L’infinita

scritto da Gabriele Bonafoni

Sempre caro mi fu quest’e
lmo di Scipio, s’è cin
quantamila lacrime, non basteranno per
ché lo fai, disperata ragazza mia
nno visto bere, a una fontana che non ero
in, it’s my wife and it’s my life, because a mainline into my
più mi chinai, nemmeno su un fiore, più non arrossii nel rub
are un ramo fiorito, passeremo il muro, nelle tenebre del gia
vivo al guardo la tua man pingea un che in nebbia m’apparve all’intel
efonando io, potessi dirti addio, ti chia

ra come un’alba, sei fresca come l’aria, diventi ro
ma, Roma, Roma, core de sta ci
cale, cicale, cicale e la for
tuna aiuta gli au
tostrada, ci porterebbe senz’altro a una città, oppure prose
guitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bot
to, dov’è la strada, dove noi e la sera arriva presto, troppo pre
stormi di uccelli neri, com’esuli pensieri, nel ve
nto, sono la furia che passa e che porta con se
nza dire parole nel mio cuore ti porterò e non

sia grande più del nero, fatti grande, dolce Luna e riempi il cielo in
vano, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo, Ci
vuole un fisico bestiale per fare quello che
mi spara sulla faccia ciò che penso della vi
ta, e la vita è la mia, amami ancora, fallo do
meniche d’agosto quanta neve che ca
vallo, il mio regno per un ca
pelli, ma nella fantasia ho l’immagine sua, gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e bell
a giovinezza che si fugge tutta via, chi
va dicendo in giro che odio il mio lavoro non sa con quanto amore mi dedico al tri

stezza, oggi mi godo la mia tenerezza, arrivederci amarezza oggi mi godo questa dolcezza e domani chi
ssà chi sa chi sei, chissà che sarai, chissà che sarà di noi, lo sc
accia scaccia satanassa scaccia il diavolo che ti passa, scaccia il male che c’ho dentro e non sto f
antastic, you can brush my hair, undress me ev
enne il cane che morse il ga
aaa, a far l’amore comincia tu, aaa
a stronza, sì, perché forse io ti ho dato troppo am
metto che la colpa forse è solo mia, avrei dovuto perderti invece ti ho cercato. Minuetto suona per n
o! E la luna bussò dove c’era il silenzio, ma una voce sguaiata disse non è più te
mpo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai, ti so

pra al suo viso, lo stesso sorriso che il vento crudele ti aveva rubato che torna fedele, l’amore è torna
re da te: ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao. Non
prometto che ti sposo e un sicuro futuro ma un letto senza riposo mattine a muso duro né villetta né camino m
a per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano e cascare dentro a un
fuoco di gioia, e tu ubriaca viva, nuda nelle mie brac
c’ha visti stanotte, se vuole può venire qui a riempirmi di botte, però sono sicuro che saranno carezze se per avere t
e vivrò, sì vivrò tutto il giorno per vederti andare via, fra i ricordi e questa strana paz
za idea, io che sorrido a lui, sognando di stare ancora in
venteremo regole e ci sceglieremo i nomi, e certo ci ritroveremo a fare vecchi er
mo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ascolta L’infinita letta dall’autore

C’eravamo tanto armati

scritto da Gabriele Bonafoni

Scaricammo canna da zucchero cubana
e caricammo quel mercantile battente bandiera albanese
con tonnellate di carne umana
quel Titanic in cerca del Lamerika con la cappa
quel Nautilus senza troppe inutili pretese
quel bastimento disperato di anime che scappa.

Capitan Nemo con occhi di bragia
lento si pasce tra le onde dell’Acheronte
e noi ammassati in fila
dalla sala macchine fino al ponte
saturiamo centimetri di questa bambagia
benedicendo il remo che ci malmena
stipati su quel cargo in ventimila
come le leghe c’abbiam sotto la carena.

Ma noi, che c’eravamo tanto amanti
nei bagni del liceo
tu immersa nel blu dipinto di pianti
ed io già qui a guardare il cielo sopra Barletta
da queste sponde, io sarò Romeo
e tu affacciata a quel barcone sarai la mia Giulietta
che non è già più una Capuleti
che sogna Caput Mundi
pregando tra le onde
che quella barca non affondi.

