Ci vuole poco che diventa una linea

È un’Opel Astra grigia nella serpentina, motore spento, in fila con molte altre. Gli sportelli sono aperti e dentro ci entra l’aria calda dell’asfalto nero, steso da poco, l’aria calda delle ciminiere, dei traghetti già accesi, della lamiera bianca con le balene e le scritte blu. Molte gambe penzolano fuori dalle vetture, nude. C’è della gente che nell’attesa esce dalle auto e si stiracchia, con gli occhi stretti per il sole. Qualche schiamazzo dei parcheggiatori, l’odore del carburante e quello del tonno dei tramezzini del pranzo, in fila sulla banchina. Questo tramezzino sa di benzina, dici a tua madre. Due macchine più in là un’autoradio manda una canzone d’estate, o la telecronaca del calcio.
Le case basse di Olbia dopo poco non sono più scalcinate. Ci vuole poco che le case basse diventino la linea della banchina, e la terra in lontananza.
La linea della terra non c’è più, l’aria fredda dentro la nave odora di bar e di sale. Al bar e lungo i corridoi con la moquette rossa si sente il rumore di una ventola, è sempre uguale e dopo un po’ è come se non c’è più. Dice che lei ha pianto. Ma non troppo, davanti ai figli. La guardi, Ludovico, e guardi tuo padre.

In zona dicono che ti puoi orientare guardando da che lato ti lasci il paese, che si vede da qualsiasi punto, ovviamente a seconda delle condizioni del tempo. Spesso c’è la nebbia, del resto. Gli alberi sul ciglio della strada sono verdi e fanno una galleria bassa, i campi maremmani poco oltre sono gialli. Hanno falciato da poco il grano, vi fa da davanti tua madre. Ci sono botteghe di prodotti tipici sardi, lungo la strada da Civitavecchia. I prodotti arrivano con i traghetti della notte, ogni mattina i negozi hanno i frigoriferi e gli scaffali riforniti di pecorini, salsicce, bottarghe, vini, dolci secchi. Per i clienti che passano per la statale e si fermano ai negozi è come se non ci fosse di mezzo il mare.
Dice che l’Opel Astra la venderete a un algerino che vende tappeti, per cinquecento euro più un tappeto nordafricano. Fa un gran fumo nero. Fa questa strada di colline e dietro una collina ci vedete il paese, lì in cima, e non smettete di vederlo finché non ci arrivate sopra. Sulla strada ci sono le buche e dei semafori che il rosso scatta solo se si va troppo veloci.
Se tira tramontana dall’Appennino il cielo è azzurro. Viceversa c’è una nebbia fitta che è acquisizione recente, in paese. Dice che non si era mai vista, prima che costruissero quella diga. Dice che per via delle dighe, in una data area, può aumentare sensibilmente l’umidità e questo produce una nebbia molto fitta, nuvole basse tra le case del paese, d’inverno.
Le case non intonacate sono costruite con dei tufi color sabbia e porosi, ce ne sono molte. Parcheggiate in un piazzale grigio di cemento su cui danno le palazzine e cominciate a scaricare le valigie, grandi di plastica dura. Tuo padre guardando la via dice dai, che domani arriva il camion dei traslocatori con tutte le nostre cose. Poi dice: in questa casa staremo solo temporaneamente, però un po’. L’appartamento è già arredato, è un corridoio con cinque porte che ci si affacciano. Quanto ci staremo, tu chiedi. I mobili sono scuri e polverosi. Sulle mattonelle una luce bianca, sul granellato bianco e nero.

