Il Tac

scritto da Michela Lazzaroni


Tac.
Anna voltò la testa, una mano ancora sul mouse e l’altra su command e s. Il muro bianco di fresco, i vestiti piegati e abbandonati sulla sedia, il parquet, nessuno di loro aveva parlato, ne era certa.
Riprese a guardare il monitor fingendo indifferenza e pizzicò la tempia con i polpastrelli staccando la pelle dal cranio, nel punto dove l’osso mandibolare premeva su quello mascellare e il mal di testa amava scavare il nido.
Tac. Continua a leggere

Adriano

scritto da Francesca Genti

mi è sempre piaciuto stare al telefono
e dare una mano a quelli che erano tristi
tristi cani piccoli in una pozzanghera
topi nelle botole caramelle non scelte
reduci in tuta sulle panchine
persi nelle parole delle costellazioni
la domenica pomeriggio nella ghiaia
mi è sempre piaciuto ascoltare
il suono della voce che non recita
quando un po’ ubriaca o un po’ innamorata
o davvero disperata o molto triste
molla la dizione la chiarezza
diventa nuda e prende la cadenza
un po’ di accento delle nonne
dei tuoi antenati e della loro fatica
diventa così tenera e in disarmo
gatto bianco con un campanellino al collo
e fu così che
unendo il grande spirito umanitario
con la passione dell’ascolto telefonico
diventai volontaria del telefono amico
torino millenovecentonovaticinque
uno scatto urbano su tutto l’italico suolo
trecentosessantacinque giorni l’anno
all’avanguardia dell’orecchio al prossimo
sulle barricate contro la solitudine
radiocomandati da don bosco
il turno più duro era quello della mattina
perché se già all’alba
senti il bisogno di chiamare il telefono amico
non hai più nessun dio da pregare
né monete per il caffè
non hai neanche parole
e infatti molte telefonate erano mute
e per reggere quei silenzi di prima mattina
quei silenzi di domenica luterana negli orfanotrofi
di bunker caduti sulle spiagge bretoni
dovevi fare appello a tutti i gatti che avevi visto
a ogni arcobaleno a ogni ciglia sbattuta
dagli occhi timidi di chi ti aveva adorato
al pomeriggio chiamavano i segaioli
presi dal demone meridiano
e dalla chimera dello scatto urbano
più conveniente delle linee hot
erano gli anni novanta ricordiamolo
gli anni delle seghe telefoniche
e delle bollette milionarie
di intere pensioni di madri macilente
finite nei caveau di santa SIP
per colpa di quarantenni imbelli e rattusi
senza coraggio né denaro per andare a puttane
la sera e la notte erano i momenti più belli
c’era il silenzio il ronzio degli apparecchi
qualche zanzara e i primi vegani
(torino è sempre stata all’avanguardia)
che mi sgridavano quando ne uccidevo una
ma poi erano anche gentili
e mi passavano i baracchini con il tofu
al telefono potevo risponderti io
che ero una poetessa con la erre moscia
i capelli lisci e la passione dello zodiaco
o un vegano avanguardista
o giorgio che aveva uno spiccato senso dell’umorismo
e anche lui la erre moscia
che gli avevo spiato la data di nascita nella carta d’identità
e una volta, mentre masticavo il big babol,
gli avevo chiesto: ma tu a che ora sei nato?
perché volevo sapere tutto di lui
del suo tema astrale di come era
e magari parlargliene di notte
in una lunga telefonata
perché, forse l’ho già detto,
a me piaceva molto stare al telefono
e dare una mano a chi era triste
o a chi non si era accorto di qualcosa di importante
di qualche tratto fondamentale della sua personalità
in quelle notti in cui tutto doveva ancora succedere
sospesi nel buio
nel palmo morbido delle attese
sopra di noi i cieli la solitudine degli altri
una parola gentile che cadeva
monetine nel juke box di via tunisi
in quelle notti chiamava adriano
che aveva la voce più bella e disperata
la voce più bronzea e rottamata
un vagone in deraglio sul ciglio di un burrone
una scatola nera in mezzo al deserto texano
ti parlava degli extraterrestri e della sua ragazza
di un tappeto persiano prezioso
di tutti i dettagli che rendono l’ora luminosa
l’avrei ascoltato tutta la vita
la mia sherazade torinese
le mille e una notte dal bordo del divano
avrei voluto chiedergli di che segno era
e anche l’ascendente
ma mi sembrava una domanda scema
e rimandavo sempre
per la paura di rompere l’ordito del racconto
di sciupare il velluto della voce 
i modi di dire il suo vocabolario
poi non ha più chiamato
secondo me era dell’acquario

