Al livello del mare – Via dal baccano

scritto da Andrea Fabiani

Al livello del mare

Sarà perché son nato al livello del mare
che non mi sono mai sentito superiore agli altri
e che mi affligge da sempre
questa forma di asma esistenziale,
che per respirare bene
ho bisogno di sapere
di esser vicino a qualcosa d’immenso
che non saprei affrontare.

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Via dal baccano

E poi vieni
giù in motorino
via dal baccano
della festa
del Gran Baccano
e sfrecciando in giù getti
la sigaretta che ti ha fumato
il vento nel bosco
e come
per ogni altra scelta
della tua vita ti chiedi
se ne verrà un incendio
o niente.

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Correva l’anno

scritto da Giulia Cabrelle

«Mettiti a studiare!» Inevitabile, puntuale come un orologio arriva la solita lagna, anzi più che una lagna è un ringhio da tenente trentino in licenza, di solito seguito da uno scappellotto sulla nuca se non si ubbidisce subito. La figlia sventurata scatta mentalmente sull’attenti, mentre nella pratica si trascina con malagrazia fino al tavolino della camera che condivide con la sorella, già sui libri fin da subito dopo mangiato. Digerire con Cicerone, solo lei può. Continua a leggere

Mentre

scritto da Andrea Fabiani

Decine di aerei lasciano il suolo,
decine vi fanno ritorno, mio nonno
passeggia in spiaggia da solo. Un treno
arriva in orario alla stazione centrale
ed esplode, tra le braccia
del suo nuovo amante ancora
una ricca signora s’illude. Un ragazzo
esce da scuola, attraversa distratto
la strada e lì muore. Migliaia
di altri ragazzi, nello stesso istante
attraversano altre migliaia di strade
e non gli succede niente. Una donna
che non sorrideva da sette anni e due mesi
sorride. Trecento persone sbarcano vive,
in Sicilia, in un giorno di sole
un politico ne chiede la morte e poi
prega il Signore. In bianche
stanze splendenti uomini e donne
vengono assunti per vari lavori,
altri son licenziati, altri ancora
prendon coscienza
dei loro tumori. Una bella ragazza
dopo aver rimandato più volte
decide di farla finita, nell’abitacolo
di una vecchia Fiat Punto
si concepisce una vita.
Una commessa pesa la frutta
a un’anziana signora. Tua madre
piange, in cucina, da sola, mio padre
legge il libretto delle istruzioni
di un tavolino svedese rotondo.
Si spegne una stella
un lampione si accende
dall’altra parte del mondo nasce
e svanisce un arcobaleno, un uomo,
in Louisiana, sente bene il veleno
di un’iniezione letale fare il suo corso, un bambino
accarezza di nuovo
il cane che l’aveva morso.
Il rombo d’un tuono
segue il lampo che l’ha generato.
Sangue e denaro dovunque,
prelevato, versato. Milioni
di sms viaggiano in cielo
sospesi tra telefoni cellulari, l’ultima lettera
d’amore del mondo si perde
tra due minuscoli uffici postali. Piove
una pioggia di bombe
sopra un deserto, un vecchio locale
in cui andavano i miei
viene riaperto, un uomo
torna a casa
e dopo trentasei anni si toglie
la fede, la posa,
guarda una foto, le dice:
“ti voglio bene”.
E tutto questo è soltanto
tutto quello che avviene
mentre io e te ci diamo la mano
e stupidamente,
pensiamo, senza il coraggio di dirle,
le parole “per sempre”.


ascolta Mentre letta dall’autore, con un sottofondo di ticchettio d’orologio ❤️

Attenta a quello che chiedi

scritto da Slawka Grabowska

«Posso uscire sul balcone?»
«Ma non eri malata tu?» La mamma si avvicinò per toccarmi la fronte.
«Fammi andare. È una bellissima giornata.» Papà finì il caffè in un sorso e si alzò per andare al lavoro. «E tu pensa a guarire per il primo maggio.»
La mia testa si voltò automaticamente verso la finestra per guardare la ruota panoramica. Continua a leggere

Fish Jokes

scritto da Kate Reed Petty

Per cominciare, Anna cerca il suo nome. Compaiono 5881 email, ogni singola email che lui le ha mandato durante i tredici mesi in cui hanno lavorato insieme. Esclude dalla ricerca il suo indirizzo di lavoro, ma il suo account Gmail genera comunque 1739 risultati. Troppi per passarli al setaccio uno per uno. Non può cercare per data, non se la ricorda. Se vuole trovare questa email, deve farsi venire in mente le parole che ha usato. Continua a leggere

Latitudine

scritto da Giacomo Sandron

non ci si può lasciare quando comincia a fare caldo
le guardie giurate danno di matto
i quarantenni fanno addormentare
le ex fidanzate di diciotto anni
tagliano loro la gola nel sonno
e poi si impiccano
c’è pure chi spara a casaccio dalle finestre

mancano i presupposti adatti

bisognerebbe lasciarsi quando comincia l’inverno
o comunque le temperature scendono abbastanza
da fermare le emorragie

una volta un tipo in Alaska
è stato investito da un treno
che gli ha maciullato le gambe

è rimasto per ore sui binari
finché non lo hanno salvato
il gelo gli aveva cicatrizzato
le vene

alla nostra latitudine invece
sangue dappertutto
non sopravvive mai nessuno


ascolta Latitudine letta dall’autore

La rotatoria

scritto da Marta Cai

Giovani svegli – uomini morti di sonno
Karl Kraus

Pensavo «fallico» di continuo e non ero contento. Intelligente abbastanza per capire che l’associazione tra il membro virile e un albero artificiale è un’immagine abusata e priva di forza, non ho letto un numero sufficiente di libri per riuscire a sostituirla. Ricorrere al Responsabile della comunicazione istituzionale per liberarmi da quel trisillabo così morbido e liscio, che gioivo a pronunciare mentalmente, ma che stava diventando un’ossessione difficile da gestire nella mia posizione, mi spiaceva per orgoglio personale e vanità. Sapevo che prima o poi avrei dovuto cedere. Lui, così basso e calvo, davvero possiede un bel vocabolario; immagino perché più vecchio di me e senza amore. Continua a leggere

Shimenawa

scritto da Naoko Kumagai

Lo zio Kazuya, il fratello maggiore di mio padre, si impiccò nel granaio dietro casa, a Ishikari, appena fuori Sapporo, nell’isola di Hokkaido.
Aveva lasciato un messaggio:

Sono stato scoperto. È troppo tardi. Aiuto.

«Era andato di casa in casa a ricattare le persone affinché votassero per lui,» aveva detto mia madre. «Si era candidato per il consiglio comunale. Era un idiota.» Continua a leggere