I nuovi pronomi personali

by Mélissa Verrault

IO
Io è il mio nome. Come in Iolanda, per coloro a cui piacciono le cose più lunghe. Io è un’altra. Una fra tante altre. Ho due sorelle gemelle. Siamo venute al mondo in tre, contemporaneamente, con un primo pianto in stereofonia. Mamma ci ha messo quarantasei ore a espellerci e un mese a trovarci dei nomi che avessero un senso. All’inizio dei tempi ci chiamavamo Bebè-Uno-Bebè-Due-Bebè-Tre, detto tutto d’un fiato, perché non parlavamo mai di noi separatamente. In seguito, fu deciso che Iolanda, Iole e Ionia sarebbero andati bene. Mamma ha continuato a chiamarci semplicemente Bebè-al-plurale, perché confondeva tutto e bisognava che si semplificasse la vita. Di chi è questo braccio? E questo viso? E questo dito? Tutte uguali le avevamo le parti dei nostri corpi. Identiche, eravamo un mostro a tre teste, indivisibili, inseparabili. Non siamesi, ma quasi; non extraterrestri, ma quasi; degli oggetti viventi non identificati che la scienza voleva studiare, che gli sconosciuti volevano toccare per avere un po’ di fortuna, che Mamma avrebbe voluto buttare dalla finestra, a volte. Piangevamo tutte allo stesso momento, avevamo fame, avevamo sete, avevamo fatto la cacca; Mamma non sapeva da dove iniziare, era sola, non era un polpo, non aveva abbastanza braccia, mani, piedi, seni, bocche, allora bisognava che pazientassimo, a ognuna il proprio turno, uno, due, tre; ero sempre io l’ultima, e non rimaneva più latte nelle mammelle, più amore nelle carezze, prendevo le briciole, anche se non esistono, le briciole di latte o di amore, allora Mamma urlava: siete volute venire tutte e tre insieme, peggio per voi. Non si rendeva conto che ogni volta era peggio per me. Read More

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