Aldo

by Massimiliano Righetto

Mi chiamo Aldo, ho 38 anni e in prima media ho vinto il primo premio ad una esibizione di Karate.
Abito a Limena, di fronte al negozio di Toys e mi piace guardare dalla mia terrazza le persone che entrano nel negozio, escono, parcheggiano, tutto. Read More

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La ragazza altissima

by Cristian Marmo

«Quindi non squirta la spilungona?» mi domanda mio fratello, e io quasi non trovo la forza per ribattere. «Oh cristo Tobi, per l’ennesima volta: no, non squirta» replico io sorseggiando la mia quarta birra rossa della serata. «Il punto non è questo, cazzo» aggiungo per essere ancora più convincente mentre lui si dondola sulla sedia guardando una partita di calcio sul maxi-schermo del pub.
Gli sto raccontando che sto uscendo con questa tizia alta, altissima. Due metri e sette o giù di lì. Read More

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L’ora del tè

by Bianca Bertazzi

Mia madre armeggia col pentolino del tè. Lo riempie d’acqua e lo posiziona sul fornello. Ci siamo solo noi due in cucina, lei mi dà le spalle mentre fruga in dispensa, con i gesti bruschi e imprevedibili delle sue mani bianche.
La guardo prendere due tazze dal ripiano sopra al lavandino, aspetto che si volti ma ancora non lo fa, l’attendo seduta al tavolo con le braccia incrociate al legno. Oltre i vetri della stanza c’è un tempo gelido, una foschia bassa che si distende lungo la via. Se nevica sono spacciata, penso, devo ancora comprarmi un paio di scarpe adatte a questa stagione infame. Read More

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Attraversare l’Acheronte

by Andrea Siviero

Adesso non è neppure sicuro di essere sveglio. È difficile, certe volte la veglia e il sogno finiscono per confondersi, e lui non capisce più quale lato sia la realtà. Comunque quella scena è la stessa del racconto di José Emilio Pacheco, questo gli è chiaro. Sono le cinque di una domenica pomeriggio ed è seduto al tavolo di un bar. Ha appena smesso di piovere, l’aria è ancora gravida di umidità e qualche raggio di sole attraversa le nuvole. Read More

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Tutto il tempo del mondo

by Miguel Ángel Torres Vitolas

Una mattina

Si svegliò. Guardò sconsolato la mattina gonfia nella stanza e l’imprecisione dei mobili chiari e cremosi. Il lenzuolo era caduto a terra, aggrovigliandosi con il copriletto. La prima cosa che vide alzandosi furono le sue gambe magre e pelose e le dita corte dei piedi, che mosse come in un assurdo spettacolo di marionette. La luce appariva fragile e indecisa attraverso le tende che aveva chiuso male, e che prontamente andò a spostare per aprire la finestra. Read More

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Microeconomia

by Andrea Verde

La Chiarina aveva già convinto suo papà a lasciare sempre sul bancone un piattino di patatine gratis per i clienti, come fanno nei locali di Rimini, aveva detto, per far venir sete e invogliare ad ordinare una coca invece che il caffè. Il bar Paradiso su corso XX Settembre non ha mai avuto così tanti tipi di patatine in vendita. C’è sempre stato un espositore di metallo tra il bancone e la porta a soffietto del ripostiglio, uno di quelli che i fabbricanti regalano ai gestori di bar, con la loro marca in cima e tanti gancetti. La Chiarina cambia la disposizione ogni giorno. Dice che bisogna mantenere vivo l’interesse del cliente e diversificare l’offerta. Read More

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I figli dei figli dei gatti di Hemingway

by Cristian Marmo

I figli dei figli dei gatti di Hemingway vivono nella casa-museo dello scrittore americano a Key West, in Florida. Ogni mattina un inserviente del comune porta loro crema di latte di capra, vongole veraci grandi come albicocche o battuta di vitello, a seconda del giorno e delle loro esigenze alimentari. Quando l’inserviente invita degli ospiti nel loro appartamento, cosa che gli sarebbe vietata, questi cominciano ad accarezzarli e a pronunciare loro parole al miele. Ma i figli dei figli dei gatti di Hemingway non amano questo tipo di vita agiata, né tantomeno tutte quelle smancerie che la gente comune dedica agli animali d’appartamento. Read More

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Mezzaluna fertile

by Marta Cai

Nell’estate del 1983 la mia unica gioia fu l’ascolto di A kiss in the dreamhouse. L’anno prima io e miei amici l’avevamo rinnegato, ci eravamo quasi offesi. Cos’era successo a Siouxsie? Cos’era quella roba quasi psichedelica, quasi pop? Cosa ne sarebbe stato del punk, del post-punk e della nostra stessa vita? Ma nell’estate del 1983 cambiai idea e quel disco mi fu compagno nella discesa agli inferi della mia consunzione d’amore. Read More

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Breve relazione a proposito dei tetti spioventi e di altre peculiarità botaniche della nostra regione

by Dario De Marco

Se una retta taglia altre due rette determinando dallo stesso lato angoli interni la cui somma è minore di quella di due angoli retti, prolungando indefinitamente le due rette, esse si incontreranno dalla parte dove la somma dei due angoli è minore di due angoli retti. (Euclide)

Cherteston (…) immagina che ai confini orientali del mondo vi sia un albero che è più e meno di un albero, e ai confini occidentali una torre, la cui sola architettura è malvagia. (Jorge Luis Borges)

 

Nella nostra terra i tetti delle case sono talmente spioventi da essere quasi verticali. Curiosa coincidenza, tanto nel nostro idioma quanto nel vostro il termine “spiovente” deriva da “pioggia”, ma è per fare fronte ad altro genere di precipitazione atmosferica che questi tetti sono nati: la soffice, incorporea, eppure massiccia, pericolosamente pesante, fantastica neve.
L’estensore del presente rapporto – e dio solo sa quanto mi costa dovermi esprimere in prima persona, essendo la modestia connaturata alla mia personale indole come alla nostra cultura di gente schiva – l’estensore ha avuto un privilegio raro: solcare i mari e calpestare terre lontane, possibilità negata alla maggior parte della gente nata qui. Read More

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La pausa pranzo

by Giorgio D.

È quasi ora di pranzo e io me ne sto nel retro dell’officina. Gabriele è andato a prendere i panini; aspetto che torni e intanto me ne sto tranquillo sullo sgabello. Sono lì che do un’occhiata al giornale ed ecco che vedo entrare in officina un tizio vestito da giocatore di basket. Indossa un paio di pantaloncini larghi, di colore viola, e una canotta grigia, larga anch’essa. Lo guardo distrattamente, giusto il tempo di accorgermi che in mano ha un pallone leggero, tipo Supertele, mezzo sgonfio e rovinato.
Dica pure, gli faccio. Read More

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