La figlia di Ann

Eliot

Diane è una donna matura ma si comporta da adolescente. Diciamo che Diane è una di quelle persone che comunemente percepiamo come inutili, idiote, imbecilli, insignificanti, irrilevanti. No, rettifico: Diane non è irrilevante, perché è la madre di mia figlia.
—Una figlia malata—
Quando mamma o la zia o il dottore o Marie Jo o i genitori di Marie Jo mi parlano di Diane mi dicono: tua sorella. Mamma, che non è nostra madre, ci ha accolto come fratello e sorella. Se fossimo fratello e sorella, in quel caso, non avremmo potuto avere la nostra
—figlia malata—
La nostra povera figlia la nostra inutile figlia la nostra figlia idiota la nostra imbecille figlia la nostra maledetta figlia e, Cristo, magari fosse morta lo stesso giorno che è nata visto che non faceva altro che complicarci la vita a tutti: a mamma, a Diane, a me. Di tutti noi, quella a cui complicava meno la vita era Diane, perché Diane è quella che possiamo definire
—una malata di mente—

Alcuni pomeriggi Marie Jo mi diceva: cosa succede a tua sorella? Io le rispondevo che quello che succedeva a mia sorella, come prima cosa, è che non era mia sorella. E in più che era una
—malata di mente—
e se sapeva cos’era una malata mentale. Allora le raccontavo che era un verme che hai nella testa e che ti mangia poco a poco il cervello e che meno cervello ti rimane, meno intelligente e più strana sei. Le dicevo che a Diane il verme aveva mangiato in pratica tutto il cervello e le rimaneva solo un pezzo molto piccolo. Che siccome non voleva renderla completamente inutile, il verme saggiamente se ne era andato verso il cuore e si stava mangiando anche quello. A causa di quel cuore mordicchiato, aveva dimenticato nostra figlia. Marie Jo viene a trovare nostra figlia povera figlia perché è annoiata, ha poche cose da fare e nostra figlia, essendo una
—figlia malata—
ha un che di strano e attraente per una bambina grassa e, perché no, anche un po’ imbecille. Viene a trovarla e le ho detto che se racconta a qualcuno che abbiamo questa
—figlia malata—
le metto un verme nel naso così che le esca dagli occhi e le divori l’intero cervello. Allora sarà come Diane, che anche se cresce si comporta da adolescente, e siccome lei è ancora più piccola di un adolescente, finirà per comportarsi come un bimbo. Mi ha chiesto se la nostra
—figlia malata—
ha anche lei un verme nella testa, perché anche se cresce è sempre uguale, le cade sempre la bava, è sempre in silenzio, si piscia e si caga sempre addosso, ha la bocca sempre aperta, è sempre bianca. Le ho detto che se non chiude il becco le infilo un’altra roba nel naso e si dissanguerà fino a morire.

Mamma mi accolse perché mamma accoglie le persone disgraziate, e quando mi accolse io ero la persona più disgraziata che conoscevo e che mai conoscerò. Mi ero innamorato della donna sbagliata, mio fratello voleva ammazzarmi, ero orfano e mi sentivo perduto. Mamma non ha mai avuto figli e anche se lo nega per non farmi star male non potrà mai avere figli, perché oltre a essere vecchia, le piacciono le donne e una donna con un’altra donna non potrà mai avere un figlio. Insomma, io non avevo genitori, potevo dimenticare mio fratello e anche la donna che amavo, e mamma era la persona di cui io avevo bisogno. Iniziò a prendersi cura di me dal primo momento ed eccomi qui. Per mia disgrazia, oltre alla mia disgrazia c’era la disgraziata
—malattia mentale—
di Diane, e accolse anche lei, anche se quando accolse lei non sembrava stesse per diventare la pazza che poi diventò. Siccome questa casa è troppo piccola per tre persone, io e Diane dormivamo nella stessa stanza, ed è così che nostra figlia diventò nostra figlia. Se questa casa avesse avuto più stanze e io e Diane ci fossimo visti solo di giorno, a pranzo, dove stanno gli animali, in cucina… allora non avremmo scopato e dico scopato anche se lei preferisce dire che facevamo l’amore. Ma noi iniziammo a dormire insieme e a volte lei aveva paura e a volte io ero dell’umore giusto e, Cristo, scopammo ancora più e più volte finché lei rimase incinta. Avrei dovuto rendermi conto che era una
—malata di mente—
la persona, o la sorella, che mi stavo scopando, e se me ne fossi reso conto prima di sicuro avrei fatto più attenzione a non metterla incinta o a non avere direttamente nessun tipo di rapporto con lei eccetto quello di fratello e sorella. Ma mamma insisteva che Diane era una bambina molto speciale, mentre io insistevo che speciale o no, non era più una bambina. Non era una bambina quando me la scopavo e non lo è nemmeno ora. Non era una bambina neanche quando la mandavamo al sanatorio. Non è mai stata una bambina, cazzo! Io non mi scoperei mai una bambina, ed è per quello che non mi scoperei Marie Jo, anche perché è una bambina idiota, imbecille, insignificante, e ancora idiota. Diane potrebbe fare l’amore con qualsiasi persona, e non lo dico per dire.

