Simone Marcelli

Simone Marcelli è nato a Cagliari, nel 1991, ma è cresciuto nella provincia di Viterbo. Laureato in Italianistica presso l’Università di Bologna, comincia e abbandona per insofferenza un PhD in Letteratura italiana a Ginevra. Ha fondato e tiene il Laboratorio pubblico di lettura e scrittura creativa del Comune di Viterbo. Ha pubblicato una raccolta di poesie, un racconto sull’Almanacco 2017 della Quodlibet, ed è vincitore del Premio Pagliarani 2017 con una raccolta poetica inedita di prossima pubblicazione.

Con il suo seno enorme e morbido

scritto da Simone Marcelli

Ma non ha niente di meglio da fare Monsieur Brisgrand, che viene ogni giorno a darmi il tormento? Arriva solitamente nell’ora di punta, nei momenti più concitati, ma non puoi mai dirlo. Magari ti si presenta alla cassa nel tempo morto, invece, quando passo lo straccetto sulle superfici unte del bancone, o sugli erogatori incrostati di bevande. La spuma frizzante quando si secca diventa una crosta di zucchero. Guardi com’è sgualcita la sua camiciola da impiegato, mi dice quando arriva, spesso. E io allora faccio finta di nulla, un po’, e gli chiedo voulez-vous quoi?, gli chiedo cosa vuole da mangiare, ma intendo anche altro, non solo quello, dentro di me. Io ho questa abitudine di pormi e porre le domande, di gettare luce, ricercare il conto che non torna, la crisi. Deformazione professionale da ricercatore, ancor prima che impiegato polivalente qui in friggitoria, dottorando turni permettendo. Non ha niente di meglio da fare, Monsieur? Continua a leggere

Villini

scritto da Simone Marcelli

In estate i due ulivi del giardino che trovavi bruttissimi sono morti. Si sono seccati quasi da un giorno all’altro e tu eri sicuro che qualcuno ci ha buttato una gran quantità di diserbante, perché due grossi ulivi non muoiono così. I tuoi genitori un giorno si svegliano e trovano questi due ulivi secchi, e tu pronto hai detto loro: deve essere qualche parassita della pianta! Se avessi reso manifesto il tuo vero sospetto, tua madre ti avrebbe dato la colpa: sapeva che quegli ulivi li trovavi davvero brutti e che in passato hai ucciso un’ortensia, che trovavi altrettanto brutta, con il detersivo. Continua a leggere

Dai buchi, a intermittenza

scritto da Simone Marcelli

Quando si fanno le prove di flauto tutti insieme in classe, Ludovico, fai finta di suonare: schiacci le dita sui buchi e muovi la testa per accompagnare il suono degli altri. Fai così anche al concerto di Natale e a quello alla casa di riposo. Il professore non se ne accorge, ma una volta al mese interroga gli studenti, cioè vi fa alzare in piedi uno per uno davanti a tutti e fa suonare a ciascuno un pezzo davanti alla classe. Tu fai degli acuti e tutti ridacchiano, ti tremano le dita sui buchi. Il professore ti dice non ci siamo, terribile, farai fare a tutti una figura di merda al concerto, tu dovresti chiedere scusa alla classe. Batte i piedi a terra e le mani alla lavagna e alza un polverone di gesso, si asciuga la saliva dalle labbra e poi passa oltre, e dice la stessa cosa anche ad altri, e fa le stesse cose dopo. Continua a leggere

Ci vuole poco che diventa una linea

scritto da Simone Marcelli

È un’Opel Astra grigia nella serpentina, motore spento, in fila con molte altre. Gli sportelli sono aperti e dentro ci entra l’aria calda dell’asfalto nero, steso da poco, l’aria calda delle ciminiere, dei traghetti già accesi, della lamiera bianca con le balene e le scritte blu. Molte gambe penzolano fuori dalle vetture, nude. C’è della gente che nell’attesa esce dalle auto e si stiracchia, con gli occhi stretti per il sole. Qualche schiamazzo dei parcheggiatori, l’odore del carburante e quello del tonno dei tramezzini del pranzo, in fila sulla banchina. Questo tramezzino sa di benzina, dici a tua madre. Due macchine più in là un’autoradio manda una canzone d’estate, o la telecronaca del calcio.
Le case basse di Olbia dopo poco non sono più scalcinate. Ci vuole poco che le case basse diventino la linea della banchina, e la terra in lontananza. Continua a leggere