Nota Bene: finale

Mancano pochissime ore alla fine di Nota Bene, la raccolta fondi che abbiamo fatto partire su Produzioni dal basso. Sono le ultime ore per poter sostenere le nostre attività (sono tante, belle, costose, mannaggia alla vita!); sono le ultime ore per poter ricevere a casa una Moleskine timbrata a mano da Mirta Tyrrell, se scegliete di partecipare con la quota da 15€.

Mancano poco più di 100€ al budget che ci siamo imposti: ed è un budget che si può superare. Superiamolo insieme, per poter fare di più.

Guardate com'è felice Tito Faraci di avere in mano la sua Moleskine!

Guardate com’è felice Tito Faraci di avere in mano la sua Moleskine!

Aggiornamento del 10 novembre

Grazie a tutti!

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Correre per correre

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Inizia oggi una collaborazione particolare e sentita: con Indias-Indies, una rivista che ci piace molto e che abbiamo conosciuto grazie a Miriam Hernández, una delle nostre traduttrici. A partire da questo mese troverete su inutile in traduzione italiana (e inglese) gli articoli che ci sono piaciuti di più tra quelli pubblicati da Indias-Indies, mentre i loro lettori troveranno i nostri pezzi tradotti sul loro sito. Noi siamo molto felici: e siamo convinti che lo sarete anche voi.

Si dice in giro che in questi giorni Asics e K-Swiss stiano litigando per brevettare un nuovo eccezionale modello progettato appositamente per scappare dai poliziotti durante le manifestazioni spagnole. Leggerissime e con una robusta suola di gel che ammortizza ogni tipo d’impatto, compreso quello dei proiettili di gomma dei poliziotti baschi, in questo 2014 avrebbero lo stesso successo che avrebbe avuto una seconda legislatura di Aznar. A quei tempi andavo al liceo e odiavo correre. Mi avevano bocciato per due anni consecutivi in educazione fisica. Mi bruciava la gola quando ci portavano al molo a trottare di primo mattino: il vapore che usciva dalla mia bocca era come il fumo degli elettrodomestici bruciati nel loro ultimo respiro. La mia tolleranza al dolore, così come la mia pazienza, erano al tempo quasi inesistenti: si chiama adolescenza. E poi, pensavo fosse ridicolo correre per sport quando la vita ci regala così tante occasioni nelle quali correre per necessità (e dunque, senza dolore, dato che l’adrenalina è magia). In quegli anni mi piaceva partecipare a eventi pro-ETA. Una precisazione: questa categoria era molto ampia; va dai concerti di musica hardcore in euskera alle manifestazioni contro la guerra in Iraq nelle quali qualche esaltato urlava Viva ETA e scoppiava un casino. Ogni evento pubblico poteva diventare un atto di esaltazione del terrorismo, pertanto l’agenda, oltre che imprevedibile, era molto varia. Bilbao era la palestra low cost più grande al mondo; non aveva senso correre sul tapis roulant, iscriversi a una corsa, correre per correre, cioè, per svago. Continue Reading

Campo

buratti

«Darò ai vincitori la manna nel segreto e un nome nuovo». Finché non ebbe accolto il nome designato dall’alto per suo figlio Giovanni e non lo tracciò sulla tavoletta, Zaccaria non ritrovò la parola. È Dio il battezzatore, e come sapere in realtà se il nome di Giuseppe significa la sua giustizia o ne è significato, se Lazzaro – Eleazar, colui che Dio soccorre – non ricevette il suo affinché in lui fosse pubblicata tacitamente, fin dalla nascita, la gloria dell’Altissimo?
(C. Campo, Il flauto e il tappeto)

«Francesco, ti posso chiedere una cosa?»
Mi volto verso Mino, sdraiato sul letto in canottiera e pinocchietto grigio, i dorsi delle mani sugli occhi. «Dimmi».
«Dove stiamo come si chiama?»
«Intendi il nome dell’albergo?»
«No, dico, stiamo a Bettelemme?»
Mino ha settantasette anni, è il più anziano del gruppo, cammina col bastone, indossa gli occhiali da sole dal sorgere del sole fin oltre il tramonto e non puzza di vecchio, ciò che temevo quando ho scoperto che avrei diviso la stanza con lui per una settimana. Piuttosto odora dell’odore gradevole e standard del deodorante stick che si spalma su quasi tutta la parte superiore del corpo, lucidando il linoleum senape che è diventata la sua pelle.
«A Betlemme ci stavamo ieri, questa è Gerusalemme».
«Dici?»
«Siamo stati prima a Nazareth, ieri abbiamo visto Betlemme e adesso siamo qui a Gerusalemme». Faccio uno sforzo per non sembrare condiscendente né sul punto di chiamare un medico.
«Io, dovessi dire, avrei detto che stavamo a Bettelemme. Sono sicuro».
Torno a guardare fuori dalla finestra che si affaccia sul cortile dell’hotel nel quale una signora sta spiegando a qualcuno al telefono che non fa tanto caldo quanto si aspettava.
«Questa è Gerusalemme, sono sicuro», dico, e più per cambiare discorso che per correttezza, aggiungo: «Comunque, il nome non è Francesco».
«Scusa, eh, è che penso sempre che ti chiami Francesco. Non lo so perché».
Dividiamo il bagno da quattro giorni. Continue Reading