Il giorno che ho saputo che era incinta di quella che sarebbe stata ma ancora non lo sapevamo la nostra
—figlia malata—
non sapevo ancora che Diane aveva dei problemi mentali. Mamma continuava a dire che Diane aveva sofferto molto, come se dire che una persona ha sofferto molto fosse abbastanza per scusarla di qualsiasi eccentricità. Dannazione. Io avevo perso la donna che amavo, l’unico fratello che avevo e i miei genitori, e non per quello quando impugno un fucile e punto Diane sono migliore o c’è bisogno di giustificarmi, e lo so e anche mamma lo sa, ma con Diane fa sempre un’eccezione ed è estenuante vivere con due donne così, con due eccezioni. Mamma dice: Eliot non vuole farti del male, vero, Eliot? Quello che non sa è che io farei saltare il cervello in aria a Diane senza pensarci due volte, perché allora avrei
—una figlia malata—
ma non
—una sorella pazza—
E neanche quello, perché Diane non è mia sorella e perdio non lo sarà mai. Mamma è stata capace di riunire nella stessa casa due delle persone più bisognose e disgraziate del villaggio, ma anche le più complicate. A lei, invece, l’unica cosa che le succede è che le piacciono le donne. Magari il mio più grande problema fosse quello e non una figlia e una sorella che non è una sorella e neanche una moglie.

Una volta ho desiderato che mio fratello si suicidasse. Che se ne andasse, come dicevano tutti, sui dannati binari del treno e si lasciasse morire lì, perché allora sarei rimasto con la donna che amavo e che amo ancora, che naturalmente non è Diane. Allora sarei felice, e magari ora avrei lo stesso
—una figlia malata—
ma almeno sarei con la donna che amerò per sempre, che per la precisione è la donna che amerà mio fratello. Se non apprezzassi quell’imbecille, idiota, ecc., lo ammazzerei io stesso con le mie mani. Ma con le mie mani ho saputo solo fare due cose: toccare Diane e puntare col fucile le persone di questa casa.

Il giorno che portai Diane al sanatorio, eravamo già i genitori di nostra figlia. Diane era sempre stata diversa: toccava la frutta con le mani perché la tranquillizzava, si faceva il bagno in continuazione perché si sentiva sporca, entrava ad aiutarmi quando mi stavo lavando io. Fino ad allora ci sembrava solo una persona diversa, ma già al tempo era
—malata—
anche se io non lo sapevo e anche se nostra madre tentava di perdonarle tutto per quanto aveva sofferto, per tutto il male che le era capitato prima che la salvasse mamma. Ma poi nacque nostra figlia, e siccome nacque mezza deforme, Diane cambiò completamente. Era già una donna, ma iniziò a comportarsi come una bambina. Non voleva accettare che aveva avuto una figlia o meglio
—una figlia malata—
Non è che io fossi pronto per nessuna delle due cose, ma è quello che fanno le persone adulte: affrontano quello che la vita gli offre. Poi le stranezze di Diane iniziarono ad aumentare, e ne faceva sempre di più finché diventarono una disgrazia maggiore di quella di essere orfani. Si comportava come se non fosse la madre di nostra figlia e ok che nostra figlia era nata con delle deformità ed era da uccidere o abbandonare, ma non potevo fare finta che lei non fosse la madre di quella bambina. E siccome la rinnegò non le demmo un nome, eravamo distrutti. Mamma iniziò a chiamarla dolce bambina e bambinetta e altre cose tenere, perciò non ci sentimmo obbligati a darle nessun altro nome che la identificasse, dato che in ogni caso sua madre non la identificava con nulla. Ero disperato a tal punto che quando la bambina compì un anno e non sapeva né camminare né tenere il collo eretto, mi decisi a portare Diane al sanatorio. Fu lì che conobbi i fotografi che dopo vollero aiutarci. Stavano facendo un reportage su quel sanatorio, su quei medici, su quei pazienti. Videro Diane e si avvicinarono e io mi comportai da maleducato. Mi diedero un biglietto con il loro numero di telefono nel caso un giorno mi andasse di parlare con loro, ma quello che volevano era fare delle foto a Diane con gli occhi bianchi e anche se Diane non è la donna che amo né la donna che ama mio fratello, non ero disposto a permettere che facessero niente con Diane, ancora meno ritrarla in quel deplorevole stato. Perciò la lasciai lì, in quel sanatorio, con l’ordine di non farle foto e il dottore mi diede la sua parola.