E non ci vinceran colera
tisi o tubercolosi
tu non Marguerite Gautier
ma noi, promessi sposi,
non sarà la peste nera
tu Lucia Mondella
ed io Renzo a fianco a te
facciamo rotta Gibilterra
o Ceuta, Cadice, Melilla
è lo stesso, la stessa guerra
noi a bordo di una bagnarola
con al timone don Rodrigo e le sue bravate
sarà a vincerci la spagnola
non l’influenza dico, ma la marina militare
voi, che v’eravate tanto armati
che ci guardate andare a fondo, nel vostro mare.

E se tu dovessi sprofondare
io ti vengo in cerca e ti riporto in superficie
quella terrestre, o quella lunare,
io sarò il tuo Orfeo e tu la mia Euridice,
la mia radice, la mia Musa,
la mia araba motrice,
il mio zenit verso Lampedusa

Noi stipati e costipati
in questa polveriera
in questa scatola senza bandiera

Noi che ce n’eravamo tanto andati
di frontiera in frontiera
coi nostri corpi arrovellati, crivellati di lamiera

Nel tritacarne di quest’orgia di speranze dantesca
io sarò Paolo e tu Francesca
da sempre costretti a inseguirci
le vite, cacciate, scacciate, schiacciate come insignificanti zanzare
ora possiamo fermarci ed unirci,
a fare l’amore, sul letto del mare.

Ascolta C’eravamo tanto armati letta dall’autore

Il budino a cena

scritto da Carlo Molinaro

«Il popolo esiste» disse il pazzo
«ed è per questo che sto bene qui
rinchiuso nella clinica, dottore.

Il popolo esiste, l’ho incontrato:
odia i froci e le lesbiche, i matti
e la danza, i saltimbanchi, gli immigrati,
le puttane e i poeti.
Il popolo esiste e vota Salvini
e Meloni, i fascisti, il popolo
esiste e mi ha picchiato.

Il popolo esiste, si rintana
in case fetide o in case di lusso:
case chiuse, non c’è differenza.
Il popolo esiste e sta in agguato:
tremila, mille, cento anni fa
esiste e mi ha picchiato».

Crescendo di tono, era una crisi
delle sue (il dottore chiamò
l’infermiera per la dose di calmante)
il pazzo continuò: «Io sono il servo
tradito e massacrato da altri servi
ossequienti al padrone, io sono il cristo
crocifisso dal popolo, io sono
il monatto seduto sui cadaveri
sopra il carro a Milano e grido evviva
il virus, la moria della marmaglia!»

Poi crollando, prendendo la pastiglia:
«Però non muore mai questa marmaglia,
non è mai morta, dall’età del ferro
o della pietra, da sempre, non so.
Sto bene qui, dottore, mi scende
quiete nel sangue. C’è il budino a cena?»

Ascolta Il budino a cena letto dall’autore

Ma se noi

scritto da Carlo Molinaro

Ma se noi
facciamo un giro con la Vespa
quando la scrocco a mio figlio
e facciamo i lavoretti
per pagare le bollette
e ti preparo colazione
con il burro di soia
e troviamo le cose per terra
e ci baciamo
e guardiamo accendersi il campanile
e ceniamo a un’ora qualsiasi
con mozzarella e pomodoro e basilico
ma se noi
parliamo di tutte le cose del mondo
e ci buttiamo sul letto
a un’ora qualsiasi
e facciamo l’amore
e andiamo la sera nei posti
dove si sente la musica gratis
e la poesia
e ci mandiamo gli esse emme esse
se appena un giorno restiamo lontani
e ci diciamo gli odori
e ci diciamo gli altri amori
ma se noi
la casa è piena di scatoloni
e lo yogurt del discount da un euro al chilo
a un’ora qualsiasi
facciamo l’amore
e ci addormentiamo nudi
e ci stupiamo che sia passato il tempo
ma pazienza lui passa
noi per mano
noi
tu
tu come puoi pensare
che ci manchi qualcosa?