Parliamo delle piscine dai

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Nella letteratura

Inizio citando uno dei più grandi scrittori italiani viventi, Giorgio Vasta. È un’opinione – invito a controllare le ghiandole sudoripare. In Quando il tuffo in piscina è un capolavoro, uscito lo scorso 17 luglio su minima&moralia Vasta definisce la piscina come

uno spazio di desiderio. In quanto tale convoca percezioni, sollecita racconto.

Quanto è vero, e quanto bene riesce a esprimerlo. La piscina di racconti ne ha sollecitati diversi, una reading list non proprio sterminata ma sicuramente sufficiente a occupare il tempo di chi ha un po’ d’estate tutta per sé. Non trovo ragionevole riassumere le trame delle opere citate da Vasta che conosco (Il nuotatore di Cheever) e le aspettative su quello che ancora ignoro (tutto il resto). Per quelle rimando alla lettura del suo articolo.
A me invece viene in mente un saggio della Didion sull’acqua, Holy Water (dal White Album), un saggio che come la maggior parte delle sue cose lascia in bocca il retrogusto quasi amaro – le sue ossessioni, i grumi nevrotici in filigrana – e quasi redentivo di un’ostia – il suo desiderio di respirare l’aria più pura, di trovare una colla per i suoi cocci. L’acqua, in questo caso – dove la vita inizia. Continue Reading

Gli Interpol & Ilmiocanebianco

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Era settembre 2002 quando occupai quasi abusivamente la casa che era stata dei miei nonni.
Un appartamento di 100mtq senza riscaldamento, inabitato da più di cinque anni. Buttato nella parte bassa di un paese che nonostante nel nome contenesse Monferrato aveva una parte di case popolari da far invidia a Saviano e c.
Per combattere l’autunno piemontese avevo studiato una tattica suicida. Chiudevo tutte le stanze e riscaldavo con metodi di fortuna, stufette, piccoli termosifoni portatili, uno o al massimo due locali per volta. I risultati, inutile nasconderlo, erano pietosi. Si passava nel breve volgere di una apertura di porta da 22/23 gradi a 10/12 con effetti collaterali devastanti.
Nel mentre, essendo sempre stato di cuore tenero, mi ero fatto commuovere da un mio ex collega che mi aveva parlato di tre cuccioli di boxer, bianchi e quindi senza pedigree e non monetizzabili che sarebbero stati regalati a un canile (mi fregò facendomi una descrizione del canile in maniera dettagliata) da lì a un paio di giorni.
Così, nel giro di 24 ore, mi trovai l’appartamento completamente cosparso di fogli di giornale per frenare l’istinto evacuatorio di quello che era diventato ilmiocanebianco. Continue Reading

Numero 57

57digitale

L’avevamo annunciato da settimane, e oggi rispettiamo l’impegno: eccovi il #57 di inutile. È già in viaggio verso le cassette postali degli abbonati, assieme al #56 che vi avevamo mostrato ad aprile e non ancora spedito.
Il #57 è pieno di gemme, alcune dei nostri redattori altre da collaboratori che abbiamo reclutato per la prima volta (e con i quali speriamo tanto di continuare a collaborare!): per cominciare, la copertina è del bravissimo Toni Bruno, già disegnatore della bio grafic novel Kurt Cobain. Quando ero un alieno, che abbiamo apprezzato l’anno scorso, e presentato sotto pasqua. Poi il sommario conta Tamara Viola, Vincenzo Romanelli, Michele Orti Manara, Pietro Menozzi, Gabriele Nunziante e il sempre presente e mai abbastanza applaudito Andrea Maggiolo. Speriamo davvero che il numero vi piaccia: a noi piace tanto.

Come sempre, è disponibile alla pagina dei download per i soci, e se siete soci e ancora non avete un account sul sito rimediate subito e poi avvertiteci. La copia cartacea, per chi l’aspetta, arriverà tra qualche giorno (di nuovo, assieme al #56 per chi aspetta entrambi).
Di seguito, l’editoriale. Continue Reading