Ascolta Adriano letta dall’autrice

Xenoglossia

scritto da Gabriele Nucatola


Qualche giorno fa mi son svegliato che parlavo sette lingue diverse.
Anzi, a dirla tutta mi son svegliato che pensavo pure in sette lingue diverse. Perché per parlare è necessario prima pensare, certo, ma non è un concetto così banale come può sembrare a un primo acchito. A me, ad esempio, prima di qualche giorno fa, quando cioè ho iniziato a pensarle e a parlarle queste sette lingue, non è mai passato per la mente. E quando me ne sono reso conto, ne sono rimasto folgorato. Continua a leggere

Minchia di fragola

scritto da Marco Morana


Toni Baiata veniva a stanarmi quando ero da solo. Mi si avvicinava ancheggiando, una camminata sicura e ostentata, e poi mi faceva la solita domanda.
«Fusti tu chi ci riciste a me matri ca me minchia avi sapuri di fragola?».
Io lo fissavo, stordito. Non era una questione di traduzione. Dalle mie parti, il dialetto lo parli e lo capisci meglio dell’italiano anche a tredici anni. Era proprio il significato di quella domanda che mi sfuggiva.
Sei stato tu a dire a mia madre che la mia minchia sa di fragola?
Che voleva dire? In che senso la sua minchia poteva sapere di fragola? Continua a leggere

Io sono una

scritto da Francesca Genti

l’amore è una cosa da cameriere
Gianni Agnelli

I’mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’è ditta dentro vo significando

Dante Alighieri

io sono una che nel mondo
ci sta da sguattera professionale
su e giù di continuo per le scale
con il mocio inzuppato a strofinare

le parole, mia mansione speciale,
te le faccio così tanto brillare
che al padrone che mi tratta male
se le guarda gli viene lo svarione

alla retina e al bulbo oculare.
ne approfitto e dirotto l’astronave
butto a mare l’imperatore

le parole le stendo al sole
tra le pagine di un nuovo dizionario
che profuma di pane, baci e viole.

Ascolta Io sono una letta dall’autrice

La settimana in cui Martina non doveva morire

scritto da Claudia Petrucci


Emanuele aveva cominciato a conoscere Martina molto tempo prima di stringerle la mano. Gliene avevano parlato gli amici, a lungo, e lui aveva raccolto informazioni, mettendo in piedi un ritratto tutto suo, immaginario, tenuto insieme da aneddoti filtrati, rivisti e potenzialmente fasulli. Come di quella volta che Martina aveva soccorso la sua coinquilina suicida tappandole le vene con le mani, o di quel giorno, durante una manifestazione, che si era beccata una manganellata in fronte ma non aveva vacillato nemmeno un po’. Continua a leggere

La roba da mare

scritto da Massimiliano Piccolo


Il profumo denso della primavera, poi l’arsura intensa dell’estate, ed ecco tutti che parlano di mare. Io l’ho visto una volta soltanto. Si chiamava Ligure ed è accaduto una lunga giornata di una decina di anni fa. Non ci sono andato soltanto per curiosità, nonostante tutti i compagni ci andassero in pellegrinaggio ogni estate e quando dicevo che non ci ero mai stato mi guardavano storto. Se aggiungevo che non me ne importava niente, si mettevano a ridermi in faccia. Allora non ci vedevo più e mi partiva la scintilla. Continua a leggere

Finanziamenti per la poesia

scritto da Andrea Bitonto

Il Presidente della Giunta

VISTO il mare
VISTO l’eccessivo tormento che affligge la popolazione mondiale
VISTO le ingenti somme stanziate per arricchire pochi e affamare molti
VISTO che non aveva niente di particolare a cui pensare stasera

HA PENSATO BENE

di indire un bando per attività creative letterarie da svolgersi sotto pressione della Mancanza di
Autorità, in collaborazione con le Muse e con i Quattro Venti.

Art. 0
Tali attività non devono essere in alcuna maniera regolamentate, e devono sempre essere attuate in
deroga a qualsiasi delibera di qualsiasi Autorita, ivi compreso l’Ente ivi deliberante qualunque di
codesti fogli che il suddetto Presidente, nel suo ufficio, di solito firma e manda in giro per il mondo.

