Vite

Tutti i giorni, dopo scuola, io e mio fratello mangiavamo assieme. Mia madre non lavorava da un po’ quindi ci cucinava lei la pasta o quello che era. Di solito mentre pranzavamo si guardava la televisione, i cartoni animati perché piacciono a me. A volte, quando c’era anche nostro padre, ci toccava guardare il telegiornale. E a me fa schifo, mi rompo subito. Una volta mio fratello ha trovato una piccola vite nella pasta. Cioè si è messo in bocca due maccheroni e c’era questa piccola vite. Per fortuna non si è rotto nessun dente. La mamma ha detto che poteva essere della custodia del grana, ma noi le abbiamo detto che non c’era nessuna vite nella custodia del grana. Sembrava una di quelle piccole viti da occhiali, ma mia madre non porta gli occhiali, ed è stata lei a cucinare. Mio fratello ci è rimasto un po’ male, poi non ci ha più pensato.

Qualche giorno dopo ne ha trovata un’altra, allora si è un po’ alterato anche perché quel giorno a scuola a lui non era andata proprio benissimo e io ci sono rimasto male, perché gli voglio bene. Lui ha detto che non era possibile e se l’è presa con la mamma e le ha detto di stare più attenta.

Per diversi mesi abbiamo mangiato senza problemi, con nostra madre che ci rifilava spesso la stessa roba un giorno dietro l’altro perché quando scopriva una cosa che ci piaceva pensava che l’avremmo voluta mangiare all’infinito. Anche adesso fa così. Noi glielo abbiamo detto che in quel modo incominciavamo ad odiarla, la roba dico, ma lei non ci ha dato molto ascolto.

Poi un altro giorno nella pasta di mio fratello, nelle sue penne, c’erano due viti sempre uguali alle altre. Lui stavolta si è fatto un po’ male ad un dente, però non è andato dal dentista, non aveva voglia. Ha tirato un pugno contro il tavolo e se l’è presa con nostra madre. Lei non sapeva cosa rispondere, non sapeva da dove venissero. Sembrava sincera.

Un po’ di tempo dopo si è beccato altre tre viti, sempre uguali e io non ci credevo, stavolta sembrava uno scherzo, anche da come l’aveva detto, ma poi me le ha fatte vedere e ci sono rimasto male ancora. Lui ha guardato nostra madre, e poi ha tirato un respiro per calmarsi e ha continuato a mangiare la pasta.

Dopo quel giorno, tutti i giorni, prima di mangiare controllava ogni boccone per vedere se c’erano altre viti e per molto tempo, tipo un mese, non ne ha trovate altre.
Un giovedì a pranzo mentre mangiava ne ha trovate otto. Non si è nemmeno arrabbiato, si vedeva che ormai aveva capito che la mamma non c’entrava. Ha continuato a mangiare come se niente fosse.

Dopo un po’ di tempo, mi sembra una domenica, ha trovato tredici viti e allora ha provato a ricordarsi in quali giorni aveva trovato le altre e si è messo a fare una specie di tabella. Ma non c’era nessun ordine preciso. Capitavano e basta. Era davvero giù di corda.
Per tre mesi non è successo niente, poi un giorno che è tornato a casa da scuola, tutto felice perché aveva preso un bel voto, ne ha trovate ben ventuno. A quel punto ha smesso di mangiare la pasta. Mangiava solo pane e carne e lenticchie e legumi. Sembrava contento, ma io lo sapevo che in realtà lui voleva mangiare la pasta, anche perché a lui piace davvero tanto. I maccheroni al ragù sono il suo piatto preferito in assoluto.

Un giorno non ha resistito e ha deciso che avrebbe mangiato la pasta dal mio piatto. E così ha funzionato. Io controllavo il piatto e poi lui prendeva dal mio i maccheroni e siamo andati avanti così per un po’ di tempo. Io ero felice che in quel modo potevo aiutarlo e lui era sereno.

Poi mio fratello, a settembre, è andato all’università e là non poteva mangiare dal mio piatto e quindi ha rincominciato a trovare le viti. Non ha resistito più ed è come impazzito. Un giorno è uscito per strada urlando che non era possibile che a lui fosse accaduta una cosa del genere. Perché proprio a me sono toccate le viti? Che cos’ho fatto?, urlava. Non aveva fatto niente di male. O così ho sentito dire al telefono da mia mamma. Lui, anche dopo quella volta, ha continuato comunque a trovare viti nel suo piatto e non ne poteva davvero più. Era esausto e questa cosa lo stava facendo impazzire, mi ha detto un giorno al telefono. Io mi sono davvero preoccupato e ho detto a mamma e papà che facessero qualcosa, ma loro hanno detto che non sapevano cosa fare. Io ho pianto e il giorno dopo siamo andati a trovarlo dove andava all’università.

Ci ha detto che non dormiva più, che questa cosa lo ossessionava e che non mangiava più niente, solo cose preconfezionate. In casa sua c’era una grandissima puzza e non si riusciva a starci. Siamo andati a fare una passeggiata fuori e sembrava gli avesse fatto bene. Era una bella giornata. Quando siamo ripartiti alla sera sembrava più tranquillo. La notte stessa però ha tentato di suicidarsi buttandosi dalla finestra, ma senza farsi troppi danni.
All’ospedale i dottori ci hanno detto che sarebbe stato meglio internarlo in una struttura psichiatrica e così hanno fatto i miei. Io non volevo, ho detto che doveva stare a casa con noi, che lì sarebbe stato di sicuro meglio. Ma nessuno dà retta ad un bambino. Io l’ho presa malissimo e ho pianto senza smettere per due giorni. Non volevo parlare con nessuno. Poi quando siamo andati a trovarlo ho visto che stava meglio e mi sono un po’ calmato. Odiavo comunque i miei genitori e un po’ li odio anche adesso.

Alla clinica mio fratello mi ha raccontato che all’inizio mangiava solo minestrina in brodo. Prima di riuscire a fargli mangiare del cibo cucinato ci hanno messo davvero tanto tempo, ma poi ce l’hanno fatta. Quando ha mangiato la pasta la prima volta non ha trovato nessuna vite e quasi si era convinto che avessero smesso di capitargli. Poi un giorno ne ha trovate tantissime in un unico piatto, qualcosa come una per ogni pennetta. I dottori non ci credevano, ma quando lui gliele ha fatte vedere e gliele ha tirate addosso una per una si sono convinti e hanno detto che poteva tornarsene a casa. Lui è scappato e ha provato a buttarsi sotto un pullman, ma il pullman si è fermato appena prima di investirlo.

Ora se ne sta in camera sua tutto il tempo, chiusa a chiave da fuori e con le inferiate alla finestra. I miei hanno paura che lui possa suicidarsi ancora quindi la stanza sembra quella di un bambino appena nato, non ha nemmeno uno spigolo. Lui passa le giornate a dormire, esce dalla camera solo per pranzare e cenare con noi. Ogni tanto mangia qualche maccherone dal mio piatto ma non più di tanto. Dice che la pasta ormai gli fa schifo.

Tutti i giorni mi chiedo perché proprio a lui dovevano capitare le viti, ma non c’è una risposta, capitano e basta. Avrei tanto voluto che le viti fossero state nel mio piatto, ma purtroppo non lo erano. Tutte quelle che ha trovato a casa le tengo io dentro a un barattolo di vetro dove c’era stato del sugo al pomodoro. Ogni tanto lo prendo in mano e lo scuoto, così, per sentirne il rumore.

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