Oleg

scritto da Gianvittorio Randaccio


Il treno è fermo e il signore coi capelli grigi parla col suo collega, che lo ascolta senza troppa voglia e guarda in continuazione il giornale che ha appoggiato sulle ginocchia, come a voler dire che se ci fosse un po’ di silenzio lui leggerebbe anche, invece di star lì ad ascoltarlo. Continua a leggere

Chernushka

scritto da Claudio Conti

All’inizio è solo un puntino nel cielo di giugno. Una marginale stilla nera nell’acquarello visivo di Amato, niente più che un glitch a nordovest, incastrato nel canto dell’occhio, tra l’indaco pulito del cielo e il verde vivo del fogliame di tiglio sotto cui, migliaia di metri più in basso – e quattro ghiaccioli dopo – Amato s’è fermato per la sua consueta pisciata da pendolare. Continua a leggere

Brava

scritto da Giampiero Cordisco

4.49

Lo chiamo Dynascope perché c’è scritto sul monitor in basso. Non sono molto esperta, ma so alcune cose. So ad esempio che nel Dynascope c’è il misuratore della pressione, quello dell’ossigenazione del sangue e quello dell’attività cardiaca, e al variare dei parametri di riferimento posso calcolare con buona approssimazione il tempo rimanente. Continua a leggere

Il vigile urbano

scritto da Marco Brion


Sandro era arrivato da venti minuti e aveva ancora le scarpe scure di pioggia. Pattinava intorno alla tavola apparecchiando al meglio delle sue possibilità: non ricordava mai se il coltello andava col seghettato fuori o in dentro. Le suole gli facevano skieek! a ogni giravolta per schivare Pina che schizzava dietro al multi-timer del cellulare, che la teneva informata sul procedere della carne, delle patate all’aglio e rosmarino nel forno e del paté di fagioli che brontolava in un tegamino. Continua a leggere

Krapfen

scritto da Andrea Zambrero

Oggi ho un appuntamento. Per tutto il pomeriggio cerco di non pensarci. È sabato. Dopo pranzo, guardo con mia madre la tv, me ne sto seduta nel divano senza rilassarmi, tesa contro i cuscini. Alle quattro, mio padre scende al bar. Alle quattro e dieci dico a mamma che un’amica mi aspetta per un caffè: non è vero. Continua a leggere

Conduzione famigliare

scritto da Livia Franchini


Pepe se la prende comoda e i preparativi toccano quasi sempre a te. Sei già a buon punto, la sala è pronta. La macchina è pronta, hai avviato il motore con largo anticipo. Si è acceso con un lungo sospiro da animale esausto. Hai strappato quattro fogli di carta assorbente blu e li hai sovrapposti, formando un rettangolo: massima resistenza per massima resa. Ci hai spruzzato sopra dell’antisettico e l’hai passato sul lettino. Hai piegato il rettangolo a metà, poi ancora in quattro. Continua a leggere

Al college

scritto da Rachele Salvini


La prima volta che Jared è venuto a prendere Tabitha, stavo facendo i compiti di inglese.
Ho provato a non alzare lo sguardo e ho pigiato la punta della matita sulla carta mentre sentivo la sua Kia sferragliare nel parcheggio del teatro. Avevo pensato di aspettare il bus da qualche altra parte, ma faceva freddo e non avevo voglia di farmi tutta la strada a piedi fino alla fermata successiva. Dopotutto, non pensavo che l’intera faccenda mi avrebbe scosso granché. Dopotutto, Jared e Tabitha stavano insieme e io ero lì ad aspettare il bus. Dovevo solo tenere lo sguardo basso e farmi i fatti miei. Continua a leggere