Quando quella volta Diane tornò dal sanatorio era ancora
—una malata di mente—
nonostante mia madre facesse di tutto per insabbiare tutto assolutamente tutto quello che faceva male, tutto quello che faceva da pazza. Ma non mi ingannarono.

Il giorno che m’innamorai della donna della quale sono ancora innamorato, lei portava un vestito celeste. Sapeva che era un vestito che mi piaceva tanto e lo metteva spesso. E quando io ero piccolo e la vedevo con quel vestito, a volte avevo una grande voglia che fosse mia madre, ma dopo, quando crebbi un po’, mi resi conto che quello che volevo in realtà era che fosse la mia amante, la mia sposa, la mia donna. Ma era già l’amante, la sposa e la donna di mio fratello. Non m’importava. Portava quel vestito celeste e aveva un colletto di colore bianco. Le dicevo che sembrava un bavaglino per farla arrabbiare con me, perché quando si arrabbiava mi spingeva e mi toccava il braccio per dirmi oh Eliot. Quando diceva oh Eliot era la donna più meravigliosa del mondo, ma era la donna di mio fratello. A volte si comportava come se fosse mia madre ma io so che anche lei mi desiderava. Appena il corpo mi si sviluppò e sembravo un uomo, iniziò a desiderarmi. Il mattino veniva a svegliarmi per farmi alzare e fare colazione, e all’inizio rimaneva sulla porta, perché aveva troppa discrezione per avvicinarsi al mio corpo, che adesso era il corpo di un uomo, ma ogni volta entrava di più finché d’un tratto era seduta sul letto, sul bordo, e mi scuoteva con dolcezza. Quando aprivo gli occhi di colpo e la spaventavo, diceva oh Eliot e quello che non sapeva era che non c’era altra cosa che mi piacesse più di quel oh Eliot che diceva in modo così grazioso.
Era la donna di mio fratello.
Io avrei ucciso per la donna di mio fratello.
Quando ho detto per la prima volta ti amo dopo c’era un nome e quel nome era Rose. Cazzo! Ero follemente innamorato di Rose e ancora adesso sono innamorato di Rose e morirò innamorato di Rose, ma Rose è la donna di mio fratello, la madre dei miei nipoti, mia cognata. Rose, a differenza di Diane, si comportava secondo la sua età, e la sua età era l’età di una donna meravigliosa che si comportava nel modo che ci si aspettava da lei, ed era così meravigliosa che decise di rimanere con mio fratello perché aveva paura. Le donne meravigliose, non sembra, ma sì, hanno anche paura, e le giudichiamo come se fossero soltanto meravigliose e, oh Cristo e dannazione e cazzo, loro hanno anche paura. Dissi a Rose mia amata che avrei potuto placare quella paura con tutto il mio amore, ma insomma mio fratello era così… diciamo che era
—un fratello malato—
ma un fratello per davvero, non come Diane. Un fratello di un padre e una madre, nonostante siano morti padre e madre. Rose disse che quello non lo poteva fare ma poi Rose, e in quello non fu diversa da Diane, rimase incinta. L’ultima cosa che so al riguardo è che Rose non ebbe mai quel figlio e anche che Rose non dirà mai più oh Eliot, perché Rose è la donna di mio fratello, la meravigliosa donna di mio fratello, la meravigliosa nonostante la paura donna di mio fratello. E io sarò solo oh Eliot un cognato.

Questo è un estratto di La hija de Ann, ancora inedito.