Minchia di fragola

scritto da Marco Morana


Toni Baiata veniva a stanarmi quando ero da solo. Mi si avvicinava ancheggiando, una camminata sicura e ostentata, e poi mi faceva la solita domanda.
«Fusti tu chi ci riciste a me matri ca me minchia avi sapuri di fragola?».
Io lo fissavo, stordito. Non era una questione di traduzione. Dalle mie parti, il dialetto lo parli e lo capisci meglio dell’italiano anche a tredici anni. Era proprio il significato di quella domanda che mi sfuggiva.
Sei stato tu a dire a mia madre che la mia minchia sa di fragola?
Che voleva dire? In che senso la sua minchia poteva sapere di fragola? Continua a leggere

Io sono una

scritto da Francesca Genti

l’amore è una cosa da cameriere
Gianni Agnelli

I’mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’è ditta dentro vo significando

Dante Alighieri

io sono una che nel mondo
ci sta da sguattera professionale
su e giù di continuo per le scale
con il mocio inzuppato a strofinare

le parole, mia mansione speciale,
te le faccio così tanto brillare
che al padrone che mi tratta male
se le guarda gli viene lo svarione

alla retina e al bulbo oculare.
ne approfitto e dirotto l’astronave
butto a mare l’imperatore

le parole le stendo al sole
tra le pagine di un nuovo dizionario
che profuma di pane, baci e viole.

Ascolta Io sono una letta dall’autrice

La settimana in cui Martina non doveva morire

scritto da Claudia Petrucci


Emanuele aveva cominciato a conoscere Martina molto tempo prima di stringerle la mano. Gliene avevano parlato gli amici, a lungo, e lui aveva raccolto informazioni, mettendo in piedi un ritratto tutto suo, immaginario, tenuto insieme da aneddoti filtrati, rivisti e potenzialmente fasulli. Come di quella volta che Martina aveva soccorso la sua coinquilina suicida tappandole le vene con le mani, o di quel giorno, durante una manifestazione, che si era beccata una manganellata in fronte ma non aveva vacillato nemmeno un po’. Continua a leggere

La roba da mare

scritto da Massimiliano Piccolo


Il profumo denso della primavera, poi l’arsura intensa dell’estate, ed ecco tutti che parlano di mare. Io l’ho visto una volta soltanto. Si chiamava Ligure ed è accaduto una lunga giornata di una decina di anni fa. Non ci sono andato soltanto per curiosità, nonostante tutti i compagni ci andassero in pellegrinaggio ogni estate e quando dicevo che non ci ero mai stato mi guardavano storto. Se aggiungevo che non me ne importava niente, si mettevano a ridermi in faccia. Allora non ci vedevo più e mi partiva la scintilla. Continua a leggere

Finanziamenti per la poesia

scritto da Andrea Bitonto

Il Presidente della Giunta

VISTO il mare
VISTO l’eccessivo tormento che affligge la popolazione mondiale
VISTO le ingenti somme stanziate per arricchire pochi e affamare molti
VISTO che non aveva niente di particolare a cui pensare stasera

HA PENSATO BENE

di indire un bando per attività creative letterarie da svolgersi sotto pressione della Mancanza di
Autorità, in collaborazione con le Muse e con i Quattro Venti.

Art. 0
Tali attività non devono essere in alcuna maniera regolamentate, e devono sempre essere attuate in
deroga a qualsiasi delibera di qualsiasi Autorita, ivi compreso l’Ente ivi deliberante qualunque di
codesti fogli che il suddetto Presidente, nel suo ufficio, di solito firma e manda in giro per il mondo.

Art. 1 – Requisiti per la partecipazione
Gli aspiranti devono possedere un unico cuore, possibilmente battente, e calli sparsi sulla
superficie dell’anima;
I poeti, i prigionieri nelle torri, i letturisti del gas, e qualsiasi altro essere umano dotato di una penna
e di enormi dosi di pazzia (da accertare mediante apposito accurato esame dell’attività onirica)
possono fare domanda, e possibilmente darsi da soli la risposta, per l’assegnazione: a) dei fondi di
cui al successivo art.2 , b) del beneficio del dubbio, c) del bene dell’ironia, concretamente individuato come valida e reale risorsa per la salvezza dell’intero pianeta.

