Bambola gonfiabile

scritto da Eugenia Giancaspro

“You have to understand the way I am, mein herr
A tiger is a tiger, not a lamb, mein herr
But I do what I can
inch by inch
step by step
mile by mile
man by man”

Mi hai deluso? sì, ti scuso
scusa ma non sarai il mio sposo
è sceso.. il desiderio, non è vero?
Hei.. non è vero che ti uso
uso essere ciò che sono e cambio
ad uopo / cambio l’uomo come cambio
l’olio ogni sei mesi così fan tutti così fan tutte
sono distrutta per non dire alla frutta
mi stanno strette le tue esigenze
come le mie tette negli abiti
ma tu adibiscimi a ciò che vuoi
io sono come trascinare un carro
pieno zeppo di buoi, ma sei sicuro
che ancora mi vuoi? no perché
mogli e buoi dei paesi tuoi
ma prenditene una nu poc credent
pe fa cuntent a gent
che se po’ nunn’esc nient
sta semp chill’ata nu poc fetient
nu poc a malament che nun s’allamient
pecché nun ten manc i dient
e poi si sa i pompini senza denti
all’inzio lasciano sgomenti ma dopo
sono tutti ben contenti si convertono
alla dentiera come i più ferventi credenti
di fronte all’acqua santiera …
e non lo dico io… lo sostiene Pereira.. //

bambolina… Che carina…
voglio una bambola gonfiabile tutta per me
che gonfio la notte che gonfio di botte
che gonfio perché
lei mi mena
se mi dimeno dentro te!

voglio una bambola scopabile tutta per me
la voglio bona bruna come Beyoncé
voulez vous danser? voulez vous danser?
ne voglio una alla mia mercé
fammi uno chassè uno tre
un pas de puré uno tre e dopo
portami un caffè
uno tre…

Ah-ha, ah sì? vuoi una bambola gonfiabile tutta per te?
che gonfi la notte che gonfi di botte che gonfi perché
lei ti mena se ti dimenti dentro me?
bene allora io voglio un uomo come Action man
lo voglio bono sodo che scenda dal cielo cantando
“It’s raining men! Hallelujah!”
ne voglio uno romantico come Ross con la sua Rachel
Green che mi dica un po’ buffo
voglio suonarti i capezzoli e fargli fare driiiin
Green Day? non li gradisco ma hey se piacciono al mio toy boy T-Jay
allora sì, vai di Green Day, perché poi
diventerò una MILF una GILF
sarò fuori da ogni categoria..
non voglio essere
non voglio essere
non voglio essere
una GIF di me stessa e finire al
Giffoni Film Festival
a guardare un corpo nudo
e dire ‘che toni plastici’
quando in sala i corpi attorno a me son tutti
flaccidi..

Ma ha ragione il Marotti
Noi qui a fare i contest di poesia
per un po’ di applausi, voti e botti
ma la poesia non deve vincere
deve bruciare le pareti di questo bar
le pareti di questa città
le pareti del tuo intestino, non è tenue
la mia poesia è retta come il tuo culo
brucia
le pareti del tuo destino
ancora incrociato a lei
ma io me ne infischio
come il menisco
lo asporto come un chirurgo che froda il fisco
in una bisca…
adesso scusa ma stacco no davvero scappo…

ma non ti preoccupare perché la mia poesia
non è una ma ce ne sono tante, come Laure Palmer
carine Cheerleaders, Miss Twin di sto cazzo
perché poi la notte sono troie si fanno tutti in città
camminano col fuoco, è demoniaca!
hey ma io non giudico
perché anch’ io come lucifero
porto una luce dentro e mi ribello
e se non l’hai capito ti faccio un disegno..
perché io nel mio inferno..
regno.

