Breve relazione a proposito dei tetti spioventi e di altre peculiarità botaniche della nostra regione

by Dario De Marco

Se una retta taglia altre due rette determinando dallo stesso lato angoli interni la cui somma è minore di quella di due angoli retti, prolungando indefinitamente le due rette, esse si incontreranno dalla parte dove la somma dei due angoli è minore di due angoli retti. (Euclide)

Cherteston (…) immagina che ai confini orientali del mondo vi sia un albero che è più e meno di un albero, e ai confini occidentali una torre, la cui sola architettura è malvagia. (Jorge Luis Borges)

 

Nella nostra terra i tetti delle case sono talmente spioventi da essere quasi verticali. Curiosa coincidenza, tanto nel nostro idioma quanto nel vostro il termine “spiovente” deriva da “pioggia”, ma è per fare fronte ad altro genere di precipitazione atmosferica che questi tetti sono nati: la soffice, incorporea, eppure massiccia, pericolosamente pesante, fantastica neve.
L’estensore del presente rapporto – e dio solo sa quanto mi costa dovermi esprimere in prima persona, essendo la modestia connaturata alla mia personale indole come alla nostra cultura di gente schiva – l’estensore ha avuto un privilegio raro: solcare i mari e calpestare terre lontane, possibilità negata alla maggior parte della gente nata qui. Read More

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La pausa pranzo

by Giorgio D.

È quasi ora di pranzo e io me ne sto nel retro dell’officina. Gabriele è andato a prendere i panini; aspetto che torni e intanto me ne sto tranquillo sullo sgabello. Sono lì che do un’occhiata al giornale ed ecco che vedo entrare in officina un tizio vestito da giocatore di basket. Indossa un paio di pantaloncini larghi, di colore viola, e una canotta grigia, larga anch’essa. Lo guardo distrattamente, giusto il tempo di accorgermi che in mano ha un pallone leggero, tipo Supertele, mezzo sgonfio e rovinato.
Dica pure, gli faccio. Read More

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Vite

by Francesco Bolognesi

Tutti i giorni, dopo scuola, io e mio fratello mangiavamo assieme. Mia madre non lavorava da un po’ quindi ci cucinava lei la pasta o quello che era. Di solito mentre pranzavamo si guardava la televisione, i cartoni animati perché piacciono a me. A volte, quando c’era anche nostro padre, ci toccava guardare il telegiornale. E a me fa schifo, mi rompo subito. Una volta mio fratello ha trovato una piccola vite nella pasta. Cioè si è messo in bocca due maccheroni e c’era questa piccola vite. Per fortuna non si è rotto nessun dente. La mamma ha detto che poteva essere della custodia del grana, ma noi le abbiamo detto che non c’era nessuna vite nella custodia del grana. Sembrava una di quelle piccole viti da occhiali, ma mia madre non porta gli occhiali, ed è stata lei a cucinare. Mio fratello ci è rimasto un po’ male, poi non ci ha più pensato. Read More

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La coppia

by Bianca Bertazzi

Sul treno fa un freddo cane. Andiamo velocissimi, tagliamo tutte le campagne arse dal sole, interi campi bruni di calore. Oltre il finestrino ogni tanto compaiono degli alberi, appaiono rapidi e sfumano improvvisamente il paesaggio. Vado verso il mare e mi sembra di scappare, chiudere gli occhi per sentire i miei passi veloci, mentre sono col cuore immobile su questo sedile. Mi pare di lasciare alle spalle qualcosa, abbandonarlo temporaneamente come si fa ogni giorno col proprio letto, col senso del ritorno sulle mani. Prima di partire compatto tutto dentro la valigia, schiaccio le mutande insieme alle magliette, le scarpe affianco ai trucchi, cerco la misura esatta di ogni cosa.
Da quando conosco Federico, partire ha la brevità di un attimo. Ci vediamo a metà strada, ci incontriamo con la fretta impressa negli occhi, in qualche piccolo albergo della Riviera ligure. Anche oggi faremo così, ruberemo il tempo che resta, lui con la sua camicia ordinaria, io con un paio di scarpe scomode e belle. Read More

