Come Ginsberg

Ho visto il sapore del disagio diventare aroma amaro
e farsi alito stantio tra le rughe e tra gli stracci
e l’arrivismo quotidiano alla ricerca di moneta
diserbare calma e dare vita a rampicanti tumorali
spirali irreprensibili che strozzano polmoni affaticati
assorti nei respiri dell’ansia consumista

Ho visto le speranze al silicone esibirsi nel menù
a prezzo fisso di uno svunch panino e salamella
costellare di lampioni su viale delle industrie
e celare dietro maschere e mascara
lacrime deserto prosciugate nell’aridità del vivere
ad un passo dalla fossa ed uno stivaletto tacco dieci
immerso fino al collo nel degrado

Ho visto farsi pelle l’andropausa post lavoro fisso
ed abitare volti timonieri alla conquista della terra e
galleggiare su fiumi di tangenziali fradice di pioggia
delle diciassette in punto e naufragare verso casa
ad occhi spenti e fari accesi illuminare il gelo
di una cena pronta ad aspettare

Ho visto la mia vita serpeggiare per inerzia
E rimbalzare tra lavoro e post lavoro
tra lavoro e post lavoro, tra lavoro e post lavoro
Come stare tra due specchi ed osservare l’infinito
Un corridoio che riflette la mia immagine
Che si fa piccola sempre più
Piccola sempre più
Piccola sempre più
Piccola sempre più
Piccola


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