Dormimi

Che, gentili, dita posino
in soffice ceramica
il corpo che hai stupendo,
cha a tutti basta e in me completa.
Che, piano, il tempo copra
di screzi e onde e fiati
il viso che ora e ancora
m’innamora in ogni virgola.
Che, presto, tu comprenda
la forza che so e ho enorme
capace solamente
d’aver cura che tu leviti.
Che, piccole, le orecchie,
che giochi a mordilabbra,
tremino in sollievo
dei miei “grazie”, “ok” e “andiamo”.
Che mai, se vale, ceda
il passo tuo nel vivere,
per salda stretta lieve
che il palmo mio ti bacia.
Che, in te, sia sempre certa
l’idea che io rispetto,
onoro e vivo
l’incredibile cuoreanimacervello
che, lento, ho imparato
esser fratello, figlio e fiato
di quel che chiudo in corpo
e, cosciente, t’ho donato.
Che cosa, ora ti chiedo,
dovrei saper creare
perché tu con me in cammino
non senta mai stanchezza?
Che, subdola, va in noia
nel logoro abituarsi
a giorni, odori e tocchi
di noi, esseri finiti,
che, finti, siam pavoni
e in vero ombre,
innocui eppur dannosi,
incapaci di bianchi “perché no?!”.
Che, ancora, sorprendente
sia domani, adesso e qui
e gli occhi che hai lucenti
mi facciano cenno “sì”
che, idiota, manco di capire
se l’attenzione che mi doni
sia voglia, norma o nulla
e in limbo te tentenno.
Che, ancora non ci credo,
vali e crei e splendi
e torni e manchi e vivi
vicina, forte, risa e fonda.
Che, infine, in me
o in altri, tu
mai assaggi terra, ma
salti tra battiti e respiri
che, infiniti, meriti
e mai bastanti
saprò cucirti addosso,
ma so che puoi capire
che, sincero, ho pazienza
e voglia e forza e ancora senso
per non smettere
e ammettere
che, per te e non per me,
io provo.


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