Ci vuole poco che diventa una linea

by Simone Marcelli

È un’Opel Astra grigia nella serpentina, motore spento, in fila con molte altre. Gli sportelli sono aperti e dentro ci entra l’aria calda dell’asfalto nero, steso da poco, l’aria calda delle ciminiere, dei traghetti già accesi, della lamiera bianca con le balene e le scritte blu. Molte gambe penzolano fuori dalle vetture, nude. C’è della gente che nell’attesa esce dalle auto e si stiracchia, con gli occhi stretti per il sole. Qualche schiamazzo dei parcheggiatori, l’odore del carburante e quello del tonno dei tramezzini del pranzo, in fila sulla banchina. Questo tramezzino sa di benzina, dici a tua madre. Due macchine più in là un’autoradio manda una canzone d’estate, o la telecronaca del calcio.
Le case basse di Olbia dopo poco non sono più scalcinate. Ci vuole poco che le case basse diventino la linea della banchina, e la terra in lontananza. Read More

j j j

Mimì

by Andrea Donaera

Militant men in peaceful times attack themselves.

[Mayhem, The Vortex Void of Humanity]

1.

Mimì pensa che li ammazza tutti, se non se ne vanno, tutti, se non se ne vanno da lì, se non lo lasciano da solo in quella sala, li ammazza tutti, in quella sala, in quella sala dove è tutto umido, in quella sala, tutto umido, i vestiti, la pelle, i mobili pure, umidi, in quella sala, tutto umido, in quella sala dove c’erano stati momenti belli, solo momenti belli, serate di carte e vino, gli amici, i parenti, discorsi, progetti, risate, le donne di là a dormire, decine di serate, in quella sala, in quella sala che la si apriva solamente per le serate, quella sala, e ora, invece, ora, in quella sala, tutto umido, e una bara chiusa, sedie attorno, tutto umido, tutti sudano, tutte le donne sedute, tutte che si fanno aria con i ventagli, i maschi in piedi vanno e vengono, tutti sudano, le tazze di caffè, un odore insopportabile, in quella sala, Read More

j j j

I pomodori di Mr. Sanderson

by Letizia Lipari

Badante suona male. Preferisco presentarmi così: «Piacere, mi chiamo Margherita e sono la governante italiana del signor Sanderson». In inglese suonerebbe più o meno: «Hi, I’m Margherita, the Italian housekeeper of Mr. Sanderson». I miei compiti come governante comprendono:

  • tenere pulita la casa
  • preparare i pasti
  • fare il bucato
  • tagliare le unghie dei piedi di Mr. Sanderson
  • potare i meli di Mr. Sanderson
  • accompagnare Mr. Sanderson all’officina a guardare riparare le macchine
  • leggere ad alta voce i sottotitoli dei film stranieri per Mr. Sanderson Read More
j j j

Inverno senza neve

by Elisabetta Ceroni

«Certo che se nevicasse sarebbe tutto diverso.»
Alzo lo sguardo dal mio piatto di minestra, la mano ferma a mezz’aria con il cucchiaio che gocciola.
«Cosa dovrebbe esserci, di diverso? A parte il pullman che ci mette mezz’ora in più, come se adesso…»
Mia madre ricambia il mio sguardo e sbuffa, si alza da tavola e porta il suo piatto vuoto nel lavabo.
«Va beh, Pietro, certo che ragionare già così alla tua età, con questo cinismo!» esclama, tornando a sedersi. Allunga una mano verso il pane, ne strappa un pezzo. Read More

j j j

Boomerang

by Ilaria Vajngerl

Il campo bagnava le scarpe a chi lo calpestava. Io e mio padre mettevamo gli stivali di gomma, quando tornavamo a casa dimenticavamo di toglierli, così il campo entrava in cucina a sporcare di terra il pavimento pulito. Mia madre prendeva la scopa e sbatteva le porte.

Nei reggiseni di mia madre ci stavano sei arance, tre da una parte e tre dall’altra, o  quattro paia di calzini di lana, due da una parte e due dall’altra. Le chiedevo, posso provare il tuo reggiseno? e lei mi rispondeva di sì, basta che poi lo rimetti nel cassetto. Read More

j j j

Noi che (d’inverno) ci diciamo tutto

by Marta Santomauro (parole) e Federica Iaccio (ago e filo)

Io e l’amica-mia eravamo un UNO, eravamo Noi.

Al ginnasio c’erano pure le amiche-altre, ma quelle poi se ne sono andate, che la vita si sa come fa, è matematica. Se sbagli un calcolo salta tutto.

1+1=UNO

Una volta eravamo un cinque.

UNO+1+1+1=5

Read More

j j j

Bianca

by Ilaria Tagliaferri

Nel dicembre 1996 Bianca aveva venti anni e partì per la Croazia, aggregandosi a un gruppo di ragazzi che non conosceva affatto. Lo scopo del viaggio era portare pacchi umanitari agli abitanti di Knin, una città sul fiume Cherca. Decise di partire all’improvviso, anche se da sempre temeva il pensiero di passare del tempo con degli sconosciuti. Glielo aveva proposto Serena, una ragazza che aveva conosciuto a lezione di letteratura italiana all’università. Serena portava gonne colorate, i capelli lunghi e opachi, era timida e gentile. Di solito Bianca era spaventata da quelli come lei, dagli alternativi. La innervosivano. Spavaldi, incazzati a qualsiasi ora del giorno, con gli occhi semichiusi per il sonno e il fumo, gli alternativi erano sicuri di sé, insofferenti a tutto. E colti. O almeno, ci tenevano a mostrarsi colti. Read More

j j j

La Volvo rossa

by Leonardo Mazzeo

Giorgio non aveva intenzione di sposare Federica. Si erano fidanzati ai tempi del liceo, la loro storia era andata avanti per anni. Poi venne il giorno del matrimonio.
Giorgio arrivò per primo, anticipò invitati e prete. Passeggiava esaminandosi il completo. La giacca gli stava un po’ larga, i pantaloni erano retti da una cinta di cuoio nero e cadevano con precisione sulle scarpe nere e lucide. Read More

j j j

Bruciature di sigaretta

by Barbara Bedin

Ci sono lavori che scegli, altri capitano.
In certi precipiti per caso, impari l’arte di rattoppare le ali mentre buchi l’atmosfera e, dopo, voli più leggero. Da qualcuno fuggi, o cerchi di fuggire, quando inizia a mangiarti dentro i sogni, mordendoti la dignità, un boccone per volta.
Alla domanda: Cosa vorresti fare?, Sofia non aveva mai saputo rispondere con decisione, la scelta cadeva con la casualità della pallina nella roulette e, quando si fermava, scopriva di aver puntato le fiches da un’altra parte. Aveva sempre saputo, invece, quello che non avrebbe voluto fare. Ragionava per sottrazioni, togliendo dall’universo delle possibilità le stelle che brillavano di meno. Read More

j j j

Distributore di benzina

by Elena R. Marino

È arrivato dal buio e la prima cosa che mi ha detto è stata: guido io. Sono riuscita a riassorbirmi veloce nell’abitacolo e a incapsularmi nella poltroncina del guidatore con le mani ben ferme sul volante. Ho acceso, si è illuminato il cruscotto e ho ingranato la marcia.
No, non è vero: invece le mani mi tremavano. Come all’esame di guida. Però sono rimasta attaccata al volante, mi reggevo così.
«Sali» gli ho detto.
Mi ha guardato strano, ma è salito. Read More

j j j