Correva l’anno

scritto da Giulia Cabrelle

«Mettiti a studiare!» Inevitabile, puntuale come un orologio arriva la solita lagna, anzi più che una lagna è un ringhio da tenente trentino in licenza, di solito seguito da uno scappellotto sulla nuca se non si ubbidisce subito. La figlia sventurata scatta mentalmente sull’attenti, mentre nella pratica si trascina con malagrazia fino al tavolino della camera che condivide con la sorella, già sui libri fin da subito dopo mangiato. Digerire con Cicerone, solo lei può. Continua a leggere

Attenta a quello che chiedi

scritto da Slawka Grabowska

«Posso uscire sul balcone?»
«Ma non eri malata tu?» La mamma si avvicinò per toccarmi la fronte.
«Fammi andare. È una bellissima giornata.» Papà finì il caffè in un sorso e si alzò per andare al lavoro. «E tu pensa a guarire per il primo maggio.»
La mia testa si voltò automaticamente verso la finestra per guardare la ruota panoramica. Continua a leggere

Fish Jokes

scritto da Kate Reed Petty

Per cominciare, Anna cerca il suo nome. Compaiono 5881 email, ogni singola email che lui le ha mandato durante i tredici mesi in cui hanno lavorato insieme. Esclude dalla ricerca il suo indirizzo di lavoro, ma il suo account Gmail genera comunque 1739 risultati. Troppi per passarli al setaccio uno per uno. Non può cercare per data, non se la ricorda. Se vuole trovare questa email, deve farsi venire in mente le parole che ha usato. Continua a leggere

La rotatoria

scritto da Marta Cai

Giovani svegli – uomini morti di sonno
Karl Kraus

Pensavo «fallico» di continuo e non ero contento. Intelligente abbastanza per capire che l’associazione tra il membro virile e un albero artificiale è un’immagine abusata e priva di forza, non ho letto un numero sufficiente di libri per riuscire a sostituirla. Ricorrere al Responsabile della comunicazione istituzionale per liberarmi da quel trisillabo così morbido e liscio, che gioivo a pronunciare mentalmente, ma che stava diventando un’ossessione difficile da gestire nella mia posizione, mi spiaceva per orgoglio personale e vanità. Sapevo che prima o poi avrei dovuto cedere. Lui, così basso e calvo, davvero possiede un bel vocabolario; immagino perché più vecchio di me e senza amore. Continua a leggere

Shimenawa

scritto da Naoko Kumagai

Lo zio Kazuya, il fratello maggiore di mio padre, si impiccò nel granaio dietro casa, a Ishikari, appena fuori Sapporo, nell’isola di Hokkaido.
Aveva lasciato un messaggio:

Sono stato scoperto. È troppo tardi. Aiuto.

«Era andato di casa in casa a ricattare le persone affinché votassero per lui,» aveva detto mia madre. «Si era candidato per il consiglio comunale. Era un idiota.» Continua a leggere

Con il suo seno enorme e morbido

scritto da Simone Marcelli

Ma non ha niente di meglio da fare Monsieur Brisgrand, che viene ogni giorno a darmi il tormento? Arriva solitamente nell’ora di punta, nei momenti più concitati, ma non puoi mai dirlo. Magari ti si presenta alla cassa nel tempo morto, invece, quando passo lo straccetto sulle superfici unte del bancone, o sugli erogatori incrostati di bevande. La spuma frizzante quando si secca diventa una crosta di zucchero. Guardi com’è sgualcita la sua camiciola da impiegato, mi dice quando arriva, spesso. E io allora faccio finta di nulla, un po’, e gli chiedo voulez-vous quoi?, gli chiedo cosa vuole da mangiare, ma intendo anche altro, non solo quello, dentro di me. Io ho questa abitudine di pormi e porre le domande, di gettare luce, ricercare il conto che non torna, la crisi. Deformazione professionale da ricercatore, ancor prima che impiegato polivalente qui in friggitoria, dottorando turni permettendo. Non ha niente di meglio da fare, Monsieur? Continua a leggere