Queste oscure materie

scritto da Dario Picchiotti

Del 1998 ricordo la traversa di Di Biagio contro la Francia, la pizza e il Topolino dopo il catechismo del sabato, le serate passate a leggere i Piccoli Brividi.
E poi il mutuo: il mutuo lo ricordo più di ogni altra cosa.
I miei iniziarono a parlarne che stavamo per trasferirci in una casa più grande perché mia madre era incinta. In quel periodo l’attesa del mutuo aveva monopolizzato ogni angolo di conversazione, ogni movimento. Continua a leggere

Voci dal crollo

scritto da Camilla Marchisotti

Luogo dell’azione: Un qualunque palazzo
Tempo dell’azione: Ieri, oggi, forse anche domani
Personaggi: La Sig.na Lingua (in absentia)
La madre, Sig.ra Parola
Gli inquilini
La portinaia e suo figlio

La signorina Lingua, -ina perché con corteggiatori molti ma malgrado tutto ancora da sposare -, per gli amici solo L., dal sesto piano urla “Ed io non posso più esser io!” prima di buttarsi di sotto a capofitto, come se giù avesse da trovare un mare e invece c’era solo il pavimento dell’androne, nessun divino amico più l’afferra.

“Si è buttata o l’hanno spinta?”, sussurrano le malelingue del quinto, le protolingue degli altri, gli inquilini ricchi, quelli dei piani e dei registri alti, che sono i soli rottami possibili adesso, detriti fonici post-mortem. Non sanno che sono caduti anche loro con lei: morta la figlia sono orfani di senso, e a nulla varranno gli altisonanti sostantivi in -zione, scudi di fumo. Continua a leggere

Poesia Veterofemminista

scritto da Stella Iasiello

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna,
ma dietro una grande donna c’è sempre un uomo con un grande…
Per dipingere una parete grande,
ci vuole un pennello grande o un grande pennello?
Cinghiale! Il maiale col pennello da bagnare!
Scusi, signorina: sa dirmi se è nato prima l’uomo o la gallina?
Se è nato prima il pene o la vagina?
Se è nato prima il fiore o l’ape…
Regina, reginella, quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello
anche solo con la punta dell’uccello?
Cinque passi da…
Cinghiale! Il maiale con le costole da staccare!
Una a me, una a te, una alla figlia del castello
marcondirondirondello che faceva all’amore
con la principessa col pisello.
Donne turudù in cerca di guai,
in cerca di un sempre, in cerca di un mai,
in cerca di una scarpetta,
in cerca di una casetta,
in cerca di una famiglia perfetta
e ninna oh, questo bimbo a chi lo do?
Lo darò all’uomo vero che mi fa un occhio nero,
anche se “non una di più” / “non una di meno”
dovrebbe far zero.
Ma pensa te che sfiga:
volevi darmi una botta di morte
e mi hai dato una botta di vita!
Per Francesca che non si trovava,
per Giulia che era brava,
per Silvia che ignorava che Luca si bucava,
per Anna che sapeva fare all’amore,
per Gianna Gianna Gianna che aveva un coccodrillo ed un dottore,
a Marinella volata su una Stella lassù
e che palle ci aveva fatto Lisa dagli occhi blù
così dopo signoria Lia e passerotto non andare via,
ecco questa mia dedicata a… Mammamamammmariaaaa!
Se non sei mamma non sei donna,
se non sei donna non sei mamma,
se sei uomo non sei donna…
se sei un uomo non ritorna…
devi andare alla gogna!
Generare dietro la collina, ci sta…
il Cinghiale! Il maiale con le gonadi per farmi impregnare!
Ma perché dovrei sollevare una bestia dal peso morale
di essere la copia genetica del suo genitale?
Io rinuncio.
A Satana. Rinuncio.
A tutte le sue opere. Rinuncio.
A tutte le sue seduzioni. Rinuncio.
E credo nell’IO onnipotente
di chi attraversa tutta la vita solo per dimostrare
che non importa di che genere sei fatto
perchè tanto finirai col degenerare.

Ascolta Poesia veterofemminista letto dall’autrice.

Tre macchie

scritto da Filippo Rosso

E mogge di maiæ no son né vidue né maiæ… Un matrimonio combinato che avrebbe voluto dire rimanere vedova qualche anno più tardi – lui era rimasto schiacciato da una trave di acciaio nei pressi dei Finger Lakes – lei non l’aveva mai accettato. Ultima volontà di suo padre, sul letto di morte. Aveva seguito controvoglia il fratello a Rochester, tenendosi stretta il suo cognome di ragazza, nel maggio del 1902.
Quando il telegramma li aveva avvisati dell’incidente all’acciaieria, lei era scoppiata a ridere e il fratello le aveva rifilato uno schiaffo che l’aveva fatta cadere per terra. Continua a leggere

Il lato sinistro del letto

scritto da Stella Iasiello

Il lato sinistro del letto
di quello non scritto, l’hai letto
sul lato scoperto che rende perfetto l’effimero effetto
di tutti i miei sogni in fondo al cassetto
che non ho.
Sospetto un rigetto, un rapido lampo felino di gatto distratto
che mentre attraversa la strada intuisce il botto
e non lo evita
convinto che la luce che gli si pari davanti lo merita
solo per il fatto di essere “illuminata”.
Medita. Edita. Eredita perdita etica ed estetica.
Poi lesto, l’evita.
Scansa una fine che non merita.
Cancella quello non scritto e non detto
per tornare a sognare quei sogni sul quel cassetto
che non ha.
Domani sarà un giorno perfetto per aprirlo di getto
o gettarlo in un cassonetto:
un rapido gesto felino di gatto distratto e gretto
che dorme sempre sul lato sbagliato del letto.

