Walter – Cover, 1

scritto da Francesco La Rocca

Abitando a Zurigo avevo imparato che gli orologiai hanno ferie in luglio, così, guardando l’autostrada, potevo riconoscerli dalla targa; se era luglio.

Da bambino facevo molta attenzione ai dettagli e a scuola avevo un rendimento notevole. Quando c’era del tempo libero, costruivo paracadute coi sacchetti di plastica e eliche con i cartoni. Se andavo in campagna creavo biosfere dentro vecchie pentole, imprigionavo lucertole e sezionavo girini. Al mare facevo lo stesso, ma con animali diversi e dentro secchi o bacinelle. Per questo, e alcuni altri motivi, spesso mi dicevano che da adulto potevo essere uno scienziato, e magari diventare come Jaques Cousteau, che andava anche in televisione. Continua a leggere

Exit Strategy

scritto da David Valentini

Appena inserisco la chiave sento la gatta miagolare dall’altra parte. Mi scivola fra le gambe mentre barcollo con le buste della spesa, finché non le verso la sua mezza scatoletta.
È giovedì, il giorno della giocata, ma non ce la faccio a rimettermi in macchina per andare da Luca a fingere la felicità. Glielo scrivo: Oggi ho bisogno di stare un po’ da solo. Continua a leggere

Casa di Anna

scritto da Ilaria Tagliaferri


Una settimana fa Anna e sua mamma hanno venduto la loro casa in Romagna. Sono partite da Firenze alle sei di mattina, Anna sperava che sua madre avesse sonno e che in auto si assopisse, invece era sveglia e ha chiacchierato per buona parte del tempo. Le facevano paura tutti quei camion sulla corsia dell’autostrada, ma ad Anna non l’ha detto. Continua a leggere

La pioggia

scritto da Angelo Lachesi


Quando cadde il meteorite eravamo nella fase liturgica della nostra giornata. Era quasi finita la seduta e il maestro stava affrancando il nuovo fratello. Non rammento il suo nome, ricordo solo che era esile, quasi scheletrico; aveva le guance scavate dalla magrezza e gli occhi, angosciosi, che spuntavano dalle orbite come due biglie scure. Continua a leggere

12 febbraio

scritto da Stefania Maruelli


La macchia poteva essere di vino o caffè, difficile dirlo, quel che era certo è che ricopriva una porzione minuscola della quarta piastrella partendo dal lavandino. Anne la stava fissando da quando lui aveva iniziato a parlare.
«Mi ascolti?»
Se fosse stata di vino avrebbe avuto una sfumatura violacea, ma non era detto, forse il colore era dovuto alla porosità delle cementine in cucina. Se le erano fatte arrivare dalla Francia.
«Anne?» Continua a leggere

Case infestate

scritto da Pierpaolo Lippolis


Sono notti che sogno case infestate. Hanno un numero indefinito di stanze, tante da non tenerne il conto. Nel sogno cerco di visitarle, ma non ne vedo mai la fine. Di solito le ho ereditate da qualcuno – da una zia anziana o da dei parenti lontani e sconosciuti. Per questo prima che io mi svegli, sento sempre come un respiro, un sussulto, di qualcosa che si aggira per quelle stanze che non conosco. Continua a leggere

Macondo sul Panaro

scritto da Laura Morandi


I.
Lei era tutta uno spigolo. Aveva zigomi scavati, gomiti taglienti, e un ossicino sporgente sul lato esterno delle ginocchia che in famiglia veniva chiamato “uzdèin”. Anche le sue parole tagliavano, per schiettezza, e camminando rimaneva ai bordi, senza entrare nel merito di niente. Continua a leggere

Agata e l’impresa a tutto tondo

scritto da Rina Camporese


Dove vive Agata tutto è in squadra. Le strade sono a perpendicolo, i bimbi parlano l’italiano, anche quelli nati altrove, gli adulti un po’ meno, anche quelli nati lì. Edifici e imprese fioriscono, con gestazione di durata variabile in uteri di impalcature metalliche, negli anni recenti armate di antifurto. Le donne si affannano tra impegni propri ed esigenze altrui, gli uomini classificano in modo diverso il proprio e l’altrui — smaltire i fondi di caffè o curarsi dei figli, ad esempio — ma sono comunque molto impegnati. Continua a leggere