G.

G. veniva tutte le domeniche in mezzo alla piazza del paese
e i bambini erano tutti contenti
dicevano: «mamma! oggi non viene G.?
cosa gli sarà accaduto?»
ma poi G. alla fine arrivava e allora erano tutti contenti.

Era grande come due elefanti e cacciava gli aquiloni da dietro
era questo il punto di forza
i bambini che volevano un aquilone andavano da G.
e lui li cacciava da dietro
e loro correvano nei patri
o meglio dire per le vie, con questo aquilone in mano, ed erano tutti contenti.

Una volta non c’era vento, e anzi faceva anche caldo
G. si arrampico sul palazzo più alto, solo appeso per le sue piccole mani porcine
ma G. era flaccido e grasso quanto magico e super-umano
quindi non ci metteva niente a salire sopra il palazzo
e da sopra a tutto si metteva a fare aria
e gli aquiloni salivano in cielo, e i bambini erano tutti contenti.

Ma il capitalismo è contro la felicità
un ricco capitalista ordinò che G. venisse ucciso
così venne una squadra di uomini neri
e uno gli diede un calcio da sopra al palazzo
– a G. –
e G. cadde
e visto che G. è magico mentre cadeva oscillava come una foglia o una piuma
e quando si schiantò sull’asfalto
scomparve senza rumore e uno stormo di aquiloni volò in cielo
di tutti i colori gli aquiloni
con meraviglia di tutti
se ne volarono in cielo.

Tutti guardarono il ricco capitalista
lo portarono sul palazzo più alto
e lo gettarono giù.
Il ricco capitalista non era magico
e si schiantò per terra
e per terra rimase solo la merda
che i bambini mentre correvano con l’aquilone ci scivolavano pure
e ogni domenica da allora si inchiavicano nella merda.

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