Intervista a Garvin Evans, il papà di The Edge degli U2

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Come spiegarvelo: la nostra amica Giulia ha vissuto sei mesi a Dublino. Una domenica, in chiesa (rigorosamente protestante), ha fatto amicizia con un arzillo signore. Si chiama Garvin Evans, e suo figlio è The Edge.

A un certo punto della vita, tutti sogniamo di essere una rockstar. Ma spesso ci chiediamo che cosa siamo disposti a sacrificare per raggiungere il successo, e cos’è che ci spinge a diventare una star. Tuo figlio ha fatto tanti sacrifici per la musica? Com’era all’inizio della carriera?

David aveva già iniziato un corso di laurea in ingegneria quando fu firmato il primo contratto con la Island records. Ma quando il futuro della band fu garantito, lasciò il college e si concentrò sulla crescita degli U2. I più grandi sacrifici penso siano una certa mancanza di privacy, e un grande carico di lunghe ore di lavoro.

Non sappiamo molto della vita privata degli U2, quando cala il sipario. Di solito è il privilegio della famiglia e degli amici, che li conoscono come “persone normali”. In questo senso, come è stata la relazione tra lei, suo figlio e la musica? Ci sono canzoni che si riferiscono a momenti particolari che avete trascorso assieme?

Siamo sempre andati molto d’accordo – con tutti e tre i miei figli – da quando erano molto piccoli fino a oggi. Non abbiamo mai avuto i cosiddetti “problemi da adolescenti”, e onestamente devo dire che non ricordo di avere avuto una discussione, anche piccola – mai. Se ti sembra troppo bello per essere vero – be’, immagino siamo stati fortunati. Anche se Bono ha scritto dei testi che si riferiscono a dei particolari brutti momenti col padre, non ce ne sono che mi riguardano – per quel che ne so.

Quando la band ha iniziato a essere famosa, lei e sua moglie sarete sicuramente stati preoccupati per il futuro di vostro figlio. Quali erano i pensieri del padre di The Edge, una delle rockstar più importanti del mondo? C’era qualcosa per cui era particolarmente preoccupato?

No, non sono mai stato preoccupato per il gruppo. Hanno sempre dato l’impressione di agire in maniera sensata, tutti, e sono sempre stati troppo professionali per finire coinvolti in qualche storia di droghe, o comportamenti fuori controllo. Essere sposati e avere la responsabilità dei figli ha aiutato, probabilmente, ma hanno tutti la testa sulle spalle.

A quanti concerti è stato? Ha viaggiato molto con suo figlio? Penso ci siano stati dei momenti davvero emozionanti, come vedere ottantamila persone e pensare: «Quello sul palco è mio figlio!»

Sì, sicuramente, mia moglie e io abbiamo viaggiato tantissimo con il gruppo quando sono stati in tour, e abbiamo sempre goduto del fermento che accompagnava il tour. Molti dell’organizzazione e del personale sono stati con gli U2 per anni, in un certo senso è come una famiglia allargata. L’organizzazione che sta dietro a un tour è incredibile. Spero di andare a qualcuno dei concerti del prossimo tour. Quando vedrò l’itinerario proposto deciderò. Sono sempre molto toccato da quanti fan ha il gruppo, e l’alta considerazione che riservano loro. Dal mio punto di vista, è ben giustificata.

Sappiamo che nel 1981, in prossimità dell’October Tour, David fu sul punto di lasciare il gruppo per motivi religiosi, ma decise di rimanere. Quanto ha influito la religione nella sua vita e in quella di tutti voi?

Di sicuro Bono e The Edge, in particolare, hanno una fede cristiana molto forte, e ne sono consapevoli in tutto quello che fanno. C’è stata una crisi nel periodo cui hai fatto riferimento, riguardo la relazione tra il gruppo e i principi religiosi di Bono e The Edge. Non ho mai chiesto direttamente informazioni, perché la considero una questione di coscienza di natura strettamente privata. Hanno risolto la difficoltà che avevano e sono andati avanti. Sono molto legato alla mia fede cristiana, come lo era mia moglie, e forse questo può avere indirizzato in qualche modo David.

Sappiamo che David Evans ha ricevuto lezioni di chitarra assieme a suo fratello Richard, prima che entrambi rispondessero a un annuncio a scuola, in cui si cercavano dei musicisti per formare una band. Questa band ha cambiato diverse formazioni prima di diventare gli U2 nel marzo del 1978. Richard lasciò il gruppo appena prima del cambio di nome: ha mai avuto qualche rimpianto? Quando siete tutti insieme a Natale, parlate mai di quello che è successo?