Art.2 – Importo dei finanziamenti
Le somme di denaro previste sono destinate alla pubblicazione di un libro di poesie.
I finanziamenti, negli importi di seguito indicati, verranno stanziati in base a criteri del tutto casuali,
e cioè le somme verranno versate in mare, o nascoste sulla superficie del pianeta, sotto appositi
massi, dietro impensabili facce amiche o nemiche, dietro improclamabili occasioni di cambio di
direzione esistenziale, compresi matrimoni azzardati, rasatura totale della chioma, estinzione del
vizio di fumare, trasferimenti al Nord Italia, o per i piu spericolati, in Canada o in Congo.
Gli importi sono i seguenti:
€ 50.000, in gettoni d’oro;
€ 50.000, in buoni pasto;
€ 50.000, in biglietti aerei intercontinentali di sola andata;
€ 50.000, in dichiarazioni d’amore, brezze al tramonto, fuochi in spiaggia e connessa piu bella notte
della propria esistenza;
€ 50.000, in ulteriori probabili esistenze, da accertare mediante il suddetto esame onirico, con
corrispondenti ulteriori probabili notti in spiaggia, belle o meno.

Art. 3 – Scadenza
Questo bando è già scaduto.

Art. 4 – Disposizioni transitorie, come quelle delle costellazioni nel corso delle ere galattiche.
Chiunque abbia qualcosa da dire, o da scrivere, ci pensi due volte, perché si tratta di stampare un
altro libro nella storia di tutti i libri pubblicati nella storia di tutte le edizioni della storia della
scrittura, e verrà stampato anch’esso grazie alla cellulosa di alberi che non hanno mai scritto poesie,
ma hanno comunque dato, anche in silenzio, ottimi frutti.

Firmato
Il Presidente della Giunta

Data e luogo
Nel proprio ufficio, alle dieci di sera,
mentre tutto è abbandonato,
la luce è spenta,
salendogli contestualmente alla mente
tutte le illusioni che ha calpestato,
tutte le donne che non lo guardarono,
tutte le mani che non lo sfiorarono.

ascolta Finanziamenti per la poesia letta dall’autore

Kreuzberg, Berlin

scritto da Silvia Lanfrancotti


Sono le sei e ventisette. Ne sono assolutamente convinto. Convinzione peraltro corroborata dal fatto che ventisette minuti fa erano le sei e basta. Il bel tempo persiste, pare. Almeno questo è quello che immagino dal grado di luminosità che si diffonde nella mia stanza-soggiorno-cucina. 30 mq al Grundbuch, cioè al catasto, un importo di affitto che presto per me sarà irraggiungibile come Emma Stone. Ma non divaghiamo. Sono le sei e ventisette e tra solo un minuto devo uscire dal sonno e inventarmi questa nuova cazzo di giornata. Mi rigiro sulle molle del divano Ikea EKTORP a tre posti, che non è neanche un divano letto. Mark me lo ha lasciato quando ha cambiato appartamento. Dormo anche per terra, in caso di necessità.
Mark mi manca un po’. Ma va be’. Continua a leggere

La fuoricorso

scritto da Elena Gottardello


Utilizzavo assai poco le bacheche della Facoltà: dimenticavo gli avvisi che appendevo. Se mi serviva un libro, o se dovevo vendere appunti o libri, scrivevo il mio foglietto e poi me ne dimenticavo fino al giorno in cui qualcuno chiamava, e mia mamma mi diceva ti han cercato per un avviso, hanno lasciato un numero. E mi dimenticavo di richiamare. Ecco perché usavo poco le bacheche della Facoltà: non arrivavo a molto. Dimenticavo.
Era l’inizio del primo semestre, i bagolari e i tigli nei viali avevano preso a tinteggiarsi dei toni del giallo, e gli studenti giravano Padova in biciletta, alternando portici, marciapiedi e piste ciclabili. Continua a leggere

Per fare

scritto da Andrea Bitonto

PER FARE
Per far la guerra
ci vuole un’arma
per fare l’arma
ci vogliono i pezzi
per fare i pezzi ci vuole un’industria
per far l’industria ci vuole un padrone
per fare un padrone ci vogliono i lavoratori
per fare i lavoratori ci vuole il lavoro
per fare il lavoro ci vuole lo stipendio
per far la guerra ci vuole lo stipendio

Per fare Natale ci vuole un regalo
per fare un regalo ci vuole la confezione
per fare la confezione ci vuole il negoziante
per fare il negoziante ci vuole il cliente
per fare il cliente ci vuole il bisogno
per fare il bisogno ci vuole la pubblicità
per fare la pubblicità ci vogliono le risorse umane
per fare le risorse umane ci vogliono gli investimenti
per fare gli investimenti ci vogliono i soldi
per fare Natale ci vogliono i soldi