Che accento da asino hai, ti chiedono a scuola. Dice che hai fatto una risatina, Ludovico. Ci hanno fatto una risatina anche gli altri, dice. Non pronunci le vocali in modo corretto, ti fa la maestra. Le vocali si definiscono aperte o chiuse a seconda della posizione della lingua nella cavità orale e dell’apertura della mandibola. La maestra ti ha scritto “buono” sull’elaborato, per via degli errori ortografici. Per gli orrori, lei dice, però i contenuti ci sono. Se fosse stato solo per i contenuti, ti avrebbe scritto “ottimo”. Ma ci sono gli orrori.
Il giorno del tuo compleanno molti bambini avevano già da fare. Mamma, molti bambini hanno già un impegno, le dici in macchina, di ritorno a casa. Avevi comprato un blocchetto di biglietti di auguri prestampati con il disegno di Lupo Alberto, in cui aggiungere solo i dati, come: nome, data e orario, luogo. Poi li hai consegnati in classe, durante la ricreazione. Nell’attesa che arrivino i cinque compagnetti, ti siedi sul divano e hai come un fiatone. Durante il compleanno state tutti nel salotto, stretti dietro al tavolo con cibo e bevande. Sopra al tavolo scuro la mamma ha steso una tovaglia di carta gialla, un’ora prima. Poi sopra: un vassoio grande di pizzette; un vassoio grande di tramezzini; una ciotola di patatine; una ciotola di pop-corn; una pila di piattini verdi di plastica; una pila di bicchieri rossi di plastica; i tovagliolini bianchi. La torta la tiriamo fuori dopo, ti dice tua madre. A un certo punto ti cantano tanti auguri. Ciascuno segue un tempo diverso e inizi a cantare anche tu, Ludovico, ma subito dopo smetti.
Dice che un giorno giocavi sul letto con tuo fratello minore, la mattina durante i preparativi per la scuola. Facevate la lotta, in mutande, ruggivate e vi davate delle sculacciate. Era già tardi e allora vostro padre, che vi avrebbe accompagnati andando a lavoro, ti fa dai, smettila con queste scene in mutande con tuo fratello, che è tardi, io alla tua età pensavo già alle ragazzine. Una mattina la mamma trova uno scorpione fermo sul pavimento e stava per prenderlo con le mani. Si ferma, però, voi non avete uno scorpione giocattolo bambini, vero?, dice alle altre stanze. In paese di scorpioni è pieno, si nascondono e riproducono tra i tufi delle case e se hanno freddo, con l’arrivo dell’autunno, entrano negli appartamenti. Ce ne sono davvero molti, dice. Un giorno racconti questa storia in classe, la maestra Fabiola risponde che una mattina si è svegliata e ce ne aveva uno sulla fronte, di scorpione, e pure bello grosso! Se ne è accorto il suo fidanzato, nel letto accanto a lei.
Un giorno, in macchina, tuo padre ti fa: qui in paese le ragazze sono molto belle, le hai viste?
No, ora ci devo fare caso, gli rispondi. Da quel momento ci fai caso e ogni volta che passa una bambina o ragazza la guardi con gli occhi seri. La strada che fate è in discesa, tra dei palazzi a tre o quattro piani, gialli o grigi. Arrivate al palazzetto sportivo e parcheggiate nel piazzale di ghiaino. Scendete dall’Opel Astra che ancora non avete venduto e tu, Ludovico, sei travestito così, per la festa di Carnevale organizzata dal Comune: jeans strappati con catene; giubbotto in jeans strappato con scritte a pennarello e un Goku disegnato sulla schiena; capelli tirati su con la gelatina, colorati con lo spray metà di verde e metà d’argento. Dentro al palazzetto sportivo i bambini si rincorrono urlando e si picchiano, i genitori li guardano dagli spalti con i giacconi addosso. Un bambino alto travestito da wrestler ti dice delle bestemmie, per insegnartele. Molti bambini vestiti da punk hanno delle svastiche disegnate sui giubbotti di jeans, e anche tu ne avevi disegnate alcune sul tuo prima di uscire e quando tuo padre le ha notate si è molto arrabbiato e te le ha cancellate a forza. Tua madre gli ha detto di non esagerare, sono solo bambini e lo fanno per giocare. Mi meraviglio, le ha risposto tuo padre, che insegnamenti dai? E poi dopo anche in macchina, ha ripetuto: mi meraviglio!, e con il pennarello ha trasformato le svastiche in cerchi neri. Infatti, durante la festa, uno spider-man ti ha chiesto: cosa sono quelle palle nere.
A un certo punto chiedi a una bambina di chiedere a un’altra bambina di uscire fuori dal palazzetto. Fuori dal palazzetto sportivo state zitti e a un certo punto le fai: era solo per prendere aria, però è proprio una bella festa. Tu ti diverti?

Viceversa nello spazio interstellare l’aria è molto limpida e ci sono queste grandi tempeste radioattive delle stelle, che però sono invisibili del tutto.
La tempesta solare è così forte che su Venere viene un caldo davvero insopportabile e molti abitanti di lì schiattano per la botta di calore, qualcuno si rifugia nel sottosuolo e qualcun altro sale sul primo ufo e se ne va.
Un venusiano arriva allora su Marte. Marte per l’atterraggio è più comodo della Terra, per via dell’atmosfera, ecc. Sul pianeta rosso vive travestito da marziano e si innamora di una marziana, e dopo qualche tempo le dice: guarda che io non sono un marziano, io sono un venusiano. Lei è contenta lo stesso.
Su Marte si usa salutarsi strusciandosi le antenne a vicenda, che invece su Venere è considerato gesto assai irrispettoso. Il venusiano travestito da marziano un giorno si arrabbia molto per questa cosa e gli scappa una tipica imprecazione venusiana, così tutti lo smascherano. Lo vogliono fare a pezzi come si usa fare su Marte con gli extramarziani, allora lui e la sua marziana decidono di emigrare in cerca di felicità e di costruire una nuova vita sulla Terra. Così montano sul primo ufo e partono per lo spazio interplanetario davvero limpido, e Marte ci vuole poco che diventa una linea dietro di loro, e poi sparisce.