Filomena dentro i muri

by Ilaria Vajngerl

Filomena non sapeva leggere l’orologio. Capiva che bisognava andare a dormire quando le campane suonavano le otto e in tv iniziava la sigla del telegiornale. Allora sua madre le preparava un biberon di camomilla, le infilava il pigiama e la accompagnava nella sua cameretta viola. Avevano dipinto le pareti per il giorno del suo compleanno, il quarto. Read More

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Canicola

by Francesco Bolognesi

Dopo il lungo tragitto in autostrada, entrati in città e passando per la strada che tagliava il centro s’immaginò le persone sciogliersi, trasformarsi in grossi blob sui marciapiedi. Read More

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L’episodio del balordo

by Carolina Crespi

Quell’estate andammo a Senigallia da mia nonna, tutti insieme con due macchine. Noi con la Ypsilon 10, i cugini e gli zii con la Passat. A dire il vero mio padre ci raggiunse solo l’ultima settimana con la Golf, perché la settimana in cui tutti avevamo deciso di partire, lui lavorava ancora. Ci rimasi male quando venni a sapere che non sarebbe sceso con noi subito. Di solito ci fermavamo all’Autogrill per comprare la borraccia della CocaCola. Bastavano un coupon che si trovava dentro Topolino, e diecimila lire – col passare del tempo quindici – per avere una borraccia di plastica enorme, ogni estate più grande, ingegnosa e ingombrante. Mia madre non era una da borracce: aveva il terrore di guidare in autostrada e centellinava le soste per tenere a bada l’ansia da ripartenza. Michela Hakkinen, l’aveva soprannominata mio fratello. A Senigallia alloggiavamo all’Hotel Excelsior, dove mia nonna aveva stretto amicizie con moltissime signore, soprattutto fiorentine. Avevamo stanze separate noi, i cugini e mia nonna, ma ogni tanto scendevo a dormire da lei, per stare alla larga da Michela Hakkinen e da suo figlio, e riposarmi nel suo letto fresco che odorava di lycra e Bilboa. L’episodio del balordo risale a una di quelle notti e insieme alla storia della villetta di Cogne, quello del balordo è un evento che la mia mente richiama in primo piano ogni volta che ha a che fare con delle porte. Read More

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Agnese

by Michele Orti Manara

… e provateci voi a convincere una testarda come l’Agnese, una che quando si inzucca di far qualcosa non la si smuove, provate a spiegarle che non ha senso e che starà male, provate a convincerla, stasera che ha deciso di ingollarsi cinquanta ciupiti di rum, uno per ogni anno che compie oggi, coi primi tre già svuotati in sequenza Read More

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Transatlantica

by Marco Mazzucchelli

Io e Myra arrivammo negli Stati Uniti a bordo di un piccolo sottomarino. Eravamo seduti davanti, in punta. Mentre Myra guidava, io guardavo fuori dai finestrini. Era tutto buio. Il sottomarino era grande come una utilitaria, non c’era spazio per nessun altro. Myra guardava davanti a sé, io le stavo affianco, ricordo che non riuscivo a vederla in viso, ma capivo che era tesa, concentrata. Non parlavamo. Read More

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Come felice

by Nicola Esposito

E da un giorno all’altro le comari gli parlano alle spalle, in quel vicolo di Barivecchia. Ci senti un fresco d’alba e il mare vicino, quando le più mattiniere ci escono, con le solite pianelle, le vesti a fiori.
«Coma’, buongiorno» dice una, e stende un lenzuolo, sul balcone.
«Buongiorno, buongiorno» dice un’altra. «Eh… Questa vita…» E sparge una manciata di orecchiette sul canovaccio.
«Io c’ho da lavare tutt’il soggiorno!»
E tra uno stornello e l’altro: «E quello strano? Oggi non s’è visto?» Read More

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È sempre una questione di padri

by Carmen Barbieri

Interno notte di una clinica ospedaliera. Una sala d’attesa dove mia madre mio padre ed io siamo i soli ad attendere. Il linoleum sotto i miei piedi è di un colore verde acido. Le mensole tutt’intorno sono sovraccariche di bottiglie di Ace candeggina. Tutto è molto bianco ed il fotografo di scena ha optato per una luce chiara e piatta. Mia madre è eccitatissima. Mio padre sta per commuoversi in pianto dalla felicità. Quanto a me, sono consapevole di cosa sta per succedere, eppure attendo una conferma, che arriva, di lì a poco, con l’ingresso nella sala dell’infermiera. Che è una suora e veste di bianco. Stringo tra le mani un fascicolo di carte e quando vedo la suora avanzare verso di noi, ho come l’impressione fisica che il peso di quei fogli si sia decuplicato e faccio fatica. Perché ho solo due mani e le gambe non mi reggono bene tant’è il peso enciclopedico dei fogli che custodisco, tant’è acuta l’emozione che mi attraversa. Read More

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Ipocondria

by Marco Terribili

Quando scoprii che lo specchio altro non è che un foglio di alluminio sotto una lastra di vetro mi sentii deluso.
Il giorno dopo, al campo, lo dissi a Luca. Lui fece spallucce, allacciandosi le scarpette.
Suo padre, due mesi prima, era tornato a casa dopo quindici anni spesi a farsi le pere ed ora era ricoverato in terapia intensiva.

Luca prese a raccontarmelo svogliatamente, ed io ricordo di non averci capito un granché all’inizio: i suoi genitori all’inizio degli anni ‘90, l’eroina, sua madre che era rimasta incinta e aveva deciso di smettere di farsi, suo padre che ci aveva provato invano e poi era scappato via. La nonna materna di Luca gli aveva fatto da madre e la madre che gli aveva fatto da sorella, il padre lo aveva visto solo in una foto sbiadita in cui aveva i capelli lunghi e una maglietta dei Nirvana. Read More

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I raggi gamma sono per gli scemi

by Carmine Bussone

La mia trasformazione è avvenuta in seconda media, durante un’ora di educazione tecnica. La professoressa mi aveva chiamato perché voleva che le parlassi del carbon fossile. Mi alzai per andare alla cattedra e vidi il pavimento sollevarsi e dirigersi velocemente verso la mia faccia. Read More

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Aldo

by Massimiliano Righetto

Mi chiamo Aldo, ho 38 anni e in prima media ho vinto il primo premio ad una esibizione di Karate.
Abito a Limena, di fronte al negozio di Toys e mi piace guardare dalla mia terrazza le persone che entrano nel negozio, escono, parcheggiano, tutto. Read More

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