Ascolta Il lato sinistro del letto letto dall’autrice.

Il cono

scritto da Andrea Tagliaferri

La psicologa ha i capelli color cenere appallottolati in un crocchio stretto. Al collo una collana di fili d’ambra baltica e un completo di lino celeste smanicato avvolge la sua pelle grinzosa e piena di macchie color sughero. Anche le mani incrociate sul ginocchio accavallato sono disegnate da mega lentiggini con la forma di chicchi d’uva stirati a terra. La sua voce è grave con striature acide che si addensano nella mia testa. Dice «c’è Aida,» prima con le mani mima la forma della sfera, poi distende il palmo della mancina e continua «prima c’è Aida, dopo la sua malattia, non il contrario. È così che dovete vivere la cosa.» Annuisco tipo palletico e penso che sì, ha ragione, non ci avevo pensato. Le sue parole mi confortano regalandomi una prospettiva nuova. «Dovete vivere giorno per giorno, pensare all’oggi.» Continua a leggere

Due novembre

scritto da Natalia Guerrieri

La fila di zucche appoggiate sul muretto tra le due fattorie sprofondava sotto la pioggia leggera ma continua che assillava la Bassa dalla sera prima.
Sembravano facce di spiriti dispettosi, determinati a sghignazzare fino all’ultimo istante prima di sciogliersi, nonostante l’assillo dei moscerini e delle muffe e l’acqua che imputridiva le morbide bucce arancioni. Di una di esse non rimaneva che il coperchio, come se il resto si fosse dissolto nell’impatto con le pietre e la calce sottostante a seguito di un incidente.
La scena di un crimine, pensò Chiara per un istante, rigirandosi quel trito e televisivo accostamento di parole in bocca. Non riuscì però a sorridere, nemmeno per un momento. In quelle fattorie abitavano bambini. Continua a leggere

Omne animal post coitum triste est

scritto da Paolo Agrati

Ho lasciato il mio seme in un sacchetto di gomma
nella pattumiera di un albergo. Ho fatto un bel nodo
stretto e l’ho gettato assieme ai fazzoletti sporchi
agli involucri dei saponi, le boccette vuote di doccia schiuma
i mozziconi di sigarette nella cenere, le cartacce con gli appunti
e tutti i miei rifiuti in genere.
Mi hai detto che ti ricordi di me ogni volta che passi
da un cassonetto perché il nostro primo bacio fu proprio
lì davanti. Ci tenevamo stretti come gli amanti nei film
muti e abbiamo lasciato che le lingue parlassero frugandoci a fondo.

Non siamo noi, è l’amore stesso che ha bisogno
che qualcuno gli permetta d’esistere, che lo metta al mondo.

Ascolta Omne animal post coitum triste est letto dall’autore

23-17

scritto da Francesca Astarita

Qualcuno che si trovi a guidare davanti a quella fermata del bus non farebbe caso a loro. Un passeggero, in quella stessa automobile, registrerebbe solo distrattamente la loro presenza. Probabilmente l’unico modo per vederli sul serio sarebbe attraversare la strada e guardare dritto nella loro direzione, e anche in quel caso ci vorrebbe attenzione. Continua a leggere

Messaggio di un morto ancora vivo

scritto da Paolo Agrati

Cosa farò senza di te?
Quando sarò morto
quando sarò solo,
morto e senza corpo
in uno spazio sconosciuto?
Potrei venirti in aiuto
con qualche numero fortunato
seguire la tua guida incerta
per proteggere l’auto
dai pericoli della tangenziale.
Potrei apparirti nel sonno
e chiederti perdono
per il mio debole corpo
scusarmi d’averti lasciata
sola a risolvere le beghe
con la casa da spazzare dalla polvere
il vicino rimbambito, il mutuo
l’armadio da svuotare
dai vestiti che un parente
con la mia stessa taglia
un giorno o l’altro
indosserà controvoglia.

Chi mi ricorderà la sera
che devo lavare i denti
portare in cortile la spazzatura
che sono anch’io un essere speciale?
Con chi parlerò della Luna e del futuro
a chi poggerò la testa sulla spalle
sgranocchiando popcorn
davanti a un film di Woody Allen?

In un sogno di una notte d’estate
fingendo di non essermene andato
vestito da prete, da arlecchino
da pirata, da cretino, da soldato
rivolgerti ancora la parola
per ricordarti quanto siamo stati felici.
Diventare terra e sostenerti
mentre passeggi o pedali in bici.
Carezzarti come brezza
in una pausa dai giorni bui
mentre torni a casa o te ne vai
per i fatti tuoi.

Invece di annoiarmi
della mia nuova forma
delle banali soluzioni
d’esistenza e redenzione
offerte dalle fedi conosciute
sarebbe bello ritornare
di tanto in tanto
a farti compagnia
quando scegli le verdure
il formato della pasta
il colore della stoffa di un vestito.
Quando resisti alle storture
della misera esistenza
affondando in qualche libro
il tuo naso fuori moda.

Lo so, anziché lasciare la tua mano
avrei dovuto confessarti un segreto
portarti ancora in viaggio, lontano
aggrapparmi alla mia pelle
per sfuggire all’unico destino
che l’amore non è capace di cambiare.

Ascolta Messaggio di un morto ancora vivo letto dall’autore