Ascolta Ma sei noi dall’autore

Due

scritto da Gioia Salvatori

Per tutte le volte che non ho capito
o che tu hai frainteso
che non ho guardato
che mi era sembrato
o parso, altresì, figurato,
per quando nel non incontrarti
il mio vuoto ha suonato,
per questa incertezza
e il suo essere cava in cui abbiamo cantato,
per lo stesso suo afflato
e ogni errore al suo interno,
per tutto il resto che non ci è stato dato.
Per aver riempito la noia
il selciato dei miei pomeriggi,
per quel che si legge nei libri
per tutti i litigi,
perché in questo tempo
che è stato riempito
per qualche minuto ho allontanato
i trapassi.
Per la leggerezza di quando ricordo i tuoi passi
per quello che è stato
benché fosse storto
per ogni contorto aggiustamento
tentato
che non ha risolto,
per ogni desiato sforzo
per aver provato
a stringere forte,
per la paura che fa
la morte
quando finiscono tutti gli incastri.
E per gli impiastri
che fanno gli umani
per aver conosciuto le mani
e intrecciato.
Per il numero due.
E per la vita che ci passa in mezzo.

Ascolta Due letta dall’autrice

La parola

scritto da Gioia Salvatori

Non mi piace la psiche
Non mi piace nemmeno il corpo
Mi piace solo la parola
La tessitrice di incanti
L’illusione dei mondi
Che non fa vedere il male
L’orrido
Che cela gli imbrogli
Oppure li dichiara
Che è libera di mutare
E costruire ponti
E non risolvere enigmi
e comporre trabocchetti
E con questa gioia
Di ciò che non è perfetto
Perché al perfetto non anela
Né al concluso, né alla pace
(Medicina per rinunciatari)
Con questa gioia
Può viaggiare il mondo
E vive il lusso
Della solitudine
E la sua lama (ahimè)
parimenti
Ma è parola:
è figlia dei venti.

Ascolta La parola letta dall’autore

Prexe

scritto da Marko Miladinovic

caro dio che abiti in cielo
abbi la pietà di vivere con meno
infrangi per noi le leggi universali
e per il nostro personalissimo vantaggio
non dimenticare di darci oggi il nostro superattico
così come è il tuo ma una cosa ti chiediamo
non darcelo tra le nuvolette bensì daccelo tra

*qui, tracciata una linea discendente che va dai nomi degli astri e che riguardano il cielo, scendendo verso la flora e la fauna, i continenti e le città, le qualità, l’alfabeto, le festività ecc. fino ai pesci del mare, si elencano al plurale tanti nomi femminili quanti da sembrare di riuscire a descrivere questo mondo.

