Dormimi

scritto da Simone Savogin

Che, gentili, dita posino
in soffice ceramica
il corpo che hai stupendo,
cha a tutti basta e in me completa.
Che, piano, il tempo copra
di screzi e onde e fiati
il viso che ora e ancora
m’innamora in ogni virgola.
Che, presto, tu comprenda
la forza che so e ho enorme
capace solamente
d’aver cura che tu leviti.
Che, piccole, le orecchie,
che giochi a mordilabbra,
tremino in sollievo
dei miei “grazie”, “ok” e “andiamo”.
Che mai, se vale, ceda
il passo tuo nel vivere,
per salda stretta lieve
che il palmo mio ti bacia.
Che, in te, sia sempre certa
l’idea che io rispetto,
onoro e vivo
l’incredibile cuoreanimacervello
che, lento, ho imparato
esser fratello, figlio e fiato
di quel che chiudo in corpo
e, cosciente, t’ho donato.
Che cosa, ora ti chiedo,
dovrei saper creare
perché tu con me in cammino
non senta mai stanchezza?
Che, subdola, va in noia
nel logoro abituarsi
a giorni, odori e tocchi
di noi, esseri finiti,
che, finti, siam pavoni
e in vero ombre,
innocui eppur dannosi,
incapaci di bianchi “perché no?!”.
Che, ancora, sorprendente
sia domani, adesso e qui
e gli occhi che hai lucenti
mi facciano cenno “sì”
che, idiota, manco di capire
se l’attenzione che mi doni
sia voglia, norma o nulla
e in limbo te tentenno.
Che, ancora non ci credo,
vali e crei e splendi
e torni e manchi e vivi
vicina, forte, risa e fonda.
Che, infine, in me
o in altri, tu
mai assaggi terra, ma
salti tra battiti e respiri
che, infiniti, meriti
e mai bastanti
saprò cucirti addosso,
ma so che puoi capire
che, sincero, ho pazienza
e voglia e forza e ancora senso
per non smettere
e ammettere
che, per te e non per me,
io provo.


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Rabbia (Poesie per bambini grandi, piccoli e medi)

scritto da Alessandra Racca

Ho rotto il mondo.

L’ho rotto di pianto
e di grida
l’ho rotto perché mi sono
arrabbiato,
l’ho sgonfiato.

Ho rotto il mondo
poi non lo trovavo più
non trovavo nessuno
che potesse capire
l’ho rotto fino a finire
la forza
le lacrime
la voglia di continuare.

Ho rotto il mondo
poi non sapevo cosa fare.

L’ho aggiustato un po’
mi sono rimesso a giocare.


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Consigli a me stessa quando piove

scritto da Alessandra Racca

Dormi in silenzio

Non fare rumore quando non ci sei
Coltivati
ma non covare pietre

i mattoni servono per costruire ponti
i giorni per tessere
il mattino per ricominciare
la carne è pesante per ancorare all’amore

Piangi, lasciati piovere, lasciati stare
Riposa, lasciati vegliare
Brinda, ci sono notti da ubriacare

Se le tue mani ti sembrano opache
dipingi le unghie di rosso

Ricorda che per sopravvivere bisogna disobbedire

Porta con te un ombrello a colori

se non puoi vincerla, sfoggia la malinconia.

(da Poesie antirughe, Neo edizioni, 2011)


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Al livello del mare – Via dal baccano

scritto da Andrea Fabiani

Al livello del mare

Sarà perché son nato al livello del mare
che non mi sono mai sentito superiore agli altri
e che mi affligge da sempre
questa forma di asma esistenziale,
che per respirare bene
ho bisogno di sapere
di esser vicino a qualcosa d’immenso
che non saprei affrontare.

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Via dal baccano

E poi vieni
giù in motorino
via dal baccano
della festa
del Gran Baccano
e sfrecciando in giù getti
la sigaretta che ti ha fumato
il vento nel bosco
e come
per ogni altra scelta
della tua vita ti chiedi
se ne verrà un incendio
o niente.

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Mentre

scritto da Andrea Fabiani

Decine di aerei lasciano il suolo,
decine vi fanno ritorno, mio nonno
passeggia in spiaggia da solo. Un treno
arriva in orario alla stazione centrale
ed esplode, tra le braccia
del suo nuovo amante ancora
una ricca signora s’illude. Un ragazzo
esce da scuola, attraversa distratto
la strada e lì muore. Migliaia
di altri ragazzi, nello stesso istante
attraversano altre migliaia di strade
e non gli succede niente. Una donna
che non sorrideva da sette anni e due mesi
sorride. Trecento persone sbarcano vive,
in Sicilia, in un giorno di sole
un politico ne chiede la morte e poi
prega il Signore. In bianche
stanze splendenti uomini e donne
vengono assunti per vari lavori,
altri son licenziati, altri ancora
prendon coscienza
dei loro tumori. Una bella ragazza
dopo aver rimandato più volte
decide di farla finita, nell’abitacolo
di una vecchia Fiat Punto
si concepisce una vita.
Una commessa pesa la frutta
a un’anziana signora. Tua madre
piange, in cucina, da sola, mio padre
legge il libretto delle istruzioni
di un tavolino svedese rotondo.
Si spegne una stella
un lampione si accende
dall’altra parte del mondo nasce
e svanisce un arcobaleno, un uomo,
in Louisiana, sente bene il veleno
di un’iniezione letale fare il suo corso, un bambino
accarezza di nuovo
il cane che l’aveva morso.
Il rombo d’un tuono
segue il lampo che l’ha generato.
Sangue e denaro dovunque,
prelevato, versato. Milioni
di sms viaggiano in cielo
sospesi tra telefoni cellulari, l’ultima lettera
d’amore del mondo si perde
tra due minuscoli uffici postali. Piove
una pioggia di bombe
sopra un deserto, un vecchio locale
in cui andavano i miei
viene riaperto, un uomo
torna a casa
e dopo trentasei anni si toglie
la fede, la posa,
guarda una foto, le dice:
“ti voglio bene”.
E tutto questo è soltanto
tutto quello che avviene
mentre io e te ci diamo la mano
e stupidamente,
pensiamo, senza il coraggio di dirle,
le parole “per sempre”.


