(CA)NICOLA

by Marta Cai

Vagheggiava. Da dietro le tendine verde salvia, avanzo d’un copridivano, Claudia spiava Nicola che sudava e faceva di no con la testa a un piccione. «Amore mio, amore mio infinito», gli sussurrava alitando sul vetro, «presto non soffrirai più, né il caldo e né niente». Read More

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Burrascare, prego

by Giuseppe Checchia e Francesco Poiana

Il ragazzino entra nella cabina telefonica mezza scassata della piazzola di sosta. Prende tra le dita la piastrina che lui porta al collo e urla a qualcuno che deve trovarsi a una certa distanza: «Si chiama Giancarlo!». Read More

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Al Becco

by Elena Gottardello

«Chi viene con me?» Pietro si alza mentre lo dice, sbatte gli scarponi sull’erba, porta la mano agli occhi e si volta a guardare il Becco dietro di lui.
Non rispondiamo, e secondo me lui se lo aspetta: nessuna di noi tre saprebbe arrivare in vetta al Becco, specie dopo la scorciatoia per la forcella che gli avevamo chiesto di insegnarci e che ci ha stremate per la fatica e per il caldo. Read More

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Filomena dentro i muri

by Ilaria Vajngerl

Filomena non sapeva leggere l’orologio. Capiva che bisognava andare a dormire quando le campane suonavano le otto e in tv iniziava la sigla del telegiornale. Allora sua madre le preparava un biberon di camomilla, le infilava il pigiama e la accompagnava nella sua cameretta viola. Avevano dipinto le pareti per il giorno del suo compleanno, il quarto. Read More

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Canicola

by Francesco Bolognesi

Dopo il lungo tragitto in autostrada, entrati in città e passando per la strada che tagliava il centro s’immaginò le persone sciogliersi, trasformarsi in grossi blob sui marciapiedi. Read More

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L’episodio del balordo

by Carolina Crespi

Quell’estate andammo a Senigallia da mia nonna, tutti insieme con due macchine. Noi con la Ypsilon 10, i cugini e gli zii con la Passat. A dire il vero mio padre ci raggiunse solo l’ultima settimana con la Golf, perché la settimana in cui tutti avevamo deciso di partire, lui lavorava ancora. Ci rimasi male quando venni a sapere che non sarebbe sceso con noi subito. Di solito ci fermavamo all’Autogrill per comprare la borraccia della CocaCola. Bastavano un coupon che si trovava dentro Topolino, e diecimila lire – col passare del tempo quindici – per avere una borraccia di plastica enorme, ogni estate più grande, ingegnosa e ingombrante. Mia madre non era una da borracce: aveva il terrore di guidare in autostrada e centellinava le soste per tenere a bada l’ansia da ripartenza. Michela Hakkinen, l’aveva soprannominata mio fratello. A Senigallia alloggiavamo all’Hotel Excelsior, dove mia nonna aveva stretto amicizie con moltissime signore, soprattutto fiorentine. Avevamo stanze separate noi, i cugini e mia nonna, ma ogni tanto scendevo a dormire da lei, per stare alla larga da Michela Hakkinen e da suo figlio, e riposarmi nel suo letto fresco che odorava di lycra e Bilboa. L’episodio del balordo risale a una di quelle notti e insieme alla storia della villetta di Cogne, quello del balordo è un evento che la mia mente richiama in primo piano ogni volta che ha a che fare con delle porte. Read More

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Agnese

by Michele Orti Manara

… e provateci voi a convincere una testarda come l’Agnese, una che quando si inzucca di far qualcosa non la si smuove, provate a spiegarle che non ha senso e che starà male, provate a convincerla, stasera che ha deciso di ingollarsi cinquanta ciupiti di rum, uno per ogni anno che compie oggi, coi primi tre già svuotati in sequenza Read More

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Transatlantica

by Marco Mazzucchelli

Io e Myra arrivammo negli Stati Uniti a bordo di un piccolo sottomarino. Eravamo seduti davanti, in punta. Mentre Myra guidava, io guardavo fuori dai finestrini. Era tutto buio. Il sottomarino era grande come una utilitaria, non c’era spazio per nessun altro. Myra guardava davanti a sé, io le stavo affianco, ricordo che non riuscivo a vederla in viso, ma capivo che era tesa, concentrata. Non parlavamo. Read More

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Come felice

by Nicola Esposito

E da un giorno all’altro le comari gli parlano alle spalle, in quel vicolo di Barivecchia. Ci senti un fresco d’alba e il mare vicino, quando le più mattiniere ci escono, con le solite pianelle, le vesti a fiori.
«Coma’, buongiorno» dice una, e stende un lenzuolo, sul balcone.
«Buongiorno, buongiorno» dice un’altra. «Eh… Questa vita…» E sparge una manciata di orecchiette sul canovaccio.
«Io c’ho da lavare tutt’il soggiorno!»
E tra uno stornello e l’altro: «E quello strano? Oggi non s’è visto?» Read More

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