Ascolta Bambola gonfiabile letta dall’autrice

Case infestate

scritto da Pierpaolo Lippolis


Sono notti che sogno case infestate. Hanno un numero indefinito di stanze, tante da non tenerne il conto. Nel sogno cerco di visitarle, ma non ne vedo mai la fine. Di solito le ho ereditate da qualcuno – da una zia anziana o da dei parenti lontani e sconosciuti. Per questo prima che io mi svegli, sento sempre come un respiro, un sussulto, di qualcosa che si aggira per quelle stanze che non conosco. Continua a leggere

Macondo sul Panaro

scritto da Laura Morandi


I.
Lei era tutta uno spigolo. Aveva zigomi scavati, gomiti taglienti, e un ossicino sporgente sul lato esterno delle ginocchia che in famiglia veniva chiamato “uzdèin”. Anche le sue parole tagliavano, per schiettezza, e camminando rimaneva ai bordi, senza entrare nel merito di niente. Continua a leggere

Non siamo animali

scritto da Arsenio Bravuomo

il numero di cose che dimentico
o che ho dimenticato
ha raggiunto la ragguardevole cifra di
ottomiladuecentotrentuno

dimentico sempre d’esser un po’ impreciso

compreso questo fatto

ho tre palle per giocare
ma non so giocolare
poi una è ovale

da qualche settimana ho scoperto che sono una merda
di persona
non c’entra l’autostima o niente
forse è un modo per ricominciare
or something

mai stato buono a scrivere
o a leggere
è la scrittura che usa me per venir fuori
son solo un medium

l’intenzionalità? mai avuta
so solo ciondolare
so solo che son sempre solo
è tipo un mantra

non aiuta

ho rovinato tre o quattro cuori
forse cinque
cerco di non essere preciso

forse sto solo cercando un modo per uscire di scena
in maniera eclatante
peccato non ci sia un teatro, un palcoscenico, una luce

quindi è tutto inutile
inutile?
inutile

che parola è, inutile

spiego la geometria della palla a epsilon2
pentagoni ed esagoni
e lui mi dice
vedi che qui è rotta?
cioè, gli sto spiegando la geometria euclidea
e lui se ne esce con una cosa così
e rincara
poi vedi che è sporca?
niente, è come parlare a un sordo cieco girato di spalle
con le cuffie
lo guardo vacuo come in un film bulgaro
mi guarda vacuo come non avesse capito
(ha no capito)
se ne va a giocare
lui sa come si fa

oggi ho visto un film meraviglioso
si chiama non siamo animali
la sequenza più bella è al pacino che urla
ramona! non trovo il burro!

la voce di al pacino
altro che giannini
no in realtà sono uguali
(le voci)

uno di quei film che quando finisce ti dispiace
e ti senti ancora più solo
ti senti come se una ragazza ti avesse lasciato ancora
ancora una volta
l’aveva già fatto ieri

una volta avevo una voce nella testa che mi dettava le parole da scrivere
poi il dio degli scrittori mi ha licenziato
e io non dattilografo più

il sesso è sopravvalutato
il cibo è sopravvalutato
l’universo è sopravvalutato
42 è sopravvalutato
il ricordo è sopravvalutato

find some love
then abandon it somewhere
near a beach

find some purpose
then turn it into love
near an easter egg

ogni mattino penso che non può che finire in morte
sarà l’autunno, sarà che son senza sigarette
e il mio cuore animale grosso una noce di burro
chissà dove
l’ho dimenticato

Ascolta Non siamo animali letta dall’autore

Agata e l’impresa a tutto tondo

scritto da Rina Camporese


Dove vive Agata tutto è in squadra. Le strade sono a perpendicolo, i bimbi parlano l’italiano, anche quelli nati altrove, gli adulti un po’ meno, anche quelli nati lì. Edifici e imprese fioriscono, con gestazione di durata variabile in uteri di impalcature metalliche, negli anni recenti armate di antifurto. Le donne si affannano tra impegni propri ed esigenze altrui, gli uomini classificano in modo diverso il proprio e l’altrui — smaltire i fondi di caffè o curarsi dei figli, ad esempio — ma sono comunque molto impegnati. Continua a leggere