Art. 1 – Requisiti per la partecipazione
Gli aspiranti devono possedere un unico cuore, possibilmente battente, e calli sparsi sulla
superficie dell’anima;
I poeti, i prigionieri nelle torri, i letturisti del gas, e qualsiasi altro essere umano dotato di una penna
e di enormi dosi di pazzia (da accertare mediante apposito accurato esame dell’attività onirica)
possono fare domanda, e possibilmente darsi da soli la risposta, per l’assegnazione: a) dei fondi di
cui al successivo art.2 , b) del beneficio del dubbio, c) del bene dell’ironia, concretamente individuato come valida e reale risorsa per la salvezza dell’intero pianeta.

Art.2 – Importo dei finanziamenti
Le somme di denaro previste sono destinate alla pubblicazione di un libro di poesie.
I finanziamenti, negli importi di seguito indicati, verranno stanziati in base a criteri del tutto casuali,
e cioè le somme verranno versate in mare, o nascoste sulla superficie del pianeta, sotto appositi
massi, dietro impensabili facce amiche o nemiche, dietro improclamabili occasioni di cambio di
direzione esistenziale, compresi matrimoni azzardati, rasatura totale della chioma, estinzione del
vizio di fumare, trasferimenti al Nord Italia, o per i piu spericolati, in Canada o in Congo.
Gli importi sono i seguenti:
€ 50.000, in gettoni d’oro;
€ 50.000, in buoni pasto;
€ 50.000, in biglietti aerei intercontinentali di sola andata;
€ 50.000, in dichiarazioni d’amore, brezze al tramonto, fuochi in spiaggia e connessa piu bella notte
della propria esistenza;
€ 50.000, in ulteriori probabili esistenze, da accertare mediante il suddetto esame onirico, con
corrispondenti ulteriori probabili notti in spiaggia, belle o meno.

Art. 3 – Scadenza
Questo bando è già scaduto.

Art. 4 – Disposizioni transitorie, come quelle delle costellazioni nel corso delle ere galattiche.
Chiunque abbia qualcosa da dire, o da scrivere, ci pensi due volte, perché si tratta di stampare un
altro libro nella storia di tutti i libri pubblicati nella storia di tutte le edizioni della storia della
scrittura, e verrà stampato anch’esso grazie alla cellulosa di alberi che non hanno mai scritto poesie,
ma hanno comunque dato, anche in silenzio, ottimi frutti.

Firmato
Il Presidente della Giunta

Data e luogo
Nel proprio ufficio, alle dieci di sera,
mentre tutto è abbandonato,
la luce è spenta,
salendogli contestualmente alla mente
tutte le illusioni che ha calpestato,
tutte le donne che non lo guardarono,
tutte le mani che non lo sfiorarono.

ascolta Finanziamenti per la poesia letta dall’autore

Kreuzberg, Berlin

scritto da Silvia Lanfrancotti


Sono le sei e ventisette. Ne sono assolutamente convinto. Convinzione peraltro corroborata dal fatto che ventisette minuti fa erano le sei e basta. Il bel tempo persiste, pare. Almeno questo è quello che immagino dal grado di luminosità che si diffonde nella mia stanza-soggiorno-cucina. 30 mq al Grundbuch, cioè al catasto, un importo di affitto che presto per me sarà irraggiungibile come Emma Stone. Ma non divaghiamo. Sono le sei e ventisette e tra solo un minuto devo uscire dal sonno e inventarmi questa nuova cazzo di giornata. Mi rigiro sulle molle del divano Ikea EKTORP a tre posti, che non è neanche un divano letto. Mark me lo ha lasciato quando ha cambiato appartamento. Dormo anche per terra, in caso di necessità.
Mark mi manca un po’. Ma va be’. Continua a leggere

La fuoricorso

scritto da Elena Gottardello


Utilizzavo assai poco le bacheche della Facoltà: dimenticavo gli avvisi che appendevo. Se mi serviva un libro, o se dovevo vendere appunti o libri, scrivevo il mio foglietto e poi me ne dimenticavo fino al giorno in cui qualcuno chiamava, e mia mamma mi diceva ti han cercato per un avviso, hanno lasciato un numero. E mi dimenticavo di richiamare. Ecco perché usavo poco le bacheche della Facoltà: non arrivavo a molto. Dimenticavo.
Era l’inizio del primo semestre, i bagolari e i tigli nei viali avevano preso a tinteggiarsi dei toni del giallo, e gli studenti giravano Padova in biciletta, alternando portici, marciapiedi e piste ciclabili. Continua a leggere