ascolta Mentre letta dall’autore, con un sottofondo di ticchettio d’orologio ❤️

Latitudine

scritto da Giacomo Sandron

non ci si può lasciare quando comincia a fare caldo
le guardie giurate danno di matto
i quarantenni fanno addormentare
le ex fidanzate di diciotto anni
tagliano loro la gola nel sonno
e poi si impiccano
c’è pure chi spara a casaccio dalle finestre

mancano i presupposti adatti

bisognerebbe lasciarsi quando comincia l’inverno
o comunque le temperature scendono abbastanza
da fermare le emorragie

una volta un tipo in Alaska
è stato investito da un treno
che gli ha maciullato le gambe

è rimasto per ore sui binari
finché non lo hanno salvato
il gelo gli aveva cicatrizzato
le vene

alla nostra latitudine invece
sangue dappertutto
non sopravvive mai nessuno


ascolta Latitudine letta dall’autore

Isole vergini britanniche

scritto da Giacomo Sandron

i poeti servono a pulire i funghi
la domenica pomeriggio
se ci sono funghi da pulire
a lavare pavimenti
o fare traslochi
se c’è roba da spostare
alcuni sono in grado
di sturare lavandini
li ho visti coi miei occhi
non sono molti
lo posso giurare

una volta una cooperativa
mi ha assunto
come educatore di minori
perché qualche anno prima
avevo fatto il buttafuori
ad un festival
di musica elettronica

non voglio lavorare ma mi tocca
non sono ricco
ho fatto un sacco di lavori di merda

se vuoi avere a che fare con i poeti
consiglio spassionatamente
del volontariato presso
un qualsiasi Centro di Salute Mentale

i poeti servono a fare cose
che sanno fare tutti
ma in generale
è un dato di fatto
a guardare bene
ce ne sono troppi

non conosco le miniere di stagno
del Congo-Brazzaville
né l’impianto siderurgico
di Magnitogorsk negli Urali meridionali
sono ad ogni modo favorevole
alla delocalizzazione
dei poeti musoni
dei poeti pipponi
dei poeti sbrodoloni
scoreggioni
bruttoni
lumaconi antipaticoni
noiosoni poetoni minchioni
dei poeti due coglioni

se non sei in grado di fissare
una mensola al muro
non puoi scrivere una poesia

io per me farei
il poeta nazionale laureato ufficiale
delle Isole Vergini Britanniche
creare una solida tradizione letteraria
delle Isole Vergini Britanniche
il primo Premio Nobel per la Letteratura
delle Isole Vergini Britanniche
scrivere con i piedi ammollo nell’Oceano
delle Isole Vergini Britanniche
versi sui fondali
delle Isole Vergini Britanniche
sorseggiando un daiquiri
delle Isole Vergini Britanniche
sapientemente miscelato dalle mani
di una nativa pettoruta
delle Isole Vergini Britanniche
nuda


ascolta Isole vergini britanniche letta dall’autore

Faccio una bambina

scritto da Francesca Gironi

Ho deciso che domani
faccio una bambina
dall’infanzia al nome
la faccio molto amata
molto accolta
faccio una bambina
adulta.

Le dico, va tutto bene
non ti preoccupare
sono qui io
le dico amore

arrampichiamoci sui muri
facciamo finta di volare
giriamo il mondo sottosopra
giochiamo alla rivoluzione

a pallonate a sassi e sputi
alle carezze disoneste (non richieste)
tiriamo i calci
corriamo più veloce

faccio una bambina
domani
ho deciso
la faccio strampalata
le dico che disturbi
di far forte
di esser imperfetta e deludente
di ballare in mezzo a tutti

ho deciso che domani
faccio una bambina
col mio nome.


ascolta Faccio una bambina letta dall’autrice.

Il pozzo dei cattivi desideri

scritto da Alfonso Maria Petrosino

C’è un pozzo nel giardino di mio zio
quand’ero piccolo ci andavo spesso
sporgendomi cercavo il mio riflesso
nel fondo ma l’acqua era
lontana e nera.

Un giorno chiesi al pozzo se esaudisse
i desideri.
Il pozzo replicò: “Dipende
dai desideri.”
E aggiunse poi:
“Un tempo – non ricordo più la data –
una ragazza in me gettò
la ciocca dei capelli di colui
di cui lei era innamorata.
Un vecchio avaro invece una moneta.
Una signora in lutto la sua fede.
Un foglio tutto accartocciato un poeta.
E tu?” mi chiese il pozzo allora “tu
che cosa mi darai? Che cosa vuoi?”
Io non sapevo e ancora non lo so.
Chiesi dell’acqua – avevo sete – e il pozzo:
“Gettati” disse “e ti disseterò”.

C’è un pozzo nel giardino di mio zio
mio zio l’ha fatto chiudere da un pezzo.
Tra ciuffi e tralci di gramigna e d’edera
una colata di cemento; Dio
quanto vorrei tornarci,
quanto vorrei tornarci adesso.

ascolta Il pozzo dei cattivi desideri letta dall'autore