* LE STELLE, LE LUNE, LE ALBE, LE ANGELE, LE ELETTRE, LE SERAFINE, LE CHERUBINE, LE AURORE, LE AURELIE, LE SOLE, LE SONIE, LE SOFIE, LE ADE, LE ADELI, LE IDE, LE ADELAIDI, LE OMBRETTE, LE ADINE, LE SARE, LE SAMUELE, LE FLORE, LE SUSANNE, LE VIOLE, LE MARGHERITE, LE ROSE, LE CAMILLE, LE VERDIANE, LE ROSANNE, LE ROSARIE, LE ROSSANE, LE CELESTINE, LE VERDINE, LE CELESTI, LE WANDE, LE MAGDE, LE DHARME, LE LOTTE, LE LOLE, LE LALLE, LE LORE, LE LEE, LE CLEE, LE TEE, LE MIE, LE TEUTE, LE TECLE, LE CLELIE, LE EULALIE, LE PETRE, LE AMBRE, LE ALME, LE IRE, LE INE, LE INES, LE SERENE, LE VERE, LE LINDE, LE FRANCHE, LE NORME, LE GOLIARDE, LE SELVAGGE, LE PENELOPI, LE URSULE, LE LEONINE, LE GAIE, LE GRETE, LE GRAZIE LE TIZIANE, LE LETIZIE, LE GRAZIELLE, LE BARBARE, LE URSINE, LE ADDOLORATE, LE GIUSTINE, LE VITE, LE FELICIE, LE ISOTTE, LE BEATRICI, LE LORENZE, LE FEDERICHE, LE LORETTE, LE ERICHE, LE ENRICHE, LE ELEONORE, LE ELENE, LE MANUELE, LE EMANUELE, LE CHIARE, LE CLARE, LE BRUNE, LE KATIE, LE NADIE, LE RADIANE, LE CLODIANE, LE DAIANE, LE DANIE, LE DARIE, LE DANE, LE DORE, LE DORIE, LE CECILIE, LE ANNE, LE RITE, LE ARIANNE, LE ANNERITE, LE NERIE, LE AFRICHE, LE NERINE, LE ASIE, LE SVEVE, LE MARICHE, LE GINEVRE, LE VELIE, LE BERNARDE, LE GIORDANE, LE LUDMILLE, LE ADALGISE, LE LISE, LE LUIGIE, LE AGNESI, LE SAMANTI, LE FRANCESCHE, LE ELISE, LE CORE, LE CORINNE, LE SABINE, LE VIRGINIE, LE CASSANDRE, LE ALESSANDRE, LE ALESSIE, LE GIULIE, LE CARLE, LE GIULIETTE, LE CARLOTTE, LE PAOLE, LE REBECCHE, LE CLAUDIE, LE FABIOLE, LE LUANE, LE ANDREINE, LE EGLE, LE ELVIRE, LE LIBERATE, LE FABRIZIE, LE PATRIZIE, LE MAURIZIE, LE NUNZIE, LE PAMELE, LE DONATELLE, LE ORNELLE, LE ANTONELLE, LE GABRIELLE, LE RAFFAELLE, LE MARINELLE, LE ELLE, LE EMME, LE NAOMI, LE NOEMI, LE AOMI, LE VIRNE, LE NINE, LE MIRNE, LE MARLE, LE MARIE, LE GIOVANNE, LE MARIEGRAZIE MARIEGIOVANNE, LE ORIANE, L’ILEANE, LE ILENIE, LE ELIANE, LE LARE, LE ILARIE, LE MONICHE, LE MELANIE, LE PRISCHE, LE LAVINIE, LE MARZIE, LE PASQUE, LE NATALIE, LE BIANCHE, LE DOMENICHE, LE ASSUNTE, LE SABATINE, LE TEODORE, LE AGATE, LE SANDRE, LE ANDREE,LE NICOLETTE, LE MILENE, LE ISIDORE, LE LUISE, LE ELOISE, LE ELISABETTE, LE BETTE, LE SABRINE, LE VITTORIE, LE BETTINE, LE LUCILLE, LE LUCIE, LE LUCIANE, LE OLGHE, LE GLORIE LE DONATE, LE TONIE, LE ANTONIE, LE MICHELI, LE ROBERTE LE SILVANE, LE SIMONE, LE MELISSE, LE LARISSE, LE VANESSE LE CLARISSE, LE LAURE LE NICLE, LE MICOL, LE NICOLE, LE VALENTINE, LE BENEDETTE LE MADDALENE, LE VIVIANE, LE LAUREEE, LE TERESE, LE ANGELICHE, LE CRISTIANE, LE CATIE, LE CRISTINE, LE CATERINE, LE EUGENIE, LE AMANDE, LE GAIE, LE GINE, LE GIORGIE, LE MORGANE, LE GERALDINE, LE CAROLINE, LE BENIAMINE, LE CLEMENTINE, LE IRINE, LE IRENI, LE RAMONE, LE GUENDALINE, LE GIOCONDE, LE RAIMONDE, LE STEFANIE, LE LUDOVICHE, LE MATILDI, LE ARMIDE, LE BRANISLAVE, LE FLAVIE LE ANITE, LE MIRTE LE MARTE, LE ANASTASIE, LE SILVIE, LE PRISCILLE, LE GIULIANE, LE FABIANE, LE TAMARE, LE TINE, LE MARTINE, LE MARISE, LA MARIANNE, LE MARIANE, LE ONDINE, LE MARE, LE DELFINE, LE MARINE, LE ALICI

e quelle che mi scordo perché hanno nomi stranieri
ricordale tu per me in cielo ma sopra tutto qui
dove poggiano i miei piedi tutte quante saranno
le nostre liberatrici così sia a me

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Avvertenza ´´´´´´´

scritto da Marko Miladinovic

Tutti i poeti sono omerici, alcuni sumeri, americani anche. Tutta la poesia e la poesia. Tutta la poesia e una poesia e mezzo. Tutta la poesia e formulazione magica – chi la dice viene trasformato. Tutta la poesia e il segreto che si rivela senza venire svelato. Tutta la poesia e nel mondo e fuori dal mondo. Tutta la poesia e contenuta e ignota e separa e avvicina alla grande somiglianza. Tutta la poesia e il dolce e perpetuo e imperituro fare il più a lungo e per sempre un bel niente.

