The Treehouse Song

by Sandra Allen

L’occhio, l’organo responsabile per la maggior parte della percezione del mondo di un individuo vedente, è un sacchetto di gelatina. Dappertutto in quel sacchetto si ramificano le vene più minuscole e delicate. Se un oggetto scagliato contro un bulbo oculare dovesse colpirlo con tempismo perfetto, se il proprietario dell’occhio non dovesse ricevere l’impulso di trasalire e se quell’oggetto lo centrasse in pieno, la cornea si genufletterebbe all’indietro come un ombrello colto da una raffica di vento, e, ora concava, batterà sul cristallino. Quel colpo lascerà una specie di livido, che annebbierà la vista temporaneamente. Mentre ciò accade, l’iride, la parte colorata dell’occhio, un muscolo che si contrae e rilassa mentre ci si sposta tra luci forti e scarse, si danneggia, trasformando la pupilla in uno largo buco nero.
Il vero problema nel caso di una lesione tale non è tanto la cornea o il cristallino o l’iride, è se una di quelle venuzze scoppia e inizia a spruzzare sangue in quello che era stato uno spazio equilibrato. Se la perdita di sangue non si ferma, se la pressione all’interno dell’occhio si alza oltre un certo punto, tutto l’affare può esplodere – umore acquoso che ti cola giù per la faccia, presumo. Read More

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