Per fare l’amore con lei ci vuole una lei
per fare una lei ci vuole fascino
per fare fascino ci vuole la crema per il viso
per fare la crema per il viso ci vuole l’industria di cosmetici
per fare l’industria di cosmetici ci vuole un padrone
per fare un padrone ci vogliono i lavoratori e le lavoratrici
per fare i lavoratori e le lavoratrici ci vuole la parità dei diritti
per fare l’amore con lei ci vuole la parità dei diritti

Per fare l’amore con lui ci vuole un lui
per fare un lui ci vuole l’auto
per fare l’auto ci vogliono i pezzi
per fare i pezzi ci vuole l’industria automobilistica
per fare l’industria automobilistica ci vuole la FIAT
per fare la FIAT ci vuole Torino
per fare Torino ci vogliono un milionequattrocentomila persone
per fare l’amore con lui ci vogliono un milionequattrocentomila persone

Per fare una legge ci vuole la firma
per fare una firma ci vuole la penna
per fare la penna ci vuole l’inchiostro
per fare l’inchiostro ci vuole l’industria dell’inchiostro
per fare l’industria dell’inchiostro ci vuole un padrone
per fare un padrone ci vogliono gli impiegati
per fare gli impiegati ci vuole il colletto bianco
per fare il colletto bianco non ci vuole l’inchiostro
per fare il colletto bianco ci vuole la cravatta
per fare la cravatta ci vuole il nodo
per fare il nodo ci vuole uno che stringe il nodo alla gola
per fare una legge ci vuole uno che stringe il nodo alla gola

Per fare una canzone ci vogliono gli accordi
per fare gli accordi ci vuole l’artista
per fare l’artista ci vuole un palco
per fare un palco ci vuole un concerto
per fare un concerto ci vuole l’autorizzazione
per fare l’autorizzazione ci vuole la SIAE
per fare la SIAE ci vogliono i diritti d’autore
per fare i diritti d’autore ci vuole la tassa
per fare la tassa ci vuole lo Stato
per fare lo Stato ci vuole il Parlamento
per fare il Parlamento ci vuole un’elezione
per fare un’elezione ci vogliono i partiti
per fare una canzone ci vogliono i partiti

Per fare una poesia ci vuole fantasia
per fare la fantasia ci vuole tempo libero
per fare il tempo libero ci vuole l’indipendenza
per fare l’indipendenza ci vuole la fame
per fare la fame ci vuole la povertà
per fare la povertà ci vuole il sacrificio
per fare il sacrificio ci vuole la volontà
per fare la volontà ci vuole allenamento
per fare allenamento ci vogliono gli esercizi
per fare gli esercizi ci vuole precisione
per fare precisione ci vuole attenzione
per fare attenzione ci vuole lucidità
per fare lucidità ci vuole un caffè
per fare un caffè ci vuole la sigaretta
per fare la sigaretta ci vuole il tabacco
per fare il tabacco ci vuole lu Salento
per fare lu Salento ci vuole la pizzica
per fare la pizzica ci vogliono due sunaturi e la fimmina che abballa
per fare due sunaturi e la fimmina che abballa ci vuole la sagra
per fare la sagra ci vuole la Pro Loco
per fare la Pro Loco ci vuole la storia del paese della Pro Loco
per fare la storia del paese della Pro Loco ci vuole la cultura
per fare la cultura ci vuole anche la poesia
per fare la poesia ci vuole solo un po’ di poesia.

ascolta Per fare letta dall’autore

Capriole

scritto da Lucia Ghirotti


24 settembre 2016

È da un po’ che parlo con i morti.
I morti, diversamente da quello che i vivi possono pensare, sono attenti e reattivi, non si manifestano per farci paura, toccandoci all’improvviso in una stanza buia o ricordandoci i torti che gli abbiamo fatto. Non ci rinfacciano la colpa del loro essere morti. I morti vogliono divertirsi, almeno con me, e io li accontento, sono diventata il loro zimbello, e la cosa non mi dispiace. Continua a leggere

La dichiarazione

scritto da Ilaria Vajngerl

Frankenstein – Stomaco #2


Era una mattina vecchia e buia, aveva indossato la tuta arancione ed era uscito col suo camioncino. Doveva fare il solito giro prima che la gente si svegliasse. Non sarebbe piovuto, non quel giorno. Quelli come lui se la sarebbero sbrigata presto, bisognava raccogliere i sacchi e svuotare i cassonetti. Lo faceva da quando era stato dimesso dal laboratorio, nessuna pausa, avanti e indietro per le strade e poi giù fino alla discarica. Di giovedì toccava al vetro e al cartone. Continua a leggere