Zanzibar

scritto da Giovanni Bochi


Zanzibar era uscito da una crisi depressiva, una di quelle spirali tormentose che ti avvolgono sempre più da vicino, sino a strangolarti; lui era arrivato quasi allo strangolamento, e se ne era salvato grazie ad un improvviso lume di coscienza che lo aveva trascinato dallo psicologo, e poi da lì dritto dritto in ospedale, reparto psichiatrico, struttura ritentiva per non dire detentiva, come diceva Zanzibar a chi glielo chiedesse. Continua a leggere

Disturbi specifici dell’ammore

scritto da Arsenio Bravuomo

stavo dando una festa tra me e me
per festeggiare la vittoria
della guerra di liberazione
da una femmina

mi dicevi
siamo solo amici
mi raccontavi le tue scopate
io ti raccontavo le mie
quindi parlavi sempre solo tu

mi dicevi
se ti dico che ti amo
credi a me
non vuol dire che ti amo proprio

se non ti dico che ti amo
credimi
non vuol dire che non ti amo, proprio

tu quel che dico e/o non dico
fidati no
tu leggi il mio linguaggio del corpo
se ti amo, o viceversa,
te ne accorgi, per prossimità

io non ci ho mai capito un cazzo
qui mi sa che io,
mi sa che io,
io ci ho i bisogni emozionali speciali
io ci ho i disturbi specifici dell’ammore
lo stato dovrebbe assegnarmi un’amante di sostegno

è una serata com’ un’altra
ma mi sento peggio del solito

volevo dare una festa
per festeggiare la vittoria
della guerra di liberazione
da una femmina
invece vado nel nostro posto segreto con la segreta speranza
che tu
t’appaleserai

Ascolta Disturbi specifici dell’ammore dall’autore

Via Archirola

scritto da Natalia Guerrieri


Il parco oggi è freddo, il sole pallido di inizio novembre emana una luce chiara che non riscalda.
Il palazzo dove abita mia madre è in via Archirola numero 15. È un condominio a otto piani. Grigio, gli infissi blu, tanti occhi chiusi. Mi ha sempre ricordato una montagna bucherellata da grotte, ogni appartamento un piccolo spazio privato, un fuoco. Ognuno dipinge sogni e fantasmi sulle pareti della propria caverna. Continua a leggere

Portami via

scritto da Andrea Doro

Portami via
dalla menta e dal basilico
da questo punto impreciso
da questa crosta compromessa
da questo sistema solare.

Portami via
dagli spaghetti e dagli scogli
da Jean-Claude Izzo
dal mediterraneo
e dalle oratelle alla brace.

Portami via
dal raccontare storie
da Salgari e da Cézanne
dal catrame
dal riportare in vita i paesaggi.

Portami via
dalla ruggine e dalla grandine
dai cornicioni e dalle fondamenta
dalle ossature sdrucciolevoli
e da tutte queste sveglie.

Portami via
dai numeri civici
dagli sfratti e dalle antenne
dai cavi sui rami degli alberi
e dalle soste non autorizzate.

Portami via
dai brandelli di confine
pozzanghere di quasi mare
cielo coesistenza finis terrae
fragili appigli per naufraghi.

Portami via
da questi spigoli imbottiti
da queste parentesi graffe
da tutte le conversazioni
da tutti i significati.

Ascolta Portami via letta dall’autore

Arringa del biografo

scritto da Jan Henkel


José Beguiristain abbandonò la Quebrada a 17 anni, poco tempo dopo che nacqui io, il suo biografo. Da lì, il mio oscuro, eccelso protagonista partì per Buenos Aires, dove progettava di dedicarsi allo studio della chimica e al vizio della scrittura. Trascorsi pochi mesi, suo fratello Enrique gli spedì una lettera in cui chiedeva, tra le altre cose, dei suoi rapporti con i bonaerensi. «Mi troveranno vivace come una palude» rispose. «Ogni volta che prendo parola in aula, i miei compagni mi guardano perplessi oppure si mordono le labbra per reprimere un sorriso. In tali momenti, ricordo sempre quel famoso ritornello paterno: “meno male che sei tanto eloquente, José”. Nonostante tutto, non nutro alcun rancore contro la gente della nostra capitale: diversamente da noi, non provengono da una terra di sonnambuli.» Continua a leggere