Richard è un accademico. Fu coinvolto nel gruppo come un hobby, all’inizio, e più tardi si unì a un altro gruppo chiamato The Virgin Prunes. Non ho mai parlato con Richard dei suoi sentimenti riguardo l’aver abbandonato gli U2: era immerso nel suo corso di scienze informatiche quando il gruppo decollò. Poi ha intrapreso un dottorato in ingegneria all’Imperial College di Londra (che fu la mia università), e continua a lavorare in quel campo. Penso sia poco utile perdersi nei “cosa avrebbe potuto essere”: trovo le varie congetture da “e se” prive di senso.
Andare avanti con la propria vita, e cercare di fare del proprio meglio, credo sia la maniera migliore di vivere per quel che mi riguarda.

(un ringraziamento particolare Leonardo Nadali, Daniele Pirozzi, Nicolò Porcelluzzi, Giulia Ribaudo)

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At some point in our life, we all dream of being a rock star. But we might ask ourselves what we are willing to sacrifice for greatness, and what is really driving us to be rock stars. Has your son made many sacrifices for music? How was he at the beginning of his career?

When the initial record contract with Island records was signed, David had already started an engineering degree course. However, once the future of the band had been secured, he left college and concentrated on the development of U2. The main sacrifices I suppose are a certain lack of privacy, and a great deal of hard work and long hours.

We don’t know the private side of the band personally, I mean when the curtain drops. This is usually a privilege for family and friends, who know the band as normal people. In this context, how was the relationship between you, your son and his music? There are songs that relate to particular moments spent together?

We have always got along very well together – which goes for all my three children – right from the time when they were very young, up to present time. We really did not have any so called ‘teenage’ problems, and I can honestly say we have never had the slightest disagreement that I can remember – ever. If that sounds too good to be true – well I guess we are lucky. Although Bono has written some lyrics that were addressed specifically to his occasionally difficult relationship with his Dad, there have been none involving me – as far as I know.

Certainly – when the band began to become famous – you and your wife have been concerned about your son’s future. What were your thoughts about your son being one of the biggest rock stars in the world? Was there anything in particular to be worried about?

I never really worried about the band. They all seem to have the ability to act sensibly, and they were always far too professional to get involved in any drugs scene, or overwild behaviour. Being married, and having the responsibility of children has probably helped, but they are pretty level headed anyway.

How many shows have you attended? Have you travelled a lot with your son? I guess there were moments when you were emotionally deeply touched standing in front of 80,000 people thinking: “this guy playing on the stage is my son!”

Yes indeed, my late wife and I have travelled extensively with the band when they have been on tour, and we always enjoyed the huge ‘buzz’ that goes with touring. Many of the management and crew have been with U2 for years, and in a way it is like a large extended family. The organisation that goes into the tours is incredible. I hope to go myself to some concerts in the upcoming tour.
When I see the proposed final itinerary I will decide. I am constantly being touched by how many fans the band has, and the high regard in which they are held. From my perspective, justifiably so.

We heard that in 1981, leading up to the October Tour, David came very close to leaving U2 for religious reasons, but he decided to stay. How has counted the religion in his life and in the lives of all of you?

Certainly Bono and Edge in particular, have very firm Christian beliefs, and they are always aware of that in all that they do. There was a crisis at the time you mention on the relationship between the band and the religious principles of Bono and Edge. I never enquired closely about it, as I consider matters of conscience of that nature to be very private. They resolved whatever difficulties were involved, and moved on. I am heaviiy committed to my Christian beliefs, as was my late wife, and probably some of that may have served to motivate David in that direction.

We know that David Evans had received guitar lessons with his brother Richard “Dick” Evans before they both answered an advertisement at their school, seeking musicians to form a band. This band went through several incarnations before emerging as U2 in March 1978, but Richard left the band just before the name changed. Does he have any regrets about this choice? When the family gets together for Christmas dinners, do you talk about what happened?

Richard is an academic. He was involved with the band as a hobby initially, and later on joined another group called ‘The Virgin Prunes’. I have never spoken to Richard about his feelings about having left U2 (he was deep into his university computer science degree when the band took off. He later went on to do a Doctorate of Engineering at Imperial College in London (which was my own Alma Mater), and he works in that field still. There seems little point in getting involved in – ‘what might have been’ – I would find that sort of ‘if what’ conjecture pointless.
Just get on with your life, and try and be the best you can, is the right way to go as far as I am concerned.

Posted by Giulia Zennaro

Nata a Chioggia 11 aprile 1990. Ama viaggiare e desidererebbe girare l’Australia su un pulmino volkswagen westfalia prima dei 35 anni. Scrive occasionalmente per piacere (magari lo facesse per lavoro!). Ha pubblicato nel 2009 qualche articolo per la rivista veneziana Artefici. Laureata in filosofia a Cà Foscari nel novembre 2012 il suo futuro è ora del tutto incerto. Sicuramente non diventerà una cuoca.

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