Villini

by Simone Marcelli

In estate i due ulivi del giardino che trovavi bruttissimi sono morti. Si sono seccati quasi da un giorno all’altro e tu eri sicuro che qualcuno ci ha buttato una gran quantità di diserbante, perché due grossi ulivi non muoiono così. I tuoi genitori un giorno si svegliano e trovano questi due ulivi secchi, e tu pronto hai detto loro: deve essere qualche parassita della pianta! Se avessi reso manifesto il tuo vero sospetto, tua madre ti avrebbe dato la colpa: sapeva che quegli ulivi li trovavi davvero brutti e che in passato hai ucciso un’ortensia, che trovavi altrettanto brutta, con il detersivo. Read More

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Dai buchi, a intermittenza

by Simone Marcelli

Quando si fanno le prove di flauto tutti insieme in classe, Ludovico, fai finta di suonare: schiacci le dita sui buchi e muovi la testa per accompagnare il suono degli altri. Fai così anche al concerto di Natale e a quello alla casa di riposo. Il professore non se ne accorge, ma una volta al mese interroga gli studenti, cioè vi fa alzare in piedi uno per uno davanti a tutti e fa suonare a ciascuno un pezzo davanti alla classe. Tu fai degli acuti e tutti ridacchiano, ti tremano le dita sui buchi. Il professore ti dice non ci siamo, terribile, farai fare a tutti una figura di merda al concerto, tu dovresti chiedere scusa alla classe. Batte i piedi a terra e le mani alla lavagna e alza un polverone di gesso, si asciuga la saliva dalle labbra e poi passa oltre, e dice la stessa cosa anche ad altri, e fa le stesse cose dopo. Read More

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Ci vuole poco che diventa una linea

by Simone Marcelli

È un’Opel Astra grigia nella serpentina, motore spento, in fila con molte altre. Gli sportelli sono aperti e dentro ci entra l’aria calda dell’asfalto nero, steso da poco, l’aria calda delle ciminiere, dei traghetti già accesi, della lamiera bianca con le balene e le scritte blu. Molte gambe penzolano fuori dalle vetture, nude. C’è della gente che nell’attesa esce dalle auto e si stiracchia, con gli occhi stretti per il sole. Qualche schiamazzo dei parcheggiatori, l’odore del carburante e quello del tonno dei tramezzini del pranzo, in fila sulla banchina. Questo tramezzino sa di benzina, dici a tua madre. Due macchine più in là un’autoradio manda una canzone d’estate, o la telecronaca del calcio.
Le case basse di Olbia dopo poco non sono più scalcinate. Ci vuole poco che le case basse diventino la linea della banchina, e la terra in lontananza. Read More

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