A mio figlio

scritto da Simone Savogin

Vivi di vividi lividi,
scrivi di avidi avi,
ed eviscera sciarade.
Scivola via dall’atavica asfittica asetticità di uomo pensante
rinchiuso in passanti per cinghie pesanti.
Sorpassa il surplus di spossanti passati,
soppesa possibili passi
e sopprimi le prime possenti pulsioni.
Passami spasmi pulsanti pigiando su palmi,
premendo pulsanti nascosti.
Nasci in nuovo lucore, splendente nitore di liscio nuotare in liquide ore.
Levita ed evita nuvole, viola il viola nativo del sole.
Vaga viaggiando per valli e veleggiando per voli,
avvicinati a ville e vaglia favelle,
sfavilla in flebili flussi di fatui fuochi,
sortilegi per pochi, buchi di favola per fervide menti,
menti a te stesso per sentirti migliore,
macina miglia senza mai mendicare,
indica mari,
monta su monti simili a magli scagliati da maghi ammaliati da laghi.
Lava il mio corpo di esile vile, leva la lava dal vello del verro che impersono,
io che avallo frastuono,
non valgo un suono,
non voglio ma sono.
Spegni il valore del fulcro, attaccato col velcro al semicerchio del simulacro,
simula voglia di veglia passata a vigilare su voglie di vaniglia,
attorno a falò estivi, di braci ed abbracci, con brividi impavidi, con baci rubati col bere. Sbriga consegne, consegna breviari,
consolida maestria con solida bramosia,
brevetta consigli, confeziona brutture ed accetta sconfitte,
sconfina in finali felici, ascolta fanatici e strofina felini fenici,
sconvolgi feticci futili ed infine comprendi il fervore
dell’amaro sapore del: “fa male guardarsi fallire”.
È facile vestirsi di riconosciuta bravura,
non fa che arricchire speranze (che in te son paura),
accresce richieste ed avvalora rimpianti,
ma aumenta la delusione altrui,
quando nudo e rachitico dimostri il mediocre che sei.
Rammenta mio piccolo
ricorda Riccardo:
sii sempre ciò che sei, ma soprattutto sappi opinare solipsismi, perché
“prendersi sul serio è l’unica arma di chi non sa costruir talenti da doti”.

ascolta A mio figlio letta dall’autore

Il profumo delle farfalle

scritto da Elena Gottardello

Spina dorsale – Frankenstein 4


Da: ele.g@gmail.com
A: Paolo Subject: Ci siamo!!! 20/5/2018 11:22

Ciao socio!
Eccomi qua, scusami per il silenzio. Lo so, avrei dovuto scriverti già due settimane fa, ma ho avuto una serie di contrattempi che non ho potuto neanche accendere il pc, o quasi. E poi ho pensato fosse meglio scriverti quando avevo qualcosa di concreto da riferirti.
Allora. Continua a leggere

Dormimi

scritto da Simone Savogin

Che, gentili, dita posino
in soffice ceramica
il corpo che hai stupendo,
cha a tutti basta e in me completa.
Che, piano, il tempo copra
di screzi e onde e fiati
il viso che ora e ancora
m’innamora in ogni virgola.
Che, presto, tu comprenda
la forza che so e ho enorme
capace solamente
d’aver cura che tu leviti.
Che, piccole, le orecchie,
che giochi a mordilabbra,
tremino in sollievo
dei miei “grazie”, “ok” e “andiamo”.
Che mai, se vale, ceda
il passo tuo nel vivere,
per salda stretta lieve
che il palmo mio ti bacia.
Che, in te, sia sempre certa
l’idea che io rispetto,
onoro e vivo
l’incredibile cuoreanimacervello
che, lento, ho imparato
esser fratello, figlio e fiato
di quel che chiudo in corpo
e, cosciente, t’ho donato.
Che cosa, ora ti chiedo,
dovrei saper creare
perché tu con me in cammino
non senta mai stanchezza?
Che, subdola, va in noia
nel logoro abituarsi
a giorni, odori e tocchi
di noi, esseri finiti,
che, finti, siam pavoni
e in vero ombre,
innocui eppur dannosi,
incapaci di bianchi “perché no?!”.
Che, ancora, sorprendente
sia domani, adesso e qui
e gli occhi che hai lucenti
mi facciano cenno “sì”
che, idiota, manco di capire
se l’attenzione che mi doni
sia voglia, norma o nulla
e in limbo te tentenno.
Che, ancora non ci credo,
vali e crei e splendi
e torni e manchi e vivi
vicina, forte, risa e fonda.
Che, infine, in me
o in altri, tu
mai assaggi terra, ma
salti tra battiti e respiri
che, infiniti, meriti
e mai bastanti
saprò cucirti addosso,
ma so che puoi capire
che, sincero, ho pazienza
e voglia e forza e ancora senso
per non smettere
e ammettere
che, per te e non per me,
io provo.


ascolta Dormimi letta dall’autore

Il pesce lumaca

scritto da Barbara Bedin

Orecchie – Frankenstein 2

Quando sono nato non ho pianto, ho risparmiato il fiato per respirare. In acqua tutto è ovattato, tutto si sposta senza produrre rumore in un silenzio naturale. Il silenzio delle cose solide mi ha sempre spaventato; so che c’è, non mi sono mai abituato a non sentirlo. Sono sordo dalla nascita. Continua a leggere

Rabbia (Poesie per bambini grandi, piccoli e medi)

scritto da Alessandra Racca

Ho rotto il mondo.

L’ho rotto di pianto
e di grida
l’ho rotto perché mi sono
arrabbiato,
l’ho sgonfiato.

Ho rotto il mondo
poi non lo trovavo più
non trovavo nessuno
che potesse capire
l’ho rotto fino a finire
la forza
le lacrime
la voglia di continuare.

Ho rotto il mondo
poi non sapevo cosa fare.

L’ho aggiustato un po’
mi sono rimesso a giocare.


ascolta Rabbia letta dall’autrice

Il passato presente

scritto da Paolo Zardi

Ombelico – Frankenstein 1


Era passato un sacco di tempo dall’ultima volta in cui avevo messo piede fuori di casa. I miei figli avevano impartito indicazioni molto precise a Irina, la badante polacca che si prendeva cura di me. Non dovevo uscire perché ne andava della mia incolumità. Avevo provato più volte a dire qualcosa, al riguardo, ma ormai avevo poca voce in capitolo sulla mia vita. Continua a leggere