Carmine Bussone

Carmine Bussone nasce nel 1979 e cresce in provincia di Napoli, per poi andarsene un bel giorno a Roma a fare l’ingegnere. Alle elementari scopre che gli piace leggere e scrivere storie. Da allora, fra una cosa e l’altra, non ha smesso praticamente mai.

Aria condizionata

scritto da Carmine Bussone

La prova che tutto stesse andando uno schifo era il gusto di calcare che aveva il caffè. Ad ogni sorso, Luciana faceva una smorfia di contrizione e poi lo buttava giù, contro ogni istinto di sputarlo per terra.
Quando la vita sta andando a puttane, inizi ad assaporare nei dettagli tutti i sedimenti e le impurità che ne fanno parte. Che siano incrostate dentro la tua anima o nei tubi del tuo lavandino, la cosa fa poca differenza.
Roberta, la sera prima, l’aveva lasciata al telefono con “fammi fare qualche telefonata domattina, vedrai che qualcosa la troviamo”. Continua a leggere

Mia madre era una persona educata

scritto da Carmine Bussone

Un incostante bisogno di tragedia. Desiderare che il destino prenda a schiaffi la mia vita con le sue mani pesanti e poi ritrovarsi a non riuscire a gestire la cosa. Il fatto di essere sempre stato protetto, corretto e tenuto lontano dalle difficoltà di qualunque genere, non mi ha mai aiutato. Mia madre, quando tentavo di tagliare una torta a tavola, mi toglieva il coltello dalle mani e lo faceva lei al mio posto.
Speravo con tutte le mie forze che quella giostra sulla quale ero seduto deragliasse dai suoi binari e mi facesse capire quanto fossi capace di far fronte alle difficoltà che mi si ponevano davanti. Puntualmente, però, come per ogni persona immeritevole, bastava un mal di denti improvviso o un rifiuto da parte di una donna a gettarmi nello sconforto.
Non ho saputo gestire neanche l’ennesimo silenzio di Laura. Quando stava rincasando, l’ho sentita parlare con la vicina che faceva battute sulla puzza di curry che si sente dalle sette di mattina sul pianerottolo. Rideva. Finché la porta non si è chiusa e tutto si è spento, come avrebbe fatto il più tragico degli interruttori.
Elena, invece, rideva tantissimo. Nonostante la sua solitudine, il suo aspetto trasandato e il suo naso grande su un volto poco aggraziato. Al lavoro la evitavano tutti tranne me. Continua a leggere