I pomodori di Mr. Sanderson

scritto da Letizia Lipari

Badante suona male. Preferisco presentarmi così: «Piacere, mi chiamo Margherita e sono la governante italiana del signor Sanderson». In inglese suonerebbe più o meno: «Hi, I’m Margherita, the Italian housekeeper of Mr. Sanderson». I miei compiti come governante comprendono:

  • tenere pulita la casa
  • preparare i pasti
  • fare il bucato
  • tagliare le unghie dei piedi di Mr. Sanderson
  • potare i meli di Mr. Sanderson
  • accompagnare Mr. Sanderson all’officina a guardare riparare le macchine
  • leggere ad alta voce i sottotitoli dei film stranieri per Mr. Sanderson Continua a leggere

Inverno senza neve

scritto da Elisabetta Ceroni

«Certo che se nevicasse sarebbe tutto diverso.»
Alzo lo sguardo dal mio piatto di minestra, la mano ferma a mezz’aria con il cucchiaio che gocciola.
«Cosa dovrebbe esserci, di diverso? A parte il pullman che ci mette mezz’ora in più, come se adesso…»
Mia madre ricambia il mio sguardo e sbuffa, si alza da tavola e porta il suo piatto vuoto nel lavabo.
«Va beh, Pietro, certo che ragionare già così alla tua età, con questo cinismo!» esclama, tornando a sedersi. Allunga una mano verso il pane, ne strappa un pezzo. Continua a leggere

Boomerang

scritto da Ilaria Vajngerl

Il campo bagnava le scarpe a chi lo calpestava. Io e mio padre mettevamo gli stivali di gomma, quando tornavamo a casa dimenticavamo di toglierli, così il campo entrava in cucina a sporcare di terra il pavimento pulito. Mia madre prendeva la scopa e sbatteva le porte.

Nei reggiseni di mia madre ci stavano sei arance, tre da una parte e tre dall’altra, o  quattro paia di calzini di lana, due da una parte e due dall’altra. Le chiedevo, posso provare il tuo reggiseno? e lei mi rispondeva di sì, basta che poi lo rimetti nel cassetto. Continua a leggere

Bianca

scritto da Ilaria Tagliaferri

Nel dicembre 1996 Bianca aveva venti anni e partì per la Croazia, aggregandosi a un gruppo di ragazzi che non conosceva affatto. Lo scopo del viaggio era portare pacchi umanitari agli abitanti di Knin, una città sul fiume Cherca. Decise di partire all’improvviso, anche se da sempre temeva il pensiero di passare del tempo con degli sconosciuti. Glielo aveva proposto Serena, una ragazza che aveva conosciuto a lezione di letteratura italiana all’università. Serena portava gonne colorate, i capelli lunghi e opachi, era timida e gentile. Di solito Bianca era spaventata da quelli come lei, dagli alternativi. La innervosivano. Spavaldi, incazzati a qualsiasi ora del giorno, con gli occhi semichiusi per il sonno e il fumo, gli alternativi erano sicuri di sé, insofferenti a tutto. E colti. O almeno, ci tenevano a mostrarsi colti. Continua a leggere

La Volvo rossa

scritto da Leonardo Mazzeo

Giorgio non aveva intenzione di sposare Federica. Si erano fidanzati ai tempi del liceo, la loro storia era andata avanti per anni. Poi venne il giorno del matrimonio.
Giorgio arrivò per primo, anticipò invitati e prete. Passeggiava esaminandosi il completo. La giacca gli stava un po’ larga, i pantaloni erano retti da una cinta di cuoio nero e cadevano con precisione sulle scarpe nere e lucide. Continua a leggere

Bruciature di sigaretta

scritto da Barbara Bedin

Ci sono lavori che scegli, altri capitano.
In certi precipiti per caso, impari l’arte di rattoppare le ali mentre buchi l’atmosfera e, dopo, voli più leggero. Da qualcuno fuggi, o cerchi di fuggire, quando inizia a mangiarti dentro i sogni, mordendoti la dignità, un boccone per volta.
Alla domanda: Cosa vorresti fare?, Sofia non aveva mai saputo rispondere con decisione, la scelta cadeva con la casualità della pallina nella roulette e, quando si fermava, scopriva di aver puntato le fiches da un’altra parte. Aveva sempre saputo, invece, quello che non avrebbe voluto fare. Ragionava per sottrazioni, togliendo dall’universo delle possibilità le stelle che brillavano di meno. Continua a leggere

Distributore di benzina

scritto da Elena R. Marino

È arrivato dal buio e la prima cosa che mi ha detto è stata: guido io. Sono riuscita a riassorbirmi veloce nell’abitacolo e a incapsularmi nella poltroncina del guidatore con le mani ben ferme sul volante. Ho acceso, si è illuminato il cruscotto e ho ingranato la marcia.
No, non è vero: invece le mani mi tremavano. Come all’esame di guida. Però sono rimasta attaccata al volante, mi reggevo così.
«Sali» gli ho detto.
Mi ha guardato strano, ma è salito. Continua a leggere

Destinatario non pervenuto

scritto da Matilde Quarti

Ogni passo di Cosimo lascia sull’erba una chiazza scura, cammina guardandosi le punte dei piedi, come un pirata che misura le distanze alla ricerca di un tesoro nascosto. Lara lo segue poco da presso, con le braccia conserte e le guance tirate per il freddo. Hanno quattordici anni, in futuro Cosimo salirà a Milano per lavorare nella ditta di costruzioni di uno zio e Lara resterà in Toscana, a fare la maestra d’asilo. Ma si tratta di un’altra vita e adesso hanno solo quattordici anni e dei vestiti fuori della loro misura, troppo larghi lui, troppo stretti lei. Sembrano trovare un senso solo uno accanto all’altra, incompatibili con il resto del paesaggio. Continua a leggere

E venne il giorno degli uomini bob

scritto da Alessandro Milanese

Dovete ricordare sempre che nel bob le ossa non si rompono.
No, no… si sbriciolano!

(Cool runnings: quattro sottozero)

Era da poco scoccata la mezzanotte del giorno del suo compleanno, quando cominciò il sogno.
Una meravigliosa città immaginaria con stupendi palazzi dell’800, portici perfetti e ciottolato ovunque. Vie strette e ripide illuminate a giorno da lampade grosse come automobili sospese in aria.
Ci era abituato. Sogni sfarzosi alla fine di giorni modesti. Ma questo, fin da subito, gli era sembrato diverso.
Camminando come in un videogioco sparatutto alla ricerca di bersagli aveva incontrato una vecchia fiamma, elegante in un tailleur nero, che mano nella mano del suo compagno sostava immobile nel bel mezzo di una piazza regale che ai quattro lati vantava altrettante chiese maestose. Continua a leggere