Io e lui

by Lucia Brandoli Bousquet

Sono in piedi, vestita, di fronte a uno specchio. Ho la cerniera abbassata e lo guardo fisso. Lui è uscito senza attirare l’attenzione. Non so perché, ma prima non ci avevo mai fatto caso. Mi sono accorta di quanto sia interessata a lui solo ieri. L’avevo trascurato sistematicamente, come qualcosa che non ci sia, o ancora peggio, che non ti appartenga. E lui è sempre stato lì, la cosa più normale e dimenticata del mondo.
Ho salito le scale fino a questa stanza trascinando un piede dopo l’altro, come se improvvisamente l’aria fosse diventata troppo densa, o le mie articolazioni troppo rigide, eppure avevo fretta. Oggi è stata una giornata strana. Sono stata dal dottore e sono cambiate molte cose. La signora Claudia ha un nuovo cane. Prima c’era un barboncino nero, e ora ho visto correre per il cortile un volpino bianco. L’inquilino del terzo blocco, poi, ha subaffittato a una famiglia di testimoni di Geova. Lo so perché hanno lasciato volantini ovunque. Insomma, una giornata orribile, più che strana. È pomeriggio inoltrato e sono in piedi, in una camera per gli ospiti del nostro appartamento. Ultimo piano, terrazze congiunte. Per ottenere questa reggia mia madre ha fatto il finimondo, ma ora possiamo vantarci di un’enfilade di stanze, ognuna con letto matrimoniale e bagno privato, due porte e lo specchio. Peccato non ci siano così tante occasioni di avere così tanti ospiti. Nessuno però ci fa caso. Allora io mi ci vengo a nascondere. Posso starci anche per delle ore, tanto nessuno mi trova – e se sento qualcuno avvicinarsi, posso sempre scalare di una. Read More

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Places where spring happens

by Lucia Brandoli Bousquet

No, qui non siamo ad Harlem.
Ti piace passare il tempo a guardare su Google Maps cosa si trova ai bordi delle strade. Una volta, percorrendo a grandi falcate di mouse la Casilina ti è parso, per esempio, di vedere un fagotto sulla sinistra. L’avevi già superato di almeno due click quando sei tornato indietro a cercarlo. A quanto pare era solo un cespuglio. Tu però avevi continuato ad avere il dubbio che fosse un fagotto quello lì, sul ciglio della strada, nello spartitraffico della Casilina. E hai continuato a pensarci, finché non sei dovuto andare a controllare. Sapevi che non aveva alcun senso, che chissà quand’erano state scattate quelle foto, ma qualcosa dentro di te voleva che uscissi ed andassi in quel posto a controllare. Mi avevi detto proprio così, a controllare.

Non siamo mica ad Harlem, qui. Read More

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