Ascolta Avvertenza ”””’ letta dall’autore

Autofiction

scritto da Luigi Socci

La gente è perfettibile.
La gente è migliorabile.
La gente non è male.
La gente cammina in modo innaturale.

Sembra mettere un piede
davanti all’altro meccanicamente
senza un vero movente.
La gente si muove con troppe movenze.

(gli è stato detto ma non gli è chiaro
non gli entra in testa che è un documentario)

La gente non sa stare al suo posto
perché ha un certo talento non richiesto.

La gente guarda in macchina
oppure non ci guarda non guardandoci
con fare quasi sospetto:
tergiversa gironzola fa la gnorri fischietta
si gratta si scrocchia una falangetta
dietro la schiena intreccia le mani
nella classica posa della vecchiaia
(una posa da intenta a qualcosa)
finge interesse per una qualunque
cosa modestamente interessante
fa finta di fare finta
di niente, fa l’indifferente.

La gente se la guardi fa una faccia
da passante di lì per caso.
Da gente scambiata per altre persone.
Si indica stupendosi del fatto
di come mai ci si rivolga a lei
proprio a lei che passava di lì per caso.

La gente se la guardi nella faccia
la gente fa buon viso.

La gente se la guardi fa una faccia.

Ascolta Autofiction letta dall’autore

Poesia visiva

scritto da Luigi Socci

adesso vi faccio vedere una cosa
adesso vi faccio vedere una rosa
adesso vi faccio vedere la spina
dorsale di quella rosa
perché vedere è un’azione
concreta che si fa una cosa

adesso vi faccio vedere un video
adesso vi faccio vedere i filmini
del viaggio di nozze scherzavo
adesso vi faccio vedere un audio

adesso vi faccio vedere gli occhi
eccoli
in previsione di un’anteprima
adesso vi faccio vedere in un modo
mai visto prima

adesso vi faccio vedere tutto
adesso vi faccio vedere ecco
dritto per dritto
franco e diretto
adesso vi faccio vedere
vietato ai diciotto
dovunque guardiate
così come viene viene
così imparate

da un punto di vista privilegiato
da un punta di fuga raccomandato

adesso vi faccio vedere come si fa
adesso ve faccio vedè ve faccio toccà

adesso vi faccio vedere
tutto il visibile e l’invedibile
adesso vi faccio vedere
e rivedere l’imprevedibile
adesso vi faccio vedere
quel che vi piace e appare
adesso vi faccio vedere
prego dalla regia mandate pure

per rimanere il meno
possibile nel vago
adesso vi faccio vedere
un semplice esempio così mi spiego

questa cosa vistosa
finalmente
adesso vi faccio vedere
questa famosa cosa
adesso vi faccio
vedere niente
perché lo dovete
vedere assolutamente

chi ha gli occhi ingannevoli creda
chi ha orecchie per intendere veda

toglietevi(mi) i(l) cappucci(o)
le bende
gli occhiali
scuri da non guardante
adesso ve ne faccio
vedere delle belle
ma da distante

adesso vi faccio
vedere addosso
vedere in faccia
vedere fisso

adesso

vi faccio vedere che vi sbagliate
adesso mi fate vedere
che non scherzate

adesso vi faccio
vedere per credere adesso
vi faccio vedere con mano

adesso vi faccio vedere
come muore un italiano

vedere un puntaspilli
trafitto di spaghetti
in divisa
d’ordinanza da san sebastiano
vedere con i polsi
segati dalle corde
del mandolino legato alla mano

adesso vi faccio vedere io
adesso vi faccio vedere me

adesso vi faccio vedere chiaro
adesso vi faccio vedere l’ora
adesso vi faccio vedere gli extra
adesso vi faccio vedere in chiaro

con una lente per ogni occhio
adesso vi ho fatto vedere troppo
con ogni occhio per ogni occhio
adesso vi faccio vedere doppio

Ascolta Poesia visiva letta dall’autore