Europa

Ce lo chiede Europa,
il come da prede si viva.
Tu cantami, o diva
L’arte della fuga,
sudore non asciuga.
Padronanza, ci vuole padronanza
a sopportare l’agguato
un’indole funesta
una ragione di stato.
È tutto,
mani bocca gambe occhi
occhi gambe bocca mani
dita perlustranti
su volti silvani.
Se tutto il tempo è debito
se questo è il mio riparo
dal buco di bilancio
io muovo ogni respiro.
Niente di nuovo,
niente, niente di nuovo
sul fronte occidentale
dall’osso occipitale
Un tempo era tutta campagna elettorale.
Perdona questo corpo
quest’ombra verticale
se forse più non sono
materia per pensare.
Guardi signora che è dura per tutti
c’è solo da capire chi siano gli sconfitti
c’è solo da capire chi scriva la matrice
e quanto odio ancora
si pompa da Amatrice.
Di quanto odio ancora
faccia da cemento
a questa patria plastica
dal volto purulento.
Si teme il viceversa,
l’astuzia, pioggia tersa
si teme, che anche i rischi corrano
e che in futuro non occorrano
tutti questi italiani
a farne una nazione
Che sia soltanto il muro
la sua fondazione.
Possiamo dire infine
che la barca sia la stessa
noi siamo qui a fuggire:
un popolo che è massa.

Ascolta Europa, o l’arte della fuga letta dall’autore