengo pe’ lei.
’A verità è che me sento ’n debbito però
senza de te nun sarei l’omo che so’.
Preggi e difetti eh! Nun c’allargamo …
’a mela tanto vie’ bitorsoluta quant’ er ramo.

A’o stesso tempo me penso a tutte ’e cose che potrei fa’
’nvece de sta’ qua a parla’ da solo.
Co’ tutti li probblemi che c’ho pà
nun so quanto senso ha venitte a fa’ st’assolo.
Me manca li sordi, me manca ’na fregna
trovamme ’na casa che nun sembri ’na fogna
fare ’n fijo, ave’ ’na vita degna …

Te possino acciacca’
te e ’er tu programma de mmerda de morì a metà.
T’ho scritto ’na poesia, ’a voi ascorta’?
Er primo verso fa:
“A rosa c’ha ’ petali …
a rosa c’ha ’e spine
a rosa c’ha ’r gambo
a rosa c’ha ’e foglie
a rosa è ’n fiore
che quand’ ha da morì more
tutt’ a trattalla come se fosse chissacchè … ’nvece …
come ‘a vita quanno è l’ora de mettece ‘na croce.”

Ne fai 70 tra du’ ggiorni
pe’ mme se’ fermo a 68 …
che so’ du’ anni che nun torni.
Venimo coll’amici mia d’a curva e te famo ’n coro de compleanno così:
Devi morire! Devi morire!! Devi morire!!! Devi mori’!!!!
……
Te saluto ora, devo anna’ ar cantiere
se vedemo pe’ festeggiatte tra ’n mazzetto d’ore.
Oh me raccomanno! Nun scappa’…
Te porto ’n dorcetto simbolico … preferenze pa’?
… ’O so, ’o so … ’o so già …

Ascolta Ultras letta dall’autore

I bambini del patio

scritto da Ernesto Castro Herrera

Risponde alle domande in un forum. È un procedimento complicato e delicato, odioso e allo stesso tempo sublime, che lo fa soffrire nonostante risponda solamente a due o tre domande al giorno. Non si sente capace di abbandonarlo. Cos’altro potrebbe fare altrimenti? Fabiola gli porta la colazione molto presto, apre le tende, alita sui vetri, e la prima cosa che dice dopo «Che Maria una buona giornata ci dia» è «Le accendo il computer».
Quasi ogni giorno è tentato si lanciarle una fetta di pane addosso. Non lo fa perché lei è la sua unica compagnia in quella casa enorme. Continua a leggere

Fanta

scritto da Luca Bernardini

Scendi a prendere qualcosa da mangiare
alla rosticceria cinese sotto casa.
Sei davanti al frigo preso a contemplare
birre e lattine in posa.
Sei file di coca-cole: quelle da ingrassare
coca-cole senza questa o quella cosa.
Tre di sprites, due di fanta.

Le coca-cole sono sempre un po’ indietro
perché quello prima di te e quello prima di quello prima di te
hanno preso una coca e la fila va in arretro.
Alcuni fedeli prendono una sprite, ma stucca un po’
e non ti fa la lavanda gastrica alla gola
come invece fa la coca-cola.

Ma al mondo forse, che prendono la fanta
ci saranno due persone a dirla tanta.
Le fante stanno lì da anni a guardare le cole essere scelte e portate via
rimpiazzate da nuove lattine splendenti
bianche e rosse colori vincenti!
Le sprites pure vengono scelte con decisione
aristocratiche: verdi, argentee e blu, come le code di un pavone.

La fanta……la lattina è…..arancione
e anche la scritta non è armonica
non è aristocratica, né popolare, attenzione!
Non è spremuta, non è acqua tonica.
Se la bevi veloce non salgono abbastanza bollicine al naso
ha meno … non a caso la sua effervescenza non è altrettanta: è fanta.

L’ultima lattina di fanta nell’angolo del frigo, in fondo sì
io … mi sento così
in un mondo pullulante di cole e di sprites:
io sono la fanta sto fermo e aspetto, mai
nessuno mi sceglie e dissigilla la linguetta
per vedere se dentro ho qualcosa di buono
nessuno è neanche curioso di assaggiarmi o ha fretta
di capire chi sono, sciaguattarmi, scardinarmi l’aletta
farmi affezionarmi mentre mi sprigiono.

Eppure sono fatto anch’io dalla coca-cola company editore!
Perché faccio così schifo? Che interesse aveva il signore
Cola Coca – e company – a produrmi, quando
nessuno mi compra e lentamente sto scadendo.
Perché mi hanno messo in commercio se non c’è domanda?
Perché non hanno fatto solo le cole e le sprites che vendono a randa!
Il tempo passa e sgasa signore mio
fino all’ultima delle mie bollicine sale per nessuno ed io
sento salire il groppo di una scompagnata fine.
Se rinasco almeno mi imbastirebbe un market placement migliore?
E già che c’è, mi faccia di un altro colore.

Ascolta Fanta letta dall’autore