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Animali dell’impero

by Tomás Sánchez Bellocchio

Di mio padre sapevo soprattutto due cose. Che amava gli animali più di se stesso. E che vedeva il mondo attraverso di loro. Quando morì, non lasciò solo debiti da pagare, ma anche un mucchio di fogli disordinati, dedicati a me e a mia sorella. Passarono anni prima che li ricevessimo perché mamma pensava che fossimo troppo giovani. Negli ultimi tempi papà aveva perso la ragione, e almeno due terzi del contenuto non erano appropriati per ragazzi di tredici e quattordici anni. La realtà è che c’erano diverse parti in cui si riferiva a lei in modo crudele. Non fu così cinica da censurarle, tuttavia il giorno in cui ci consegnò quella bizzarra eredità ci ricordò lo stato in cui si trovava papà poco prima della fine. Read More

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Organizzazione di sopravvivenza

by Demond Blake

Nella fontana coi postumi della sbornia, mentre il sole è abbastanza alto da essere fastidioso ma non ancora caldo, mi stiracchio e penso a quando ti dicono che non dovresti donare il plasma se la sera prima hai bevuto. Se fosse davvero così, donazioni di plasma ce ne sarebbero davvero poche, credetemi. La maggior parte dei donatori sono persone del cui stile di vita quei rompicoglioni sono sicuro che non vogliano conoscere i dettagli. Io sono uno di quegli stronzi. Per lo meno questa settimana non ho tirato di coca, non che questo mi abbia mai impedito di andare a donare. Finché i valori di proteine e ferro nel sangue sono a posto, sembra che al centro donazioni se ne fottano. Cristo, quanto plasma di merda c’è in giro là fuori? Quanto del mio plasma di merda c’è in giro là fuori? Sono cose a cui probabilmente non dovrei pensare oggi. Read More

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10 carte

by Massimiliano Righetto

Se esce il Re di Denari me ne vado a casa: Fante di Spade. Meglio, non avevo nessuna voglia di tornare a casa. «Finiscila di girare le carte, mi fai paura» mi fa Bruno, poi attacca la tv «guarda che trasmissioni fanno» indicando l’angolo in alto verso il soffitto. Due persone distinte discutono una davanti all’altra di gatti e cani e di abitudini animalesche. Il conduttore sorride ora a una ora all’altra. «I gatti non mi piacciono» dice Bruno «sono individualisti e profittatori. Tu come la vedi?» Se esce il Re di Denari Bruno mi lascia in pace: Due di Coppe, solo Due di Coppe. Read More

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Ordinare cinese la vigilia di Natale

by Giuseppe Checchia e Francesco Poiana

Ordinare cinese, di Giuseppe Checchia e Francesco Poiana

Erano più o meno le sei di sera e io e Linda eravamo in salotto. Buddy sarebbe arrivato nel giro di un paio d’ore.
Linda aveva trascorso l’intera giornata a prepararsi per il grande evento. Aveva passato la cera sui pavimenti, acceso una moltitudine di candele profumate di cui io però non riuscivo a sentire l’odore, e perfino comprato un albero di Natale da mettere in salotto.
Il frigorifero era vuoto, ad esclusione di qualche scatola di nachos messicani ordinati chissà quando, riempii quindi un bicchiere dal rubinetto. Prima di bere guardai in controluce quell’acqua teoricamente potabile. La casa sarà stata pure nuova, ma le tubature erano vecchie.
Linda sbuffò.
«Che c’è?» chiesi. Read More

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Flora

by Elena Rui

A Riccardo, al suo diminutivo da bambino viziato, al suo giovanilismo ridicolo, ai suoi viaggi spirituali in terre lontane, descritti con umiltà esibita; alla sua retorica umanitaristica – smentita da uno smisurato egocentrismo – mi è capitato di augurare la morte. E mi sono persuasa, negli anni, che sia una prova irrefutabile che ci fu amore, che ce ne fu tanto e forte. Di quell’amore che non costruisce niente, perché l’amore non deve costruire e non possiede nessuna insita progettualità, neppure quando, per volontà o per capriccio del destino, si agglutina in un altro essere umano. Il nostro, per fortuna, non si agglutinò mai in nulla. Riccardo è diventato padre a un’età che oggi nessuno considera veneranda. Io niente, ventre secco, e forse anche questa è stata una fortuna: non ho la tempra accogliente della madre, non so offrire il mio corpo a tempo indeterminato, posso concederlo qualche ora a un uomo perché lo abiti e lo scuota, ma devo poter riprendermelo quando lo desidero, anche di punto in bianco, senza spiegazioni. Capitava spesso con Ricky, per una parola detta a sproposito o un gesto brusco – era la nostra specialità – e io mi alzavo e lo lasciavo disteso sul letto con il pene eretto, satiro frustrato e stizzito. Gli spigoli dell’uno combaciavano con le parti in carne viva dell’altro: due esseri nati per ferirsi. Read More

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