Con il suo seno enorme e morbido

scritto da Simone Marcelli

Ma non ha niente di meglio da fare Monsieur Brisgrand, che viene ogni giorno a darmi il tormento? Arriva solitamente nell’ora di punta, nei momenti più concitati, ma non puoi mai dirlo. Magari ti si presenta alla cassa nel tempo morto, invece, quando passo lo straccetto sulle superfici unte del bancone, o sugli erogatori incrostati di bevande. La spuma frizzante quando si secca diventa una crosta di zucchero. Guardi com’è sgualcita la sua camiciola da impiegato, mi dice quando arriva, spesso. E io allora faccio finta di nulla, un po’, e gli chiedo voulez-vous quoi?, gli chiedo cosa vuole da mangiare, ma intendo anche altro, non solo quello, dentro di me. Io ho questa abitudine di pormi e porre le domande, di gettare luce, ricercare il conto che non torna, la crisi. Deformazione professionale da ricercatore, ancor prima che impiegato polivalente qui in friggitoria, dottorando turni permettendo. Non ha niente di meglio da fare, Monsieur? Continua a leggere

Domanda su una bicicletta

scritto da Francesco Bolognesi

1.
C’era comunque questa ragazza, che quando camminava sembrava sapere sempre dove stesse andando e anche se la distanza era breve e non era in ritardo andava veloce, con passi lunghi e ampi, come se ogni volta che poggiava il piede per terra volesse agganciare qualcosa lontano. Forse grazie al suo sorriso o ai capelli che seguivano i suoi movimenti, manteneva comunque una certa eleganza, tanto che tutti vedendola avrebbero preposto al suo nome la parola signorina, se solo non fosse in disuso. Continua a leggere

Scarpe sullo zerbino

scritto da Gaia Gentili

Avevo 13 anni da qualche ora, quando ho smesso di credere alle scarpe nell’angolo destro dello zerbino. Non credere più nelle scarpe è stato per me come sbriciolarmi, sono cresciuta d’improvviso sbriciolandomi. Non sono riuscita a perdonarglielo, più a lei che a lui. È stata lei a tenere in piedi il tendone per così tanto tempo e con tanta tenacia nelle mani che ancora adesso, a guardarla, mi sembra di non riconoscerla, di non ritrovare i miei tratti nei suoi. Molti si ostinano a dirmi che le somiglio: con un salto d’anni, potremmo confonderci. Non sanno leggerci il viso. Continua a leggere

Bel pallino

scritto da Stella Poli

Si è ucciso, ti dicono.
Anzi no: si è tolto la vita, ti dicono.
Un treno merci.
Chissà perché questo dettaglio ti pare più giusto. Come se non si morisse sotto una freccia, un treno che in prima ti servono l’aperitivo. Ma un merci, fra San Nicolò e Rottofreno. Di notte. Continua a leggere

Il cacciavite

scritto da Claudia Bruno

Le avevo detto, Benedetta, senti a tuo padre, per queste cose ci vuole un’altra testa. Ma tanto lei non mi ascolta, fa come vuole sempre. Si arrotola i capelli intorno al dito e cambia stanza. Con l’apparecchio, adesso poi, fa una smorfia strana – dice che le fa male, che dentro la bocca «si formano i graffi». Il dentista le ha dato una gommina trasparente da attaccarci sopra, ma tanto quando serve non la trova mai, a casa nostra si perde qualsiasi cosa. Continua a leggere

Il sabato del prosciutto

scritto da Licia Ambu

La pasticceria del Sole avrebbe compiuto venticinque anni in gennaio. Per l’occasione l’avrebbero ristrutturata, rinnovando le vetrine delle torte accanto agli ingressi, cambiando la disposizione di sigarette e super alcolici e modificando, questo era certo, l’angolo con le quattro sedute sul retro; inoltre avrebbero sostituito le vetrine esterne, e i rivestimenti degli scaffali, vecchi e polverosi, sarebbero stati rinnovati con legno e stoffe e arricchiti da una disposizione ben studiata. Continua a leggere

Teo

scritto da Roberta Garavaglia

Teo si posizionava sempre in difesa e quando chiamava un fallo si accasciava a terra e ci faceva perdere un sacco di tempo. Lo chiamavano Frigna e potete immaginare il perché. A me però veniva sempre voglia di mettermici vicino, di guardargli la nuca dove i capelli erano cortissimi. Continua a leggere

Il pinguino di Trieste

scritto da Francesco La Rocca

Nazarena Furlan amava i bagni d’aria, aveva iniziato poco più che maggiorenne, quando davanti la sua finestra c’era solo il mare. All’età di diciotto anni era andata controvoglia dal medico di famiglia, per la prima e unica volta nella sua vita, affranta da terribili problemi epidermici. La sua pelle era così sensibile da non poter sopportare il tocco delle lenzuola: né in lino né tantomeno di cotone. La ragazza lo aveva supplicato di trovare una soluzione per questa terribile condizione, che le rendeva la vita così solitaria. Continua a leggere

Villini

scritto da Simone Marcelli

In estate i due ulivi del giardino che trovavi bruttissimi sono morti. Si sono seccati quasi da un giorno all’altro e tu eri sicuro che qualcuno ci ha buttato una gran quantità di diserbante, perché due grossi ulivi non muoiono così. I tuoi genitori un giorno si svegliano e trovano questi due ulivi secchi, e tu pronto hai detto loro: deve essere qualche parassita della pianta! Se avessi reso manifesto il tuo vero sospetto, tua madre ti avrebbe dato la colpa: sapeva che quegli ulivi li trovavi davvero brutti e che in passato hai ucciso un’ortensia, che trovavi altrettanto brutta, con il